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Quando dietro la liberazione dall’omofobia si cela l’attacco del gender…

Polemiche a Latina intorno al primo gay pride della città pontina. Di Leo (Dfn): “Dati Osce dimostrano che non c’è allarme omofobia, sono altri gli obiettivi di lobby lgbt e alta finanza”

“Liberiamo Latina”. Questo lo slogan di una manifestazione, un Gay Pride, indetto nella città pontina, prima volta nella storia, per il prossimo 25 giugno. Le associazioni lgbt hanno deciso di indire il corteo in aperto contrasto con il documento fatto sottoscrivere ad alcuni candidati a sindaco dal comitato Difendiamo i Nostri Figli.

Un documento nel quale si impegnano i candidati ad attuare politiche familiari concrete e non si parla di omosessualità, se non nel passaggio in cui si chiede al Comune di Latina di uscire dalla rete del progetto R.E.A.D.Y., che prevede tra l’altro l’avvio di corsi all’interno delle scuole all’insegna del gender.

“Ai giorni d’oggi sembra che far firmare ai candidati sindaco un impegno pubblico per favorire una migliore azione sociale, economica ed educativa verso le famiglie, sia diventata un’azione discriminatoria –ha spiegato Emmanuele di Leo, del direttivo nazionale del comitato Dnf-. Azione talmente pericolosa da far mobilitare tutta la Regione Lazio, con migliaia di persone, a detta degli organizzatori, in una manifestazione pubblica il prossimo 25 giugno a Latina”.

Secondo Di Leo, “le lobby che gestiscono tali operazioni più che a liberare, come indicherebbe lo slogan della manifestazione, sono intente ad occupare. Altro che azione di prevenzione e difesa verso le discriminazioni, questo è proprio un atteggiamento di attacco. Come detto più volte e in più occasioni, per la lotta alla discriminazione siamo tutti d’accordo, purché si parli di questo e non di azioni per affermare ideologie”.

Di Leo cita inoltre dei dati dell’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa), i quali smentiscono la tesi paventata dagli organizzatori di “Liberiamo Latina” secondo cui esisterebbe in Italia una “omofobia dilagante”.

L’Osce ha stilato un documento dal nome Hate Crime Reporting, che misura i cosiddetti crimini per motivi di odio. Il risultato lo spiega Di Leo: “L’Italia ne conta 596 nel 2014 di cui 431 per motivazione razzista o xenofoba, 153 casi per essere appartenenti alla fede cristiana o di altre religioni e solo 27 casi legati all’essere omosessuali”. Il membro del direttivo di Dfn ricorda che “anche Ilga, federazione mondiale nata nel 1978 e formata da 1200 organizzazioni con membri provenienti da 125 Paesi, che si batte per i diritti di lgbt, ultimamente ha presentato il ‘Global Attitudes Survey 2016’, report dal quale si evince che dopo l’Irlanda, l’Italia è il Paese più tollerante e meno discriminatorio nei confronti degli lgbt. Il report è stato realizzato su 53 Stati, misurato attraverso un totale di 96mila interviste di cittadini sui loro sentimenti verso le persone lgbt”.

Di Leo ritiene dunque che dietro la lotta alle discriminazioni si celino altri obiettivi: “Nelle nostre scuole pubbliche, ad esempio, operano organi come l’Unar, che diffonde libretti i quali, dietro l’intento di ‘educare alla diversità’, conduce un’operazione attiva sistematica e aggressiva di vero e proprio indottrinamento al gender”. Lo stesso Di Leo cita poi gli Standard per l’educazione sessuale in Europa, quadro di riferimento per autorità scolastiche, “dove emergono indicazioni per la formazione in materia di sessualità in tutte le fasce d’età, dai 4 ai 15 anni (con insegnamento alla scoperta dei genitali, masturbazione, masturbazione precoce, coming out, aborto…)”.

Il motivo della diffusione di simili ideologie, secondo Di Leo, va ricercato nell’alta finanza. “Il fanatismo economico – dice – aspira a distruggere la famiglia giacché essa, come afferma Aristotele, costituisce la prima forma di comunità ed è la prova che suffraga l’essenza naturale comunitaria dell’uomo. Il capitale vuole vedere ovunque atomi di consumo, annientando ogni forma di comunità solidale estranea al nesso mercantile”.

“Liberiamo Latina” si pone allora come un “cavallo di Troia” nella città pontina per far penetrare ideologie che altrove attecchiscono già da tempo. “Latina – conclude Di Leo – è ancora un territorio libero da ideologie, anche se già alcuni cenni di allarme iniziano a presentarsi. Abbiamo per questo aspetto avuto delle segnalazioni di questionari ideologici sottoposti a studenti di licei del capoluogo, senza la previa approvazione e informazione dei genitori”.

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