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Holy Child Jesus

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“Prendimi in braccio, sono nato per te!”

L'esperienza del Verbo che si fa carne pervade la nostra vita

“Prof, io odio il Natale. Tutta questa melassa di buoni sentimenti… che schifo di ipocrisia!”. Così mi dice Melissa, ragazza sveglia quanto allergica a tutto ciò che è solo apparenza. “Professoressa, ma come si fa a vivere il Natale, andando davvero al suo significato?”, domanda Emanuele, il mio studente profondamente riflessivo e sempre alla ricerca del “perché” di ogni cosa. “Ma perché… voi cristiani credete che Gesù sia Dio?”, interviene esterrefatta Jasmine, la mia bellissima alunna mussulmana, incredula di fronte al fatto che qualcuno possa pensare che Dio diventi un neonato.

Ed è sulla terza esclamazione che mi sono soffermata tutta la giornata. Perché penso che, risolta l’ultima domanda, si risolverebbero anche le prime due. I due occhioni spalancati di Jasmine, li avrei voluti fotografare. Avrei voluto registrare il tono sbalordito della sua voce ed il suo sguardo incredulo alla risposta della classe: “Ma certo!!!”. Ed ho pensato che finché rispondiamo “Ma certo!”, come se fosse la cosa più normale di questo mondo, non riusciamo più a spalancare gli occhi come Jasmine. Ma come si fa a stupirsi ancora?

Solo un Natale Dio mi ha fatto il regalo di sperimentare l’Incontro con Lui. Avevo circa trent’anni e da lì a pochi mesi avrei dovuto iniziare ad affrontare una serie allucinante di problemi. Come un effetto domino, tutto iniziò con la caduta della prima pedina: l’aneurisma cerebrale di mio marito. Poi, dopo quella, altre pedine sono cadute: un intervento chirurgico difficilissimo a causa dell’emorragia cerebrale in corso… un secondo intervento di emergenza … problemi economici che ci avrebbero messo in ginocchio…ma quel Natale ancora non sapevo tutto questo.

A distanza di anni, intuisco che Dio doveva farmi sentire forte che Lui c’era. Sapeva che, nella mia paura futura, avrei dubitato fortemente della sua Presenza e se Lui non mi avesse donato un surplus di Presenza Divina nel mio cuore, non ce l’avrei fatta. Sono debole.

Quel Natale andai a Messa come sempre. Mi misi seduta nel banco come sempre. Iniziò la celebrazione come sempre. Ma tutto cambiò alla lettura del Vangelo. “In principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio…Ogni cosa è stata fatta per mezzo di Lei; e senza di Lei neppure una delle cose fatte è stata fatta…”.

Una commozione struggente invase il mio spirito e le lacrime scendevano senza possibilità di fermarsi. E mentre, a testa china, imbarazzata, cercavo di non far vedere quel pianto alle persone sedute accanto a me, una cascata di tenerezza invase il mio essere. Mente, corpo, spirito: tutto era unito in nome della Tenerezza Infinita. Nessuna parte di me ne era esclusa.

La lettura del Vangelo andava avanti, ma io non la sentivo più solo con le orecchie; le sentivo col cuore. “In lei era la vita, e la vita era la luce degli uomini…La vera luce che illumina ogni uomo stava venendo nel mondo…”. Ogni Parola era viva! Entrava in me e mi cambiava, trascinandomi nella meraviglia di Dio che guardava suo Figlio arrivato sulla terra.

“E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi…”. Quel bambino vagiva con flebile voce come fanno i neonati appena giunti sulla terra. Gli occhi socchiusi, le minuscole mani serrate a pugno. Per un attimo spalancava gli occhi come per essere rassicurato, poi ripiombava nel sonno.

“Nessuno ha mai visto Dio; l’unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è quello che l’ha fatto conoscere”. Vedevo…immaginavo…sentivo…non so…so solo che le lacrime mi scendevano da sole perché era troppo grande l’emozione per quel Dio Onnipotente diventato un Bambino Impotente. Poi…poi non mi capitò mai più. Mai più. Ancora oggi darei chissà cosa per poterla rivivere: ma niente! So solo che da quel momento aprii le porte della mia anima a Dio e lui entrò, non lasciandomi mai sola nei mesi seguenti (una serie di coincidenze mi afferrarono per la mano e mi tennero a galla, nonostante il mare in tempesta).

Quando la mia alunna musulmana ha spalancato gli occhi dicendomi: “Ma sul serio voi credete che Gesù sia Dio???”, sono tornata indietro a quel Natale. A quella forte esperienza a cui mi sono aggrappata quando il buio della disperazione stava per vincermi e la voglia di lasciarmi andare era lì lì per avverarsi.

Dio sa quel che fa, sempre. Per cercare di riassaporare un po’ il momento della nascita di Gesù, tante volte sono andata a rileggermi le rivelazioni private delle grandi mistiche. Chissà che non possa essere di aiuto a tutti noi, la lettura seguente, per guardare quel bambino e sentire il suo desiderio profondo dirci: “Prendimi in braccio: sono nato per te!”.

Le Rivelazioni del Santo Natale da Gesù a Santa Matilde.

“…Matilde vedeva sé stessa come seduta vicino alla Beata Vergine e desiderava ardentemente di baciare lei pure l’amabile Infante; perciò la Vergine Madre dopo averlo ancora baciato e stretto sul proprio cuore con dolcissime parole, lo diede parimenti ai baci ed agli abbracci di quell’anima, la quale in un trasporto di amore se lo prese fra le braccia e amorosamente se lo strinse al cuore salutandolo con queste ardenti parole che non aveva mai pensate prima: ‘Vi saluto, o dolcissima sostanza del Cuore del Padre vostro, alimento e forza della mesta e languida anima mia. Vi offro in lode e gloria eterna tutto il midollo del mio cuore e dell’essere mio’.

… le parve che Dio Padre le dicesse: “Va dalla Vergine Madre di mio Figlio; pregala di darti il Figlio suo con tutto quel gaudio che essa risentì quando lo generò, ed anche tutti i beni che questo Figlio unigenito da me ricevette per la salvezza della Madre sua e del mondo intero”.

(“Rivelazioni di s. Matilde” con prefazione di s.e. il card. Schuster, arcivescovo di Milano)

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