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Unzione degli infermi (Pietro Antonio Novelli)

Quando si può celebrare l’Unzione degli Infermi?

Il sacramento può essere amministrato non solo a chi è gravemente malato ma anche alle persone anziane che, progressivamente, iniziano a perdere le forze

Nella sua rubrica di liturgia, padre Edward McNamara LC, professore di Liturgia e Decano di Teologia presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma, risponde questa settimana ad una domanda di un lettore australiano.

Nella mia parrocchia e in quelle vicine il primo venerdì di ogni mese viene conferito durante la Messa il sacramento dell’Unzione degli infermi. Vengono unte anche persone di cui so per certo che sono in buona salute e/o non sono in pericolo di vita (per esempio giovani atleti). Mi sembra un abuso del sacramento. La base per questa mia opinione è che una condizione necessaria per ricevere questo sacramento è avere la capacità di riceverlo. Se una persona non è battezzata, manca della capacità di ricevere ogni altro sacramento. Può consumare l’ostia consacrata ma sbaglierà nel ricevere il sacramento dell’Eucarestia: è incapax. Se qualcuno non ha peccato, allora è incapace di ricevere il sacramento della penitenza. Se qualcuno non è seriamente malato o in pericolo di vita (per esempio condannato all’esecuzione), allora non ha la capacità di ricevere il sacramento dell’Unzione degli infermi. Vorrei conoscere il suo parere. — F.M., Gosford, Australia

Sotto le presenti norme il sacramento può venire impartito “al fedele che, raggiunto l’uso di ragione, per malattia o vecchiaia comincia a trovarsi in pericolo” (Codice di Diritto Canonico 1004 §1). Il Catechismo, riassumendo gli effetti di questo sacramento, dice al n° 1532:

“La grazia speciale del sacramento dell’Unzione degli infermi ha come effetti:

– l’unione del malato alla passione di Cristo, per il suo bene e per quello di tutta la Chiesa;

– il conforto, la pace e il coraggio per sopportare cristianamente le sofferenze della malattia o della vecchiaia;

– il perdono dei peccati, se il malato non ha potuto ottenerlo con il sacramento della Penitenza;

– il recupero della salute, se ciò giova alla salvezza spirituale;

– la preparazione al passaggio alla vita eterna”.

Le disposizioni del rito “per l’Unzione e la cura pastorale degli infermi” (UCPI) emanato dalla Santa Sede, chiariscono le condizioni sotto le quali è possibile ricevere il sacramento.

Riguardo al giudizio circa la gravità della malattia, l’UCPI, al n°8 stabilisce che “Per valutare la gravità del male, è sufficiente un giudizio prudente o probabile, senza inutili ansietà; si può eventualmente interpellare un medico”.

Inoltre: “Il sacramento si può ripetere qualora il malato guarisca dalla malattia nella quale ha ricevuto l’Unzione, o se nel corso della medesima malattia subisce un aggravamento”.

Importanti interventi chirurgici costituiscono anche una motivazione sufficiente per ricevere il sacramento, anche qualora la condizione non sia di per sé critica: “Prima di un’operazione chirurgica, si può dare all’infermo la sacra Unzione, quando motivo dell’operazione è un male pericoloso”.

Qui la Chiesa distingue tra la malattia che possa non giustificare di per sé il ricevere del sacramento, e la stessa malattia precedente l’intervento. Nell’ultimo caso l’unzione è giustificata.

In riferimento agli anziani: “Ai vecchi, per l’indebolimento accentuato delle loro forze, si può dare la sacra Unzione, anche se non risultano affetti da alcuna grave malattia”. In questo caso l’unzione può essere ripetuta periodicamente man mano che l’età avanza.

Il sacramento può anche venire amministrato ai bambini malati “purché abbiano raggiunto un uso di ragione sufficiente a far loro sentire il conforto di questo sacramento”.

Si può impartire il sacramento anche a coloro che sono in stato di incoscienza “se c’è motivo di ritenere che nel possesso delle loro facoltà essi stessi, come credenti, avrebbero chiesto l’Unzione, si può senza difficoltà conferir loro il sacramento”. Allo stesso modo, se una persona è apparentemente deceduta il sacerdote è “nel dubbio che il malato sia veramente morto, gli può dare il sacramento sotto condizione”.

Sino a tempi relativamente recenti, la dottrina cattolica non considerava questo sacramento come necessario per le malattie croniche non letali, le malattie mentali e condizioni come la tossicodipendenza e l’alcolismo. Tuttavia, in caso di situazioni a rischio, a conseguenza di condizioni come una overdose, può essere impartito.

La scienza medica, tuttavia, ha scoperto che alcune malattie finora reputate mentali sono in realtà sintomi di squilibri fisici. Per esempio, la demenza associata con il Morbo di Alzheimer è apparentemente mentale, ma è anche una fatale, e ancora incurabile, malattia.

Anche per il caso che una malattia mentale grave non sia causata da fenomeni fisici noti, il n° 53 dell’Introduzione all’UCPI lascia aperta la possibilità di conferire il sacramento. A prova di ciò:

“Alcuni tipi di malattie mentali sono oggi classificati come gravi. Coloro che si ritenga abbiano una grave malattia mentale e che gioverebbero del sacramento possono venire unti. L’unzione può venire ripetuta in accordo con le condizioni per gli altri casi di malattie gravi”.

Per quanto riguarda le malattie mentali, il ministro dovrebbe procedere con cautela. Non c’è una soglia definita per determinare la “gravità”. Per questa ragione, situazioni simili dovrebbero essere valutate di volta in volta con il parere del medico del malato.

È anche importante ricordare che le abituali fonti di grazia per la Chiesa, come il frequente ricorso ai sacramenti della riconciliazione e dell’Eucaristia, la vicinanza alla Madonna, così come la preghiera e la ricerca di guida spirituale, sono di grande beneficio nell’aiutare a superare queste difficoltà, o almeno a sopportare con pazienza le prove a cui ci sottopone il Signore.

Il motivo per cui si conferisce questo sacramento non è la remissione dei peccati (sebbene talvolta possa includerla), bensì di ottenere la forza necessaria sia per sopportare la sofferenza, sia per superare lo sconforto. Come stabilisce il n°52 dell’UCPI: “Coloro che ricevono questo sacramento nella fede della Chiesa vi troveranno un autentico segno di conforto e supporto in nel tempo della prova. Se è volontà di Dio, aiuterà anche a superare la malattia”.

Di conseguenza, nonostante le disposizioni della Chiesa permettano una generosa amministrazione dell’unzione degli infermi, il sacramento è orientato ai malati gravi sia di condizioni fisiche che psichiche. Non andrebbe somministrato generalmente e indiscriminatamente.

Infine, nonostante il nostro lettore menzioni un condannato a morte, una persona in questa situazione normalmente non sarebbe adatta all’unzione degli infermi. Se infatti la morte è imminente, essa non è però dovuta alla malattia. Per tale persona sarebbero invece i sacramenti della riconciliazione e della Comunione i normali mezzi di conforto spirituale in questi momenti.

[Traduzione dall’inglese a cura di Maria Irene De Maeyer]

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I lettori possono inviare domande all’indirizzo liturgia.zenit@zenit.org. Si chiede gentilmente di menzionare la parola “Liturgia” nel campo dell’oggetto. Il testo dovrebbe includere le iniziali, il nome della città e stato, provincia o nazione. Padre McNamara potrà rispondere solo ad una piccola selezione delle numerosissime domande che ci pervengono.

About Edward McNamara

Padre Edward McNamara, L.C., è professore di Teologia e direttore spirituale

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