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Quale fede per sposarsi in chiesa?

In concomitanza con i lavori del Sinodo straordinario sulla famiglia, esce un volume che mira ad approfondire il tema del sacramento del matrimonio anche smentendo alcuni luoghi comuni

Quale fede per sposarsi in chiesa? Riflessioni teologico-pastorali sul sacramento del matrimonio (Ed. Dehoniane, 2014) è l’ultimo libro in uscita di Nicola Reali, professore di Teologia Pastorale dei sacramenti al Pontifico Istituto Redemptor Hominis della Pontificia Università Lateranense. Il tema del sacramento del matrimonio viene affrontato partendo da due dati macroscopicamente in contraddizione tra loro: da un lato, la coscienza diffusa nella stragrande maggioranza delle persone (cattoliche e non) che per “sposarsi in Chiesa” bisogna credere (e dunque aver fede) in ciò che la comunità dei credenti professa; dall’altro, l’attuale normativa e prassi ecclesiastica canonica che non considerano la fede un elemento indispensabile alla valida celebrazione del matrimonio.

Sembra strano, ma è così: per sposarsi in chiesa, diversamente da quel che quasi tutti (credenti e no) pensano, non è necessario manifestare una qualche fede in quel che la Chiesa professa. Questo è quanto emerge dalla lettura del libro “”, che con un linguaggio semplice e accattivante guida il lettore a cogliere i contorni essenziali di questa posizione ecclesiale che, sicuramente, non può non stupire. Certamente, il libro non ha la forma del pamphlet polemico: non c’è il desiderio di voler a tutti costi épater le bourgeois, semmai è la ricerca seria dei motivi che hanno condotto la Chiesa ad assumere questa posizione, evidenziando contemporaneamente la possibilità e l’opportunità di una revisione di tale normativa da parte del magistero ecclesiale.

La prospettiva dalla quale si pone Reali è, infatti, la semplice constatazione che al giorno d’oggi non possa più essere data per scontata quella seppur minima adesione alla dottrina della Chiesa che, viceversa, per secoli è comunque, in una maniera o l’altra, appartenuta alla coscienza della maggioranza delle persone. In fondo, sottolinea Reali, si tratta di prendere sul serio il fatto che “… oggi – non ieri né domani – la Chiesa, vivendo in questo mondo un’emergenza sul matrimonio e la famiglia, è chiamata a riconoscere la priorità pastorale della sua azione […] lasciando cadere (dove è possibile) ciò che risulta legato a un mondo che non esiste più…”. Per questo è necessario affrontare la questione del matrimonio cristiano riportando al centro l’indole pastorale del Concilio Vaticano II e, dunque, mettendo in rilievo il nesso che lega il matrimonio al rapporto della Chiesa con il mondo di oggi: un mondo caratterizzato da una piega nichilista che chiede un cambiamento del paradigma finora adottato dalla Chiesa.

In questo modo il volume si smarca da tutta quella letteratura (teologica e non), la quale ritiene che il problema pastorale del sacramento matrimonio si riduca alla infinta – per certi versi stucchevole – discussione sull’ammissione dei divorziati risposati all’eucaristia. Tenuto conto che lo stile e i contenuti si ispirano a criteri di chiarezza e cumulatività nell’esposizione, la pubblicazione è accessibile a chiunque abbia il desiderio (o, semplicemente, la curiosità) di approfondire il sacramento del matrimonio cristiano. Ciò non toglie che vescovi, sacerdoti, studenti di teologia e operatori pastorali siano i primi destinatari a cui lo scritto si indirizza.

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Nota bio-bibliografica

Nicola Reali, professore di Teologia Pastorale dei sacramenti al Pontifico Istituto Redemptor Hominis della Pontificia Università Lateranense. Tra le sue pubblicazioni: La ragione e la forma. Il sacramento nella teologia di H. U. von Balthasar, PUL-Mursia, Roma 1999; Fino all’abbandono. L’eucaristia nella fenomenologia di Jean-Luc Marion, Città Nuova, Roma 2001; Scegliere di essere scelti. Riflessioni sul sacramento del matrimonio, Cantagalli, Siena 2008.

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