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Polonia: approvata la legge sulla fecondazione “in vitro”

Oggi la firma del presidente Komorowski. La protesta dei vescovi: “La vita va protetta dal concepimento”

Il presidente uscente della Polonia, Bronislaw Komorowski, ha firmato oggi una legge sul trattamento della sterilità. La decisione è stata criticata dal Presidio della Conferenza Episcopale Polacca (CEP), il quale ha espresso “profonda delusione” e “profondo dolore”.

“In questa situazione, ci rivolgiamo ai cattolici e a tutti gli uomini di buona volontà, perché proteggano ogni vita umana dal momento del concepimento, che riguarda la cura di persone nate con il metodo in vitro e incoraggiamo i coniugi di cercare un metodo di trattamento della sterilità  che sia equo dal punto di vista morale”, si legge nel comunicato della CEP.

“La responsabilità morale di quanto accaduto cade sui legislatori che hanno promosso e approvato una legge che permette l’uso di metodi in vitro e sulla gestione delle istituzioni sanitarie, che utilizzano queste tecniche”, sottolineano i vescovi polacchi.

I presuli ricordano anche che è in atto “una cospirazione organizzata dalle istituzioni internazionali, fondazioni e associazioni che si battono sistematicamente per la legalizzazione e la diffusione di questo metodo”.

“In questo senso, il problema della fecondazione in vitro va oltre la responsabilità degli individui e il male causato da queste istituzioni ed coinvolge una vasta dimensione sociale”, sottolineano i vescovi.

Una dichiarazione della CEP ricorda anche l’insegnamento della Chiesa, soprattutto la dichiarazione Dignitas personae della Congregazione per la dottrina della fede in cui si legge: “Per quanto riguarda la cura dell’infertilità, le nuove tecniche mediche devono rispettare tre beni fondamentali: a) il diritto alla vita e all’integrità fisica di ogni essere umano dal concepimento fino alla morte naturale; b) l’unità del matrimonio, che comporta il reciproco rispetto del diritto dei coniugi a diventare padre e madre soltanto l’uno attraverso l’altro; c) i valori specificamente umani della sessualità, che «esigono che la procreazione di una persona umana debba essere perseguita come il frutto dell’atto coniugale specifico dell’amore tra gli sposi». Le tecniche che si presentano come un aiuto alla procreazione «non sono da rifiutare in quanto artificiali. Come tali esse testimoniano le possibilità dell’arte medica, ma si devono valutare sotto il profilo morale in riferimento alla dignità della persona umana, chiamata a realizzare la vocazione divina al dono dell’amore e al dono della vita” (DP, n° 12).

La Camera dei Deputati polacca aveva approvato, lo scorso 25 giugno,  una legge sul trattamento della sterilità, che regola, tra l’altro, le norme per la fecondazione in vitro. Secondo il progetto della legge, il metodo in vitro può essere disponibile anche per le persone che non hanno tra loro un rapporto formale. A favore del progetto hanno votato 261 deputati (PO – Piattaforma dei Cittadini e la Sinistra), 176 deputati (PiS – Diritto e Giustizia) erano contrari, emntre altri 6 si sono astenuti. Dopo il dibattito e il voto alla Camera dei Deputati, la legge è stata approvata dal Senato il 10 luglio.

Per molti mesi, la proposta di legge è stata criticata dalla Conferenza Episcopale Polacca, dai movimenti pro-life e cattolici e dai partiti di destra.

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