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Santa Messa al Phoenix Park di Dublino - Foto © Vatican Media

“Possiate condividere il Vangelo della famiglia come gioia per il mondo!”

Santa Messa al Phoenix Park di Dublino – Viaggio Apostolico di Sua Santità Francesco in Irlanda in occasione dell’Incontro Mondiale delle Famiglie a Dublino (25-26 agosto 2018)

Questo pomeriggio, alle ore 14.30 locali (15.30 ora di Roma), il Santo Padre Francesco è arrivato al Phoenix Park di Dublino per celebrare la Santa Messa conclusiva del IX Incontro Mondiale delle Famiglie. Al Suo arrivo, il Papa è stato accolto dall’Arcivescovo di Dublino e Primate d’Irlanda, S.E. Mons. Diarmuid Martin, che lo ha accompagnato sulla papamobile per compiere il giro tra i fedeli. Dopo l’indirizzo di saluto dell’Arcivescovo di Dublino, il Papa ha fatto un Atto penitenziale. Subito dopo ha avuto inizio la Santa Messa nella XXI Domenica del tempo ordinario e dopo la proclamazione del Vangelo, il Santo Padre ha pronunciato l’omelia.
Prima della benedizione finale, l’Em.mo Card. Kevin Joseph Farrell, Prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, nel suo saluto a conclusione dell’Incontro, ha annunciato la decisione del Santo Padre di tenere il X Incontro Mondiale delle Famiglie a Roma nel 2021, nel V anniversario dell’Esortazione Apostolica Amoris Laetitia.
Infine il Papa ha rivolto a tutti i fedeli presenti il Suo Messaggio di ringraziamento e impartito la benedizione finale. Al termine della Celebrazione Eucaristica, il Santo Padre è rientrato in Sagrestia, dove ha saluto dieci persone del Comitato organizzativo. Subito dopo si è trasferito al Convento delle Suore Domenicane per l’Incontro con i Vescovi.

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Pubblichiamo di seguito l’omelia del Santo Padre e il Messaggio di ringraziamento che il Papa ha rivolto ai presenti al termine della Messa:

Omelia del Santo Padre

«Tu hai parole di vita eterna!» (Gv 6,68). A conclusione di questo Incontro Mondiale delle Famiglie, ci riuniamo come famiglia attorno alla mensa del Signore. Ringraziamo il Signore per le tante benedizioni ricevute nelle nostre famiglie. Vogliamo impegnarci a vivere pienamente la nostra vocazione per essere, secondo le toccanti parole di Santa Teresa di Gesù Bambino, “l’amore nel cuore della Chiesa”.

In questo prezioso momento di comunione gli uni con gli altri e con il Signore, è bene fare una sosta e considerare la fonte di tutte le cose buone che abbiamo ricevuto. Gesù rivela l’origine di queste benedizioni nel Vangelo di oggi, quando parla ai suoi discepoli. Molti di loro erano sconvolti, confusi e anche arrabbiati, dibattuti se accettare le sue “parole dure”, così contrarie alla sapienza di questo mondo. In risposta, il Signore dice loro direttamente: «Le parole che vi ho detto sono spirito e vita» (Gv 6,63). Queste parole, con la loro promessa del dono dello Spirito Santo, sono traboccanti di vita per noi che le accogliamo nella fede. Esse indicano la fonte ultima di tutto il bene che abbiamo sperimentato e celebrato qui in questi giorni: lo Spirito di Dio, che costantemente soffia nuova vita sul mondo, nei cuori, nelle famiglie, nelle case e nelle parrocchie. Ogni nuovo giorno nella vita delle nostre famiglie, e ogni nuova generazione, porta con sé la promessa di una nuova Pentecoste, una Pentecoste domestica, una nuova effusione dello Spirito, il Paraclito, che Gesù ci manda come nostro Avvocato, nostro Consolatore e Colui che veramente ci dà coraggio. Quanto ha bisogno il mondo di questo incoraggiamento che è dono e promessa di Dio!

Come uno dei frutti di questa celebrazione della vita familiare, possiate tornare alle vostre case e diventare fonte di incoraggiamento per gli altri, per condividere con loro “le parole di vita eterna” di Gesù. Le vostre famiglie infatti sono sia un luogo privilegiato sia un importante mezzo per diffondere quelle parole come “buone notizie” per ciascuno, specialmente per quelli che desiderano lasciare il deserto e la “casa di schiavitù” (cfr Gs 24,17) per andare verso la terra promessa della speranza e della libertà. Nella seconda lettura odierna, San Paolo ci dice che il matrimonio è una partecipazione al mistero della perenne fedeltà di Cristo alla sua sposa, la Chiesa (cfr Ef 5,32). Tuttavia questo insegnamento, seppure magnifico, può apparire a qualcuno come una “parola dura”. Perché vivere nell’amore, come Cristo ci ha amato (cfr Ef 5,2), comporta l’imitazione del suo stesso sacrificio di sé, comporta morire a noi stessi per rinascere a un amore più grande e più duraturo. Quell’amore che solo può salvare il mondo dalla schiavitù del peccato, dall’egoismo, dall’avidità e dall’indifferenza verso i bisogni dei meno fortunati.

Questo è l’amore che abbiamo conosciuto in Gesù Cristo. Esso si è incarnato nel nostro mondo mediante una famiglia, e mediante la testimonianza delle famiglie cristiane in ogni generazione ha il potere di infrangere ogni barriera per riconciliare il mondo con Dio e fare di noi ciò che da sempre siamo destinati a essere: un’unica famiglia umana che vive insieme nella giustizia, nella santità, nella pace. Il compito di dare testimonianza a questa Buona Notizia non è facile. Tuttavia, le sfide che i cristiani oggi hanno di fronte sono, a loro modo, non meno difficili di quelle che dovettero affrontare i primi missionari irlandesi.

Penso a San Colombano, che col suo piccolo gruppo di compagni portò la luce del Vangelo nelle terre europee in un’epoca di oscurità e di decadenza culturale. Il loro straordinario successo missionario non era basato su metodi tattici o piani strategici, no, ma su una umile e liberante docilità ai suggerimenti dello Spirito Santo. Fu la loro quotidiana testimonianza di fedeltà a Cristo e tra di loro che conquistò i cuori che desideravano ardentemente una parola di grazia e che contribuì a far nascere la cultura europea. Tale testimonianza rimane una perenne fonte di rinnovamento spirituale e missionario per il popolo santo e fedele di Dio. Naturalmente, ci saranno sempre persone che si opporranno alla Buona Notizia, che “mormoreranno” contro le sue “parole dure”. Tuttavia, come San Colombano e i suoi compagni, che affrontarono acque ghiacciate e mari tempestosi per seguire Gesù, non lasciamoci mai influenzare o scoraggiare dallo sguardo gelido dell’indifferenza o dai venti burrascosi dell’ostilità.

Tuttavia, riconosciamo umilmente che, se siamo onesti con noi stessi, possiamo anche noi trovare duri gli insegnamenti di Gesù. Quanto è sempre difficile perdonare quelli che ci feriscono! Che sfida è sempre quella di accogliere il migrante e lo straniero! Com’è doloroso sopportare la delusione, il rifiuto, il tradimento! Quanto è scomodo proteggere i diritti dei più fragili, dei non ancora nati o dei più anziani, che sembrano disturbare il nostro senso di libertà. Tuttavia, è proprio in quelle circostanze che il Signore ci chiede: «Volete andarvene anche voi?» (Gv 6,67). Con la forza dello Spirito che ci incoraggia e con il Signore sempre al nostro fianco, possiamo rispondere: «Noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio» (v. 69). Con il popolo d’Israele, possiamo ripetere: «Anche noi serviremo il Signore, perché egli è il nostro Dio» (Gs 24,18). Con i sacramenti del Battesimo e della Confermazione, ogni cristiano viene inviato per essere un missionario, un “discepolo missionario” (cfr Evangelii gaudium, 120). La Chiesa nel suo insieme è chiamata ad “uscire” per portare le parole di vita eterna alle periferie del mondo.

Possa questa nostra celebrazione di oggi confermare ciascuno di voi, genitori e nonni, bambini e giovani, uomini e donne, frati e suore, contemplativi e missionari, diaconi e sacerdoti e vescovi, nel condividere la gioia del Vangelo! Possiate condividere il Vangelo della famiglia come gioia per il mondo! Nel prepararci a riprendere ciascuno la propria strada, rinnoviamo la nostra fedeltà al Signore e alla vocazione alla quale ha chiamato ciascuno di noi. Facendo nostra la preghiera di San Patrizio, ripetiamo ciascuno con gioia: “Cristo dentro di me, Cristo dietro di me, Cristo accanto a me, Cristo sotto di me, Cristo sopra di me” [lo ripete in gaelico]. Con la gioia e la forza conferita dallo Spirito Santo, diciamogli con fiducia: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna» (Gv 6,68).

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Messaggio di ringraziamento

Al termine di questa Celebrazione eucaristica e di questo stupendo Incontro Mondiale delle Famiglie, dono di Dio a noi e a tutta la Chiesa, desidero dire un cordiale “grazie” a tutti coloro che in diversi modi hanno collaborato alla sua realizzazione. Ringrazio l’Arcivescovo Martin e l’Arcidiocesi di Dublino per il lavoro di preparazione e organizzazione. Speciale gratitudine esprimo per il supporto e l’assistenza assicurati dal Governo, dalle Autorità civili e dai tanti volontari, irlandesi e di vari Paesi, che con generosità hanno offerto tempo e fatica. In modo speciale desidero dire un “grazie” molto sentito a tutte le persone che hanno pregato per questa Giornata: anziani, bambini, religiosi e religiose, malati, carcerati… Sono sicuro che il successo di questa Giornata si deve alle loro semplici e perseveranti preghiere. Grazie a tutti! Il Signore vi ricompensi!

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