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“Profondo sconcerto” dell’Ordinario Militare sulla vicenda dei marò

Mons. Marcianò esprime appoggio morale a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, ai quali le autorità indiane hanno negato rispettivamente la possibilità di curarsi in Italia e il rimpatrio durante le feste

Sulla vicenda di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone è intervenuto l’Ordinario Militare per l’Italia, monsignor Santo Marcianò, invocando giustizia ed umanità per i due marò, prigionieri in India da quasi tre anni.

Ricordando il proprio “legame personale” con Latorre e Girone, in un comunicato, il presule ha espresso apprezzamento per le loro doti di “equilibrio e forza”, oltre alla “indiscutibile correttezza e senso delle istituzioni, dimostrati in modo particolare nel tempo di questa lunga vicenda che li vede protagonisti”.

Secondo monsignor Marcianò, “il desiderio di Salvatore Girone di trascorrere un tempo in Italia per condividere il Natale in famiglia e il bisogno di Massimiliano di continuare urgenti e indispensabili cure mediche, sono richieste che non negano in alcun modo le legittime esigenze della giustizia ma rimandano al più elementare senso di umanità che dovrebbe caratterizzare ed unire le diverse culture”.

L’Ordinario Militare ha manifestato quindi il proprio “profondo sconcerto” per la scelta dell’autorità giudiziaria indiana di negare a Latorre il prolungamento del suo soggiorno in Italia per motivi di salute e a Girone la possibilità di rimpatriare durante le festività natalizie.

Al tempo stesso, Marcianò ripone “grande fiducia e stima nell’opera del Governo Italiano che è impegnato da tempo nella ricerca di una soluzione a questo difficile caso e che, anche in queste ultime ore, sta mettendo in opera tutti i mezzi possibili per risolverlo”.

A Latorre a Girone, l’Ordinario Militare ha fatto giungere “la profonda vicinanza e la fiduciosa preghiera al Signore Gesù”.

“Il Signore, che nel mistero del Suo Natale si mostra quale liberatore dell’uomo, doni loro di perseverare nella Speranza che viene da Lui e tocchi nel profondo i cuori dei responsabili della giustizia indiana affinché siano illuminati nel prendere decisioni rispettose della giustizia, aderenti alla verità, cariche di umanità”, ha poi concluso il presule.

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