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Proposta dei Vescovi indiani per la legge contro la violenza religiosa

Lo Stato compensi le vittime, il Governo centrale possa intervenire

NUOVA DELHI, mercoledì, 23 settembre 2009 (ZENIT.org).- La Chiesa sta partecipando al processo di elaborazione di una legge che prevenga e combatta la violenza interreligiosa in India e si sforza perché sia realmente efficace.

I Vescovi la considerano un passo importante per prevenire casi di violenza come quelli avvenuti lo scorso anno nello Stato dell’Orissa, un elemento per dissuadere i fondamentalisti.

Ad ogni modo, chiedono una legge che abbia più forza del progetto iniziale e includa misure retroattive per punire i crimini già commessi.

La Conferenza Episcopale Indiana ha avviato una serie di riunioni con varie comunità cristiane e con rappresentanti di altre minoranze religiose del Paese, come musulmani e sikh.

I Vescovi suggeriscono che sia lo Stato, anziché gli autori del crimine, a compensare le vittime della violenza.

Allo stesso modo, chiedono che il Governo centrale possa intervenire nei casi in cui gli Stati non riescano a fermare la violenza, proponendo inoltre la creazione di tribunali speciali che giudichino i casi di violenza per motivi religiosi e una maggiore responsabilità legale per i funzionari che non prevengono la violenza.

L’episcopato prevede di concludere le sue consultazioni e i dibattiti sulla legge nell’ultima settimana di ottobre, e di presentare per allora un memorandum al Ministero della Giustizia.

Questa settimana, una commissione parlamentare sta esaminando la cosiddetta Legge dell’armonia comunitaria. Al termine, presenterà il disegno di legge al Parlamento per la sua approvazione.

Tra le misure proposte dal Ministero dell’Interno c’è l’obbligo che i Governi dei 28 Stati della Federazione Indiana inviino ogni quattro mesi un rapporto al Governo centrale di Nuova Delhi sulle misure per prevenire la violenza contro le minoranze religiose.

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