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The Seven Acts of Mercy

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Pietas, Misericordia, Aequitas

Un saggio di mons. Giuseppe Sciacca in preparazione al Giubileo indetto da papa Francesco

Il Giubileo della Misericordia, indetto da Papa Francesco, con la Bolla Misericordiae vultus l’11 aprile 2015, è stato accolto come segno e risposta della Chiesa alle emergenze dell’oggi.

La Chiesa in questo momento di grandi cambiamenti epocali – ha detto il Papa – è chiamata ad offrire più fortemente i segni della presenza e della vicinanza di Dio. Questo – ha sottolineato – non è il tempo per la distrazione, ma al contrario per rimanere vigili e risvegliare in noi la capacità di guardare all’essenziale. E’ il tempo per la Chiesa di ritrovare il senso della missione che il Signore le ha affidato il giorno di Pasqua: essere segno e strumento della misericordia del Padre”.

Come si legge nella Bolla, la Misericordia non è da considerarsi come una parola astratta, bensì un volto da riconoscere, contemplare e servire, è “l’architrave che sorregge la vita della Chiesa” e nel volto di Cristo “tutto parla di misericordia e nulla è privo di compassione”.

Mons. Giuseppe Sciacca, Vescovo tit. di Fondi, Segretario Aggiunto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, ha pubblicato, per i tipi della Libreria Editrice Vaticana (LEV), un breve saggio dal titolo “Pietas, Misericordia, Aequitas” offrendo ai tre termini, a volte adoperati come sinonimi, una specifica accezione ed una gradualità in crescendo, intersecando le implicite valenze lessicali.

Nella società contemporanea, caratterizzata dal nichilismo, “segno dei tempi da saper leggere, cercando di andare oltre la sua negatività” – come scrive Mons. Sciacca – solo la Religione e la Morale possono dare una risposta ed anche “un supplemento d’anima” in forza del principio della Pietas.

Il termine evoca il pius Eneas virgiliano che si fa carico del padre anziano quale “metafora del passato” e richiama la pietas classica disegnata da Cicerone nella triplice articolazione “verso la patria, verso i parenti ed anche verso se stessi”; valori, questi, che la scienza teologica ha incorporato nel Diritto e nella prassi pastorale, tracciando le linee dell’umanesimo rinascimentale, che oggi viene riletto alla luce del “nuovo umanesimo” che in Cristo ha ricevuto il dono della benevolenza divina, tema del V Convegno Ecclesiale che verrà celebrato a Firenze dal 9 al 13 novembre 2015.

La Pietas si legge nella prassi come Charitas, e quindi “dono di sé agli altri”, motivazione sociale di crescita e di sviluppo nella costruzione della comunità umana, che il nichilismo tende a soffocare nel buio della solitudine.

La Misericordia, “cantus firmus” del Magistero di Papa Francesco intreccia una profonda e umanissima pietas attraverso i gesti di particolare attenzione ai profughi (come a Lampedusa), agli ultimi, agli emarginati, ai barboni, ai senza tetto, ed anche con ripetuti appelli e messaggi forti, sollecita e indirizza verso una saggia aequitas, che – ricorda l’Autore – seguendo la riflessione giuridico-canonistica, si manifesta nella Giustizia “dulcore misericordiae temperata”.

L’equità canonica è, infatti, “la regola delle regole, in virtù della quale l’ordinamento supera continuamente se stesso nel suo assetto storicamente dato”.

L’aequitas, che costantemente mitiga il rigor iuris, origina, infatti, gli istituti della dispensa e del privilegio.

Citando il Venerabile Pio XII, di cui è noto cultore, Mons. Sciacca ribadisce che la “potestà giudiziaria non cadrà mai nella rigidezza e nell’immobilità, ai cui istituti puramente terreni, per il timore della responsabilità o per indolenza o anche per una malintesa cura di tutelare il bene, certamente alto, della sicurezza del diritto, vanno facilmente soggetti”.

Linea pastorale seguita anche dal Beato Paolo VI, il quale auspicava che la giustizia ecclesiastica, animata dall’equità, fosse sempre “più agile, più dolce, più serena”.

La malvagità umana può aprire nel mondo come delle voragini, dei grandi vuoti: vuoti di amore, di bene, di vita e solo Dio, “ricco di misericordia”, può colmare queste piaghe, queste voragini, che il male apre nei cuori e nella storia dell’umanità.

“L’abisso del peccato si colma con l’abisso della sua misericordia” ha detto Papa Francesco, presentando il “volto della misericordia” e annunciando il Giubileo universale che si estende a tutte le Diocesi, alle Chiese cattedrali, ai santuari e ai luoghi di culto.

La pietas e l’aequitas s’intrecciano nel sentiero dell’homo viator che con il “suo carico di fragilità si dibatte e combatte la propria vicenda terrena” e quel Dio di manzoniana memoria che “perdona tanto per un’opera di misericordia”, si rende presenza e immagine di misericordia, volto radioso della Chiesa di oggi che guarda e legge nel profondo del cuore.

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