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Poesie in forma di garofano e di rosa…

La Festa della mamma e il mese mariano fra storia, tradizione e suggestioni poetiche

Il mese di maggio è il mese mariano per eccellenza. Il mese che la tradizione della Chiesa dedica alla Vergine Maria: “il fiore più bello sbocciato dalla creazione, la rosa apparsa nella pienezza del tempo, quando Dio, mandando il suo Figlio, ha donato al mondo una nuova primavera…”. Sono parole di Papa Benedetto XVI, rivolte il 9 maggio di cinque anni fa ai fedeli riuniti in Piazza San Pietro.

Padre Stefano De Fiores (1933-2012), docente all’Università Gregoriana e mariologo di fama internazionale, spiegava che l’origine di questa devozione era legata al ciclo agricolo e al clima: “I contadini che avevano molto forte il senso della pietà popolare, una volta conclusa la loro giornata lavorativa nei campi, dedicavano a Maria i loro canti e le loro meditazioni”.

Altre interpretazioni attribuiscono la “marianità” del mese di maggio ad una fusione di elementi naturali, teologici e culturali. Ad esempio la fioritura delle rose, che un tempo (in assenza di tecniche di innesto) avveniva soltanto nel mese di maggio, accentuando la particolare bellezza di questo mese; oppure l’abbinamento fra la bellezza stagionale e l’amore: negli ideali del “dolce stil novo” e nel misticismo dei Santi, Maria è la donna amata per eccellenza: ne consegue che maggio è il mese di Maria! Lo scrittore Alfredo Cattabiani ricorda che, a Roma, nel 1500, fu San Filippo Neri a porre le premesse del mese mariano, insegnando ai giovani ad ornare di fiori l’immagine della Madonna e a cantare lodi in suo onore.

Se il mese mariano celebra l’origine divina della madre, c’è un’altra festa, appartenente stavolta all’ambito profano, che esalta il significato terreno della figura materna e la sua influenza socio-culturale. Intendiamo parlare della “Festa della mamma” che, nel nostro Paese, si celebra la seconda domenica di maggio (che, nel 2015, cade il giorno 10). E anche in questo caso, vale la pena citare alcune note storiche.

Sembra che l’idea di una festa della mamma, collegata all’idea della pace, abbia avuto una prima diffusione negli Stati Uniti a fine Ottocento. La proposta venne poi rilanciata, ai primi del Novecento, da Anna Marie Jarvis, considerata la fondatrice ufficiale della “Festa della mamma” attuale. La sua storia è esemplare. La madre di Anna Marie era stata una importante attivista per i diritti umani ed aveva organizzato feste e raduni in onore delle madri dei soldati durante la guerra civile americana. La figlia volle ricordarla dopo la sua morte promuovendo una campagna per l’introduzione di un Mother’s Day nel calendario festivo americano. Per raggiungere il suo scopo, iniziò a scrivere centinaia di lettere ai potenti dell’epoca. All’inizio le reazioni furono piuttosto tiepide, ma poi il movimento a suo sostegno divenne crescente, fino ad ottenere, nel 1912, l’istituzione ufficiale della Festa, con una delibera a firma del presidente Wilson.

A proposito di questa originale promotrice di valori culturali, vogliamo ricordare due dettagli per il loro significato affettivo e simbolico. Anna Marie Jarvis teneva a sottolineare che quella da lei promossa non era la Festa “delle mamme” (astratto genitivo plurale), bensì “della mamma”, declinata al singolare. Intendendo, con ciò, valorizzare l’identità individuale di ogni singola madre. Altro aspetto interessante: secondo la tradizione inaugurata da Anna Marie, i suoi sostenitori esibivano garofani bianchi e rossi per rendere omaggio alle madri. Il garofano bianco, simbolo della purezza del cuore di una mamma, era in onore delle madri defunte, mentre il garofano rosso voleva onorare le madri viventi.

Un bellissimo concetto che, spostandoci dal piano della narrazione storica al piano della poesia, possiamo ritrovare in due componimenti di un poeta d’eccezione. Un poeta che fu anche un filosofo e un teologo, riunendo in sé le tre grandi componenti del pensiero. Un poeta che fu anche un pontefice e un santo, interpretando il senso dell’amore come una sfida dell’uomo al destino per riconquistare la sua essenza spirituale perduta. Il poeta è Karol Wojtyla, assurto al novero dei santi come S. Giovanni Paolo II. Le due poesie si intitolano rispettivamente Sulla tua bianca tomba e Maturo raccoglimento: riprendendo il concetto dei “garofani di maggio” promosso da Anna Marie Jarvis, la prima può essere dedicata al ricordo delle madri defunte, mentre la seconda testimonia la “pienezza materna” delle madri viventi.

SULLA TUA BIANCA TOMBA

Sulla tua bianca tomba
sbocciano i fiori bianchi della vita.
Oh quanti anni sono già spariti
senza di te – quanti anni?
Sulla tua bianca tomba
ormai chiusa da anni
qualcosa sembra sollevarsi:
inesplicabile come la morte.
Sulla tua bianca tomba,
Madre, amore mio spento,
dal mio amore filiale
una prece:
A lei dona l’eterno riposo.

*

MATURO RACCOGLIMENTO

Nelle madri vi sono istanti in cui il mistero dell’uomo
scocca nelle pupille il primo lampo profondo
come il tocco del cuore dietro la tenue onda dello sguardo –
io ricordo quei lampi, passati senza eco,
dandomi appena il tempo di un semplice pensiero.
Figlio mio difficile e grande, Figlio mio semplice,
tu certo in me ti avvezzi ai pensieri degli uomini
e all’ombra di questi pensieri attendi l’istante profondo del cuore
che ha un inizio diverso in ogni uomo –
ed è in me di pienezza materna –
la pienezza che ignora sazietà.
Racchiuso in quest’istante tu non subisci mutamenti
e a tanta semplicità rechi ogni cosa ch’è in me
che, se le madri negli occhi dei figli riconoscono il lampo del cuore,
io resto tutta assorta nel tuo Segreto.

***

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