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Poesia e conoscenza: uno spiraglio interpretativo sul futuro

Una rivista poetica online dedicata alla ricerca transdisciplinare sui grandi temi del nostro tempo

Nei giorni scorsi è uscito nelle librerie un nuovo libro di Edgar Morin: Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione (Raffaello Cortina Editore). Morin, filosofo e sociologo nato a Parigi nel 1921, è una delle figure più note della cultura contemporanea, autore di importanti ricerche sulla cultura di massa. Leitmotiv della sua opera è il concetto di “complessità”, secondo il quale, a partire da un certo stadio dell’evoluzione, la complessità del cervello e la complessità culturale si intersecano a tal punto che il ruolo della cultura risulta necessario per la stessa evoluzione biologica. Partendo da questa premessa, Morin sostiene che “il destino dell’umanità dipende anche dal modo di pensare la realtà umana”.

Sul finire degli anni ‘90, Morin affermava in un’intervista: “La mia idea centrale rimane la necessità di una riforma del pensiero. Per riformare il pensiero occorre in primo luogo una riforma dell’istruzione e, di conseguenza, dell’insegnamento. Occorrerebbe creare una facoltà ‘Mondo’, una facoltà ‘Terra’, una facoltà ‘Vita’, una facoltà ‘Umanità’… Bisogna cambiare il quadro mentale, ma per far questo, occorre che gli spiriti siano pronti, è necessario possedere gli strumenti che consentano di mettere insieme cose ed argomenti apparentemente separati…”. E nel suo ultimo libro scrive: “Credo di essermi sbarazzato per sempre dei pensieri unilaterali, della logica binaria che ignora contraddizioni e complessità. Ho scoperto che l’errore può essere fecondo a condizione di riconoscerlo. Ho compreso a qual punto le nostre certezze e credenze possano ingannarci…”.

Insomma, sebbene il mondo possa apparire totalmente avviluppato nel monocorde “pensiero unico” dell’utilitarismo psicologico e della cultura del profitto, la conoscenza purtuttavia avanza ed apre nuovi spiragli interpretativi sul futuro.

A questo proposito, vogliamo segnalare ai nostri lettori una interessante novità apparsa di recente sul web: il primo numero di Poesia e Conoscenza (www.poesiaeconoscenza.it), una rivista online fondata e diretta da Donatella Bisutti, poetessa, saggista e critico letterario, autrice di libri di successo (ricordiamo fra i tanti: La Poesia salva la vita, pubblicato nel 1998 negli Oscar Mondadori), nonché vincitrice di importanti premi poetici, come il “Montale” e il “Camposampiero” di poesia religiosa.

Le finalità della rivista e il significato del titolo Poesia e Conoscenza sono chiaramente illustrati nella pagina “Chi siamo” del sito: “la voce della Poesia è l’unica che rimane prima del silenzio, quando le parole comuni non riescono più a dare espressione al senso profondo del nostro essere e al nostro tentativo di confrontarci con il mondo (…). L’altro termine che appare nel titolo è Conoscenza, e questo allude non solo alla poesia ma allo spazio immenso che si apre davanti all’esplorazione umana attraverso le varie arti, attraverso le più diverse discipline scientifiche e umanistiche”. La rivista è quindi dedicata “al confronto di studiosi e artisti sui grandi temi che assillano l’uomo di ogni tempo e più specialmente l’uomo di oggi”.

Un programma ambizioso e profondamente attuale che si avvale della collaborazione di personaggi di primo piano della cultura, tra i quali possiamo citare: Maurizio Cucchi, Paolo Lagazzi, Vivian Lamarque, Elio Pecora, Maura Del Serra, Maria Grazia Calandrone. A queste ultime due autrici dedichiamo il nostro “spazio poetico” odierno, pubblicando due belle poesie tratte dal primo numero della rivista Poesia e Conoscenza.

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ALGEBRA

di Maura Del Serra

“Meno per meno, in algebra, fa più”, apprendevamo
con remoto stupore su più remoti banchi,
applicando quel dogma acrobatico, quel doppio
salto capriolante della logica ad immersioni
in labirinti di “espressioni”, a uscita
ardua, prestabilita.
Più tardi fu lo stesso: fu come camminare
con zampe di farfalla sopra uova esplosive
o, col corpo composto solamente di braccia,
riattaccare i frutti scomparsi al loro ramo,
quando dal nero maglio di lutti e disinganni
sprizzavano i colori di veggente
speranza,
e noi vedemmo il sole alto sul fondo del mare
venduto e violato,
e l’Età dell’Acquario, affondata, trasvolare
sopra bandiere e bare portate in cuore a spalla.
Io, con i miei compagni di secolo e di tutti
i secoli, li vidi allacciarsi con costanza
logica, quegli eretici trapezisti del “meno”,
e cadendo moltiplicarsi in “più”,
piccole supernove e lucciole nella selva
selvaggia ed aspra e forte della storia,
umana sempre troppo o troppo poco. Ed ancora,
randagia antica della conoscenza,
ospite di tendoni, di foreste e cortili,
abbaio o miagolo o canto a quel segno
nella vertigine dell’accoglienza.

Maura Del Serra, poetessa, drammaturga, critico letterario e traduttrice (dal latino, tedesco, inglese, francese e spagnolo), è comparatista nell’Università di Firenze. Ha pubblicato raccolte poetiche e libri antologici, traduzioni, saggi e volumi critici, dedicati a poeti e scrittori italiani ed europei. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti nazionali ed internazionali, fra cui il “Montale” (poesia) e il “Flaiano”(teatro). Suoi testi poetici e teatrali sono stati tradotti in varie lingue.

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PARLA L’ULIVO

di Maria Grazia Calandrone

a D.P.

Oso tentare Dio con la mia solitudine
nell’orto di Getsemani, perché quel figlio
oltrepassava tutta la solitudine umana
nella sottomissione
al padre, perché quel figlio sacrificato e speso
faceva scomparire nel suo cuore
le lame
della corteccia. Mentre voi dormivate
io raspavo le piante degli ulivi
imitavo la dura solitudine
corticale
dei vegetali, preparavo il mio corpo con l’esempio degli alberi,
facevo del mio corpo legno su legno
perché nessun lamento
disperdesse la mia unità di uomo
nel lamento del figlio abbandonato. Ecco.
Sono già solo, padre, io non posso subire più abbandono.

Maria Grazia Calandrone (Milano, 1964, vive a Roma): poetessa, drammaturga, artista visiva, performer, organizzatrice culturale, autrice e conduttrice di programmi culturali per Radio 3, scrive per “la 27ora” del “Corriere della Sera” e cura la rubrica di inediti “Cantiere Poesia” per il mensile internazionale “Poesia”. Tiene laboratori di poesia nelle scuole, nelle carceri e con i malati di Alzheimer. Sta lavorando a “Ti chiamavo col pianto”, libro-inchiesta sulle vittime della giustizia minorile in Italia. Il suo sito è www.mariagraziacalandrone.it

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I poeti interessati a pubblicare le loro opere nella rubrica di poesia di ZENIT, possono inviare i testi all’indirizzo email: poesia@zenit.org

I testi dovranno essere accompagnati dai dati personali dell’autore (nome, cognome, data di nascita, città di residenza) e da una breve nota biografica.

Le opere da pubblicare saranno scelte a cura della Redazione, privilegiando la qualità espressiva e la coerenza con la linea editoriale della testata.

Inviando le loro opere alla Redazione di ZENIT, gli autori acconsentono implicitamente alla pubblicazione sulla testata senza nulla a pretendere a titolo di diritto d’autore.

Qualora i componimenti poetici fossero troppo lunghi per l’integrale pubblicazione, ZENIT si riserva di pubblicarne un estratto.

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