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Foto: Andrartes - Pixabay (CC0 PD)

Perdonare le offese: la quinta opera di Misericordia spirituale

Perdonare significare dimenticare il male ricevuto, senza sfruttare la situazione per rendiconto personale, senza usare parole che richiamino fatti precedenti

L’uomo è un essere relazionale che si realizza nei rapporti con gli altri. Avere una amicizia è una immensa ricchezza, perché diventa una ragione di dialogo sincero, di crescita umana e di profonda maturazione. Tutte le vocazioni umane sono una uscita da sé stessi, per vivere la propria esistenza insieme ad altri. Il matrimonio significa divenire una sola carne ed un cuore solo tra marito e moglie. La vita sacerdotale è un vivere interamente l’amore a Cristo e il servizio alla Chiesa. La vita consacrata è la disponibilità ad una relazione sponsale con Cristo all’interno della comunità cristiana.

Tutte le relazioni sono però minacciate dal pericolo delle offese. Ogni legame è un cordone sottile, il quale può essere spezzato quando si commette una colpa contro qualcuno o quando non si accetta di perdonare un male ricevuto. Per questo il perdonare non è una questione opzionale, o decorativa all’interno delle dinamiche relazionali. Perdonare è quella preziosa cucitura che ristabilisce il legame, la saldatura spirituale che rinsalda il rapporto, l’abbraccio che accoglie colui che si era allontanato.

Perdonare non è uno sforzo umano ma un dono della grazia. La sera del giorno di Pasqua, Gesù risorto alitò sugli apostoli donando loro la grazia di perdonare. Lo Spirito Santo è quel soffio divino che spazza la polvere dalla nostra anima, per lungo tempo rinchiusa in un lungo giudizio che l’ha resa tenebrosa e angosciata. Lo Spirito Santo è quella soave brezza che rinfresca il cuore dell’uomo infiammato dall’odio e dalla vendetta.

Il perdono è una grazia da chiedere nella preghiera. Aprire il cuore a Dio, per permettergli di perdonare quelle parole o quei comportamenti che ci hanno ferito, avviene all’interno di un dialogo e di ascolto con Dio nell’orazione personale. Pregare significa avere gli occhi bassi, battersi il petto, dichiararsi peccatore davanti a Dio e confidare nella forza della misericordia divina capace di alzare gli umili e di abbassare i superbi.

Perdonare le offese è fare memoria del perdono ricevuto da Dio. La preghiera del Padre lega il perdono da ricevere al perdono da offrire. Dio offre sempre il suo perdono, rendendoci immensamente debitori verso di Lui. Noi accumuliamo un debito smisurato verso Dio, ma Egli sempre è disponibile a condonare gratuitamente e prontamente. Dio ci libera dalla schiavitù della colpa e ci rende la libertà di figli amati e perdonati da Dio.

Il perdono non è una questione solo personale ma comunitaria. Quando veniamo perdonati da Dio, siamo risollevati da quel senso di oppressione ed insoddisfazione, per restituire il perdono a coloro che ci hanno offeso. Ogni volta che pensiamo di non dover perdonare qualcuno, è il momento di ricordarsi di quante volte siamo stati perdonati da Dio. Come dice spesso Papa Francesco, Dio mai si stanca di perdonarci, mentre noi tendiamo sempre a dimenticarci del perdono ricevuto.

Dio perdona e dimentica il male commesso, e l’uomo è chiamato a fare memoria del perdono ricevuto per riversarlo su coloro che lo hanno offeso. Il perdono è un viaggio dal cuore alle labbra. Perdonare significare dimenticare il male commesso, senza ricordare il torto ricevuto, senza sfruttare la situazione per rendiconto personale, senza usare parole che richiamino fatti precedenti.

Perdonare le offese è un momento di grazia per chiedere perdono per le proprie colpe. Quando qualcuno ci offende, siamo chiamati a compiere un gesto di umiltà, domandoci quante volte abbiamo offeso qualcuno, e non ci è passato per la mente di chiedere perdono. L’offesa ricevuta è un invito per riconciliarsi con gli altri, altrimenti rischia di diventare un baratro tra le nostre esistenze. Se il perdono è un ponte, il rancore è una voragine che trascina verso la mediocrità, l’indifferenza e il distacco.

Quindi riconciliarsi con una persona significa colmare un vuoto dell’anima che permette di avvicinarci agli altri e facilita il vivere insieme. Dio perdona i nostri peccati per consentirci di amare il prossimo: se noi non perdoniamo, la relazione si inclina e lasciamo scivolare lontano da noi la vita dell’altra persona.

Amare tanto è la via per essere perdonati. Se Dio perdona sempre, l’uomo non sempre è capace di perdonare subito ed interamente. Una ferita necessità di tempo prima di rimarginarsi, richiede tante cure prima di cicatrizzarsi. Così è l’animo umano: l’uomo ha bisogno di tempo per perdonare. Quando passa il dolore allora sboccia il desiderio del perdono.

Il perdonare dell’uomo spesso è parziale, perché non riesce a perdonare del tutto, ma rimane nel suo cuore sempre uno spazio di riserva, che può trasformarsi in un muro di difesa o in una barriera di protezione. L’uomo riceve la forza e il coraggio di abbattere queste riserve con la partecipazione dei sacramenti e con la grazia della preghiera.

Una diretta conseguenza dell’opera di misericordia di perdonare le offese è quella del cambiamento della vita. Tanti personaggi evangelici hanno trasformato la loro vita dopo l’incontro ristoratore e liberatore con Gesù. Zaccheo ha riconosciuto il perdono di Dio quando Gesù ha manifestato l’intenzione di andare a casa sua. Da quel momento ha trasformato la sua esistenza passando da essere una persona avida di denaro ad una persona generosa, da un uomo ingiusto ad un uomo altruista, da un peccatore pubblico disprezzato ad un uomo benefattore che elargisce con abbondanza i suoi beni nel segreto.

Restituire di più di quanto si è rubato è l’immagine del riscatto del peccatore, il quale copre con l’elemosina il male commesso. La misericordia di Dio quando entra nel cuore dell’uomo non si limita a restituire il sottratto, ma dona anche con abbondanza per riparare il male provocato. La donna peccatrice piange sui piedi di Gesù, li bagna con le sue lacrime e li asciuga con i suoi capelli. L’adorazione è un l’atteggiamento spirituale per ricevere la grazia di perdonarsi e di perdonare.

Il pubblicano Matteo offre un banchetto nella sua casa per festeggiare l’incontro con Gesù e la sua chiamata ad essere discepolo. La disponibilità all’accoglienza, rendendosi disponibile ad aprire le porte della propria casa, è la via silenziosa che prepara a ricevere ed offrire il perdono.

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