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Preghiera con Religiose Vita Contemplativa - Foto @Vatican Media

Preghiera dell’Ora Media con le Religiose di vita contemplativa al Santuario del “Señor de los Milagros” di Lima

Viaggio Apostolico del Santo Padre Francesco in Cile e Perù (15 – 22 gennaio 2018)

Questa mattina, dopo essersi congedato dalla Nunziatura Apostolica, il Santo Padre Francesco si trasferisce in auto al Santuario del Señor de los Milagros di Lima dove, alle ore 9.15 locali (15.15 ora di Roma), guida la preghiera dell’Ora Media con circa 500 Religiose peruviane di vita contemplativa. Al Suo arrivo, il Papa è accolto all’ingresso principale dal Cappellano della Confraternita del Señor de los Milagros. Quindi percorre la navata centrale fino alla Venerata Immagine davanti alla quale si sofferma in preghiera silenziosa. Dopo l’indirizzo di saluto della Madre Superiora delle Carmelitane Scalze del Santuario e la preghiera dell’Ora Media, il Papa pronuncia l’omelia. Al termine, il Santo Padre saluta individualmente alcune Madri Priore o Abbadesse e, dopo aver effettuato un giro in papamobile tra i fedeli, si reca in Cattedrale.

Pubblichiamo di seguito l’omelia che il Papa pronuncia durante la preghiera dell’Ora Media:

Care sorelle dei diversi monasteri di vita contemplativa, che bello trovarci qui, in questo Santuario del Signore dei Miracoli, tanto frequentato dai peruviani, per chiedergli la sua grazia e perché ci mostri la sua vicinanza e la sua misericordia! Egli, che è il «faro che guida, che ci illumina con il suo amore divino». Vedendovi qui, ho l’impressione che abbiate approfittato della mia visita per fare una passeggiata! Grazie, Madre Soledad, per le Sue parole di benvenuto, e a tutte voi che «dal silenzio del chiostro camminate sempre al mio fianco». Ascoltiamo le parole di San Paolo, ricordandoci che abbiamo ricevuto lo spirito filiale che ci rende figli di Dio (cfr Rm 8,15-16). Queste poche parole condensano la ricchezza di ogni vocazione cristiana: la gioia di saperci figli. Questa è l’esperienza che sostiene la nostra vita, la quale vuol’essere sempre una risposta grata a quell’amore. Com’è importante rinnovare giorno per giorno questa gioia! Una via privilegiata che voi avete per rinnovare questa certezza è la vita di preghiera, comunitaria e personale. Essa è il nucleo della vostra vita contemplativa ed è il modo di coltivare l’esperienza di amore che sorregge la nostra fede, e come ben ci diceva la Madre Soledad, si tratta di una preghiera che è sempre missionaria. La preghiera missionaria è quella che ottiene di unirsi ai fratelli nelle varie circostanze in cui questi si trovano e pregare perché non manchino loro l’amore e la speranza. Così diceva Santa Teresa di Gesù Bambino: «Capii che solo l’amore spinge all’azione le membra della Chiesa e che, spento questo amore, gli apostoli non avrebbero più annunziato il Vangelo, i martiri non avrebbero più versato il loro sangue. Compresi e conobbi che l’amore abbraccia in sé tutte le vocazioni, che l’amore è tutto, che si estende a tutti i tempi e a tutti i luoghi, in una parola, che l’amore è eterno. […] Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l’amore».[1] Essere l’amore! È saper stare accanto alla sofferenza di tanti fratelli e dire con il salmista: «Nel pericolo ho gridato al Signore: mi ha risposto, il Signore, e mi ha tratto in salvo» (Sal 117,5). Così la vostra vita nella clausura riesce ad avere una portata missionaria e universale e «un ruolo fondamentale nella vita della Chiesa. Pregate e intercedete per tanti fratelli e sorelle che sono carcerati, migranti, rifugiati e perseguitati, per tante famiglie ferite, per le persone senza lavoro, per i poveri, per i malati, per le vittime delle dipendenze, per citare alcune situazioni che sono ogni giorno più urgenti. Voi siete come quelle persone che portarono un paralitico davanti al Signore, perché lo guarisse (cfr Mc 2,1-12). Attraverso la preghiera voi, giorno e notte, avvicinate al Signore la vita di tanti fratelli e sorelle che per diverse situazioni non possono raggiungerlo per fare esperienza della sua misericordia risanatrice, mentre Lui li attende per fare loro grazia. Con la vostra preghiera potete guarire le piaghe di tanti fratelli».[2] Proprio per questo possiamo affermare che la vita di clausura non imprigiona né restringe il cuore, ma piuttosto lo allarga grazie alla relazione con il Signore e lo rende capace di sentire in modo nuovo il dolore, la sofferenza, la frustrazione, la sventura di tanti fratelli che sono vittime di questa “cultura dello scarto” del nostro tempo. Che l’intercessione per i bisognosi sia la caratteristica della vostra preghiera. E quando è possibile aiutateli, non solo con la preghiera, ma anche con il servizio concreto. La preghiera di supplica che si fa nei vostri monasteri, sintonizza con il Cuore di Gesù che implora il Padre perché tutti siamo uno, così il mondo crederà (cfr Gv 17,21). Quanto abbiamo bisogno dell’unità nella Chiesa! Oggi e sempre! Uniti nella fede. Uniti dalla speranza. Uniti dalla carità. In quell’unità che promana dalla comunione con Cristo che ci unisce al Padre nello Spirito e, nell’Eucaristia, ci unisce gli uni agli altri in questo grande mistero che è la Chiesa. Vi chiedo, per favore, di pregare molto per l’unità di questa amata Chiesa peruviana. Impegnatevi nella vita fraterna, facendo in modo che ogni monastero sia un faro che possa fare luce in mezzo alla disunione e alla divisione. Aiutate a profetizzare che questo è possibile. Che chiunque si avvicini a voi possa pregustare la beatitudine della carità fraterna, così propria della vita consacrata e tanto necessaria nel mondo di oggi e nelle nostre comunità. Quando si vive la vocazione nella fedeltà, la vita si fa annuncio dell’amore di Dio. Vi chiedo di non cessare di dare questa testimonianza. In questa Chiesa delle Nazarene Carmelitane Scalze mi permetto di ricordare le parole della Maestra delle persone spirituali, santa Teresa di Gesù: «Se perdete la guida, che è il buon Gesù, non troverete la via […] Perché il Signore stesso dice di essere la via; il Signore dice anche di essere la luce, e che nessuno può andare al Padre se non per mezzo di Lui».[3] Care sorelle, la Chiesa ha bisogno di voi. Siate fari con la vostra vita fedele e mostrate Colui che è via, verità e vita, l’unico Signore che offre pienezza alla nostra esistenza e dà la vita in abbondanza.[4] Pregate per la Chiesa, per i pastori, per i consacrati, per le famiglie, per quelli che soffrono, per quelli che fanno il male, per quelli che sfruttano i loro fratelli. E non dimenticatevi, per favore, di pregare per me.

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[1] Lettera a Suor Maria del Sacro Cuore (8 settembre 1896): Manoscritti autobiografici, Ms B, [3v.]. [2] Cost. ap. Vultum Dei quaerere, 16. [3] Il castello interiore, VI, cap. 7, n. 6. [4] Cfr Cost. ap. Vultum Dei quaerere, 6.

© Copyright – Libreria Editrice Vaticana

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