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Proteggere i bambini in un mondo consumistico

Un nuovo rapporto raccomanda cambiamenti nei media e nella vendita al dettaglio

di padre John Flynn, LC

ROMA, domenica, 19 giugno 2011 (ZENIT.org).- La commercializzazione e la sessualizzazione dei bambini ha raggiunto livelli tali da richiedere misure specifiche di tutela.

È questa la conclusione di un rapporto pubblicato il 6 giugno in Inghilterra. Reg Bailey, il primo direttore maschile di Mothers’ Union, è stato incaricato dal Dipartimento per l’istruzione di svolgere uno studio indipendente sulle pressioni che subiscono i bambini e sulle possibili raccomandazioni da fare.

Ha svolto ricerche approfondite sul tema e ha intervistato un gran numero di genitori, raccogliendo anche i contributi di 120 società e organizzazioni.

Presentando le sue conclusioni, Bailey ha osservato: “Voglio rimettere il potere nelle mani dei genitori, perché possano gestire meglio le pressioni che subiscono i loro figli e crescerli più agevolmente nel modo in cui desiderano”.

Il rapporto, dal titolo “Letting Children Be Children: the Report of an Independent Review of the Commercialization and Sexualization of Childhood”, identifica quattro temi di particolare preoccupazione per i genitori e la società in generale.

Il primo tema viene definito il “wallpaper” (lo sfondo) della vita dei figli, intendendo con ciò la cultura sempre più sessuale in cui essi vivono. Molti genitori hanno espresso la sensazione che questa cultura sia spesso inappropriata per i propri figli.

Il secondo tema riguarda l’abbigliamento, i prodotti e i servizi per i bambini. Il rapporto riconosce che tali questioni sono spesso presentate in modo piuttosto ambiguo.

Il terzo tema si incentra sui bambini come consumatori. Da questo punto di vista subiscono pressioni da diverse fonti, che li spingono a comportarsi come consumatori. Sebbene lo scopo non sia quello di escluderli dal mondo commerciale, il rapporto osserva che i genitori lamentano che molte aziende si spingono troppo oltre nella loro pubblicità.

Il quarto tema è quello del dare voce ai genitori. Talvolta questi non hanno il coraggio di far sentire la propria opinione sui temi trattati dal rapporto, e altre volte sentono che le aziende non prendono in considerazione le loro preoccupazioni.

La risposta

Cercando di determinare il modo migliore per reagire a questi problemi, il rapporto osserva che vi sono due approcci molto diversi che possono essere adottati.

Il primo tende a mantenere i figli nella completa innocenza fino a che raggiungono l’età adulta, isolandoli dalle influenze negative o eliminando del tutto le pressioni su di loro.

La seconda reazione è quella di accettare il mondo per quello che è e concentrarsi nell’aiutare i figli ad affrontarlo.

Il rapporto conclude che nessuno dei due approcci è realistico, mentre è preferibile adottare una combinazione di entrambi. Questo significa adoperarsi per limitare la tendenza alla crescente commercializzazione e sessualizzazione, e al contempo aiutare i bambini a comprendere e gestire i potenziali pericoli a cui sono esposti.

Il rapporto afferma inoltre che la prima responsabilità è quella dei genitori: “A nostro avviso, perché i bambini possano fare i bambini è necessario che i genitori facciano i genitori”. Allo stesso tempo, le aziende e i media devono tenere in maggiore considerazione la famiglia.

Sembra infatti – osserva il rapporto – che alcuni settori del mondo imprenditoriale e dei media abbiano perso il contatto con i genitori. “Si percepisce fortemente che i media talvolta lavorano attivamente contro i genitori”, afferma il rapporto.

Un esempio di questo è la preoccupazione espressa dai genitori che i programmi televisivi che la gente tradizionalmente considera come adatti all’intera famiglia, come i talent show e le soap opera, veicolino ormai contenuti sempre più sessualizzati.

L’allargamento dei confini è un problema ancor più sentito in alcuni settori dei nuovi media, caratterizzati da una scarsa regolamentazione, osserva il rapporto. Su Internet, cellulari e pay-tv è facile accedere a contenuti per adulti.

Tra le principali raccomandazioni del rapporto figurano le seguenti:

— Stabilire dei limiti di età per alcuni video musicali, per evitare che i bambini possano acquistare video con contenuti esplicitamente sessuali e per consentire a chi li emette di stabilire quando trasmetterli. La questione dei video musicali è stata sottolineata nei contributi presentati per lo studio, durante la preparazione del rapporto, ma anche nei precedenti rapporti riguardanti i media. Le preoccupazioni si incentrano sulla natura sessuale e violenta dei testi delle canzoni e delle coreografie di ballo altamente sessualizzate e tendenti all’esplicito.

— Coprire immagini sessualizzate sulle copertine delle riviste e dei giornali, per evitare che siano facilmente visibili ai bambini. Riviste e giornali con immagini esplicitamente sessuali sulle loro copertine dovrebbero essere dotati di appropriati rivestimenti e tutte le rivendite dovrebbero essere fortemente incoraggiate ad adottare adeguate vetrine per le pubblicazioni in vendita.

— Agli acquirenti di computer e smartphone dovrebbe essere richiesto di scegliere se desiderano ricevere o meno contenuti per adulti da Internet. Questo aiuterebbe i genitori a proteggere i propri figli.

— I rivenditori di abbigliamento dovrebbero offrire capi appropriati all’età dei clienti e aderire a una disciplina riguardo al design, alla vendita e alla pubblicizzazione di vestiti, prodotti e servizi per bambini.

— Per le pubblicità all’aperto dovrebbero essere vietate immagini sessualizzate, visibili da un gran numero di bambini, per esempio vicino alle scuole, agli asili o ai parchi giochi. Per stabilire la collocazione dei cartelloni pubblicitari con immagini sessualizzate bisognerebbe applicare le stesse restrizioni vigenti per la pubblicità di prodotti alcolici.

— Tenere in maggiore considerazione il punto di vista dei genitori, rispetto a quello del pubblico generale, nel regolamentare le trasmissioni televisive diurne. Attualmente l’orario limite è fissato alle 21: prima di quell’ora non possono essere trasmessi programmi per adulti. L’orario è stato introdotto a tutela dei minori, quindi la programmazione diurna dovrebbe essere sviluppata e regolamentata dando maggior peso alla vita e all’opinione dei genitori, anziché a quella dell’audience complessiva.

— Indicare ai genitori un sito Internet unico, per agevolare la presentazione di lamentele su programmi, pubblicità, prodotti o servizi.

— Vietare l’impiego di bambini minori di 16 anni come testimonial di determinate marche e nel marketing peer-to-peer, e rafforzare la consapevolezza dei genitori sulle tecniche pubblicitarie e di marketing indirizzate ai bambini.

Reazioni

Le reazioni al rapporto sono state sostanzialmente positive. Il Primo Ministro David Cameron si è espresso in favore di un sito Internet in cui i genitori possano segnalare i problemi, ha riferito la BBC il 6 giugno.

Cameron ha anche avallato la raccomandazione su come facilitare il blocco dei contenuti pornografici su Internet e sui cellulari.

Ha inoltre annunciato la convocazione per ottobre di un vertice sui progressi compiuti nelle questioni sollevate dal rapporto. Inviterà a partecipare all’incontro i distributori, i pubblicitari e i rappresentanti delle diverse emittenti dei media.

Sulle proteste relative all’inappropriatezza dell’abbigliamento per bambini, il British Retail Consortium ha annunciato l’emanazione di linee guida più severe, secondo quanto riferito dalla BBC.

La responsabile per i rapporti istituzionali del consorzio, Jane Bevis, ha detto che le linee guida rassicurano i genitori del fatto che le aziende tengono conto delle preoccupazioni per ciò che i bambini indossano. Per ora, nove catene di distribuzione hanno annunciato di voler adottare queste linee guida.

Non tutti si sono detti convinti che il rapporto sia stato esaustivo. L’organizzazione per cui lavora Bailey, la Mothers’ Union, si è infatti espressa in senso critico, secondo quanto riferito dal quotidiano Telegraph del 6 giugno.

“Non possiamo essere d’accordo con lo studio quando afferma che un approccio puramente volontario è quello più efficace e che un’ulteriore regolamentazione ridurrebbe necessariamente il raggio d’azione dei genitori”, ha affermato Rosemary Kempsell, presidente dell’organizzazione.

Il Governo dovrebbe intervenire in modo più incisivo, ha detto, e non bisognerebbe aver paura di fronteggiare l’industria quando si tratta della salute dei propri figli.

Il tempo dirà se l’adesione facoltativa a un regime più severo, insieme alle continue pressioni della gente, sarà sufficiente a contenere i problemi evidenziati dal rapporto.

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