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Pericle Felici: le memorie di uno dei protagonisti del Vaticano II

Il volume curato da mons. Agostino Marchetto raccoglie aneddoti e commenti del segretario generale del Concilio

Un libro che permette di scoprire considerazioni personali, aneddoti sconosciuti e il punto di vista di uno dei protagonisti più importanti del Concilio Vaticano II. Questo è il Diario conciliare di monsignor Pericle Felici edito dalla Libreria editrice vaticana e presentato a Roma, presso la Libreria internazionale Paolo VI, nell’ambito degli incontri culturali I venerdì di Propaganda.

Il volume nasce dai diari personali di monsignor Felici, segretario generale del Concilio Vaticano II, nascosti nella sua stanza all’interno dell’inginocchiatoio di preghiera. Poco prima di morire, nel 1982, il prelato rivelò il nascondiglio a monsignor Vincenzo Carbone, a lungo suo fido collaboratore, perché custodisse le sue memorie sul Concilio e le riordinasse nell’ottica di una futura pubblicazione.

La scelta è motivata dalla fiducia personale e dall’esperienza di Carbone come archivista ufficiale, designato da Papa Paolo VI, dei documenti del Concilio Vaticano II e curatore della pubblicazione dei sessantatré volumi degli Acta sinodalia.

Carbone ha lavorato sui diari di Felici fino alla sua scomparsa nel 2014 e, nelle ultime fasi, è stato aiutato da monsignor Agostino Marchetto, uno dei maggiori studiosi del Concilio Vaticano II e curatore finale del volume. Il prelato vicentino è intervenuto personalmente alla presentazione del libro, coordinata dalla scrittrice Neria De Giovanni.

I diari di Felici – ha sottolineato Marchetto – rimangono nella sfera privata, non sono atti ufficiali, ma testimonianze e commenti di chi ha avuto un ruolo importantissimo nel Concilio e ne poteva percepire la visione di insieme, a differenza di altre protagonisti che ne hanno scritto spesso da una prospettiva parziale. Questo volume può fornire nuova linfa agli studi sul Concilio Vaticano II e arriva a più di cinquant’anni dalla sua conclusione, a dimostrazione che la storia ha bisogno di tempo per essere analizzata adeguatamente. E d’altra parte la storia di quegli anni importanti è solo uno dei tre aspetti, a mio parere fondamentali, nell’analisi del Concilio. Gli altri due sono l’ermeneutica, cioè l’interpretazione di ciò che è accaduto e delle sue conseguenze, e la ricezione, ovvero come il Concilio e i suoi risultati sono stati percepiti”.

Le fonti principali del volume sono la bella e la brutta copia, battute a macchina, dei testi dei diari trascritti da monsignor Carbone. “Non erano però – ha precisato il prelato vicentino – copie complete. In entrambe vi erano buchi ma, per fortuna o per grazia divina, mettendole insieme era possibile coprire l’intero arco temporale del Concilio. Nella fase finale della sua vita monsignor Carbone non si decideva a pubblicare il suo lavoro. Gli dicevo quindi che si comportava come Michelangelo che non si decideva mai a consegnare le sue opere ai committenti”.

Le memorie di Felici si dividono in due gruppi: le “agende del Concilio”, dove annotava fatti, colloqui e commenti riguardanti la propria attività di segretario generale, e le “cogitationes cordis mei” che includono considerazioni più personali e spirituali. Monsignor Carbone ebbe l’intuizione di unirli, andando così a colmare buchi temporali che sarebbero rimasti pubblicando separatamente le due parti. Grazie a questo libro è possibile venire a conoscenza dell’operato di tanti personaggi spesso trascurati. Figure che hanno contribuito in modo significativo al buon esito del Concilio, esempi, per usare le parole di Felici “dell’azione del popolo di Dio”.

Monsignor Felici – ha evidenziato Marchetto – sottolinea più volte, nei suoi scritti, la fatica di alimentare quotidianamente i propri diari, ma grazie alla sua infaticabile determinazione possiamo, ad esempio, leggere di molti suoi colloqui privati con Giovanni XXIII e Paolo VI, scoprendo nuovi elementi sui profili umani dei due pontefici e sulle loro idee guida sul Concilio. Un Concilio che, secondo il segretario generale, si era chiuso in modo positivo e promettente per il futuro come nessun altro prima nella storia”.

Secondo Neria De Giovanni la combinazione tra il l’attività di monsignor Felici come segretario generale e il suo lato più privato rende ancora più interessante questo libro. “Una testimonianza preziosa – ha dichiarato la scrittrice – di un periodo così intenso dall’inizio dei lavori conciliari, passando per la morte di Giovanni XXIII e l’elezione di Paolo VI. Ma i diari di monsignor Felici mostrano anche la sua amarezza per i problemi interni alla Chiesa e per l’atteggiamento di alcuni cardinali e vescovi arrivisti, opportunisti e attenti soprattutto a mantenere le proprie posizioni di potere. Elementi che comunque non hanno impedito l’affermazione delle linee guida portate avanti dai due papi del Vaticano II”.

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