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Perchè l’intolleranza contro la famiglia naturale?

Per quelli a cui non si può dire che “il legame che si crea tra una mamma e il suo bambino nella vita prenatale dura tutta la vita”.

“Che cos’è la tolleranza? È la prerogativa dell’umanità. Siamo tutti impastati di debolezze e di errori; perdoniamoci reciprocamente le nostre sciocchezze: questa è la prima legge di natura”.

Ciò che appare scontato molto spesso non lo è. Per questo anche la riflessione di Voltaire, che dovrebbe suonare logica nella sua essenziale naturalezza, risulta invece fuori luogo e datata se persino nella civilissima (?) Italia la Camera dei Deputati, come avvenuto nei giorni scorsi, sente addirittura la necessità di creare una Commissione contro tutte le forme di odio.

In effetti, anche senza voler andare troppo lontano e magari pensare ai conflitti in corso qui e là nel globo, l’odio è ancora diffuso nelle pieghe delle società sedicenti pacifiche, ormai assuefatte a una continua crescita della violenza verbale, del disprezzo verso le minoranze, della volgarità online.

Chi può negarlo? Le parole uccidono, anche se non fisicamente, la dignità e il rispetto della persona; l’odio al tempo di internet spesso non viene percepito come grave, ma si banalizza e si giustifica.

Il pregiudizio, sconfitto razionalmente, è riemerso, come scriveva lo psicologo Gordon Allport, nelle emozioni della gente.

Del resto, quanto accade ormai da tempo non lascia spazio alla fiducia.

In settimana, giusto per citare un esempio, la parlamentare Eleonora Cimbro ha postato su fb una foto che la ritraeva mentre allattava al seno il figlio.

A corredo, una breve didascalia: “Io continuo a credere che il legame che si crea tra una mamma e il suo bambino nella vita prenatale sia fortissimo e che nessuna mamma volontariamente doni il proprio figlio ad altri per altruismo. E che questo legame duri tutta la vita”.

Banalità, si sarebbe commentato fino a qualche anno fa.

Alla Cimbro invece è capitato di essere pubblicamente censurata da cinque suoi compagni di partito parlamentari e di partito, che in meno di un amen l’hanno additata d’essere una bigotta.

Scatenando consapevolmente, e probabilmente anche volutamente, una corsa all’offesa ed al linciaggio nei confronti della collega, mandata al rogo mediatico per il suo presunto oscurantismo.

Ora: che sulla maternità come sulle unioni civili e, più in generale, su ogni altro aspetto della quotidianità, si possano nutrire visioni differenti è normale.

In democrazia, anzi, è (dovrebbe essere) un bene. Ma da qualche tempo a questa parte va affermandosi un’intolleranza intollerabile.

E chi contesta le ragioni dell’altro finisce con l’applicare all’ennesima potenza i principi che dichiara di voler contestare.

C’è insomma da preoccuparsi per come vanno le cose, ma arrendersi, abbandonandosi alla corrente delle mode, sarebbe errato. Di più: deleterio. Perchè, come ebbe a dire Martin Luther King, “dobbiamo imparare a vivere come fratelli, o periremo insieme come stolti”.

 

 

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