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Qual è il senso della cena e del pranzo di Natale?

La tradizione di festeggiare il Natale in famiglia intorno a una tavola imbandita è radicata in Italia, sebbene spesso si svuota dei suoi contenuti cristiani

Il Natale, tra tutte le solennità cristiane, è la festa per eccellenza della famiglia, che si riunisce intorno all’altare della tavola per celebrare la Natività di Gesù. Trascorrere il Natale insieme ancora oggi è una tradizione radicata nel nostro Paese, anche se spesso appare svuotata dei suoi contenuti cristiani.

Partecipare alla cena della Vigilia o al pranzo di Natale è diventato, troppe volte, una semplice occasione di incontro, nel quale si ha la possibilità di vedere parenti o amici che vivono lontano. Il valore antropologico cristiano del Natale è più importante dell’aspetto esteriore, che si manifesta attraverso lo sfoggio di una bella tavola imbandita e attraverso la preparazione di piatti tipici dalla tradizione culinaria. Il Natale corre il serio rischio di diventare, per molte famiglie, principalmente un’occasione per il culto dell’estetica e della buona tavola.

In realtà il pranzo del Natale contiene un significato molto più profondo. In quella povera grotta di Betlemme difficilmente saranno state presenti pietanze sofisticate e preziose decorazioni. La semplicità, l’essenzialità e la sobrietà sono stati il vero addobbo natalizio per la Sacra Famiglia. La cena della Vigilia di Natale è un simbolo di attesa e di armonia familiare, mentre il pranzo di Natale è un segno di ringraziamento e di comunione. Questo è il vero senso di questi banchetti natalizi.

La cena della Vigilia esprime quel senso di speranza per la venuta di Gesù nella storia della propria famiglia: le tensioni tra moglie e marito, le disobbedienze dei figli, la precarietà del lavoro, gli acciacchi di salute, la difficoltà ad arrivare alla fine del mese, sono il contesto esistenziale nel quale si attende la venuta di Gesù,

La cena della Vigilia si può trasformare in una celebrazione, se durante il pasto si fa riferimento alle varie difficoltà e problemi, e se non si evitano questi discorsi con il timore di intristire i presenti. Del resto Maria e Giuseppe saranno stati piena di gioia per la imminente nascita di Gesù, ma i loro dialoghi avranno certamente riguardato tutte le problematiche della mancanza dell’alloggio e della precarietà  che stavano affrontando. Il loro constatare la situazione di precarietà non ha creato in loro un senso di tristezza, ma di grande fiducia e speranza in quel Dio che avrebbe provveduto alla loro storia.

Al contrario, il mondo di oggi nasconde i problemi, presentandoli quasi come situazioni vergognose che è meglio tacere. La cena della Vigilia racchiude l’attesa e l’armonia familiare solo quando si ha la possibilità di parlare tranquillamente del proprio stato d’animo, e nello  stesso tempo si ha il coraggio e la forza di esternare le amarezze del proprio cuore. Tutto questo agli occhi del Signore diventa la recitazione della preghiera del cuore rivolta al Dio bambino che viene a vivere nella propria storia.

Il pranzo del Natale, rispetto alla cena della Vigilia, è caratterizzato dal ringraziamento per la nascita del Salvatore. Anche qui possiamo fare considerazioni analoghe fatte per la cena della Vigilia. Quante volte nel pranzo di Natale abbiamo ascoltato dialoghi familiari che esprimevano un profondo senso di gratitudine verso Dio per tutti i doni ricevuti?

E quando si parla di doni non si intendono quelli che vengono scambiati sotto l’albero di Natale. I doni sono tutte le grazie di Dio che abbiamo ricevuto nella nostra vita: una riconciliazione con un figlio, una riappacificazione con un genitore, un chiarimento con un parente, il perdono inaspetatto ricevuto da un amico, sono tutte grazie che permettono di stare con serenità intorno alla tavola natalizia e di godere delle relazioni che edificano il cuore di ogni uomo.

La comunione del Natale può avvenire solo se durante l’Avvento ci siamo preparati a raddrizzare quelle vie storte del nostro egoismo, della nostra superbia e della nostra indifferenza. È così che si può brindare al Natale con quel vino della gioia, che scaturisce sia dal desiderio di accogliere il bambino divino che viene tra noi, sia dal vedere incarnata quell’allegria di vivere con serenità e libertà i rapporti familiari, che sono il fondamento da cui dipenderanno i legami con tutte le persone che incontreremo nella nostra esistenza.

Vivendo l’autentico spirito del Natale, gli scambi di auguri non sono un segno di fredda formalità e di buon auspicio, ma rappresentano una profezia di pace di Colui che viene nel mondo per vincere la guerra, la violenza, i litigi e le incomprensioni. Quanto abbiamo bisogno di pace, non solo per i conflitti presenti in tante nazioni del mondo, ma soprattutto per testimoniare e comunicare quella pace di cui tutte le famiglie del mondo hanno tanto bisogno. 

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