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Perché i bambini amano la poesia

Un itinerario tra filastrocche e ninne nanne entrate nell’immaginario collettivo

Stella stellina, / la notte si avvicina, / la fiamma traballa, / la mucca è nella stalla. / La pecora e l’agnello, / la vacca col vitello, / la chioccia coi pulcini, / la gatta coi gattini. / Ognuno ha la sua mamma / e tutti fan la nanna.

C’è qualcuno che non ha mai udito almeno un accenno di questi versi tratti da una celebre ninna nanna? Difficile, perché sono versi che, da oltre mezzo secolo, si tramandano di generazione in generazione. Altra domanda: c’è qualcuno che conosce il nome dell’autore di questi versi? E qui saranno in pochi a rispondere perché Lina Schwarz non occupa un posto nel “pantheon” della letteratura. Eppure questa autrice ha avuto il merito di lasciare un segno gentile, nel suo e nel nostro tempo, catturando “in vitro” lo stupore incantato dell’infanzia.

Lina Schwarz, nota ai suoi piccoli lettori come “Zia Lina”, nacque nel 1876 a Verona ma si trasferì presto a Milano, dove visse fino al 1943. Le drammatiche vicende belliche e le persecuzioni contro gli ebrei la indussero a rifugiarsi nei pressi di Varese e quindi in Svizzera. Al termine della guerra, tornò ad Arcisate (Varese) per morirvi nel 1947. I dizionari biografici la ricordano per il suo impegno sociale e per il suo lavoro di traduttrice, ma di lei restano soprattutto le cantilene, le filastrocche e le poesie per bambini che ebbero innumerevoli ristampe fino agli anni Quaranta, per poi entrare di diritto nella tradizione popolare.

Nel 2010 l’editore Hoepli le ha dedicato un volume antologico, intitolato Ancora… e poi basta, corredato con i disegni originali di “Gugù”, pseudonimo di Augusta Rasponi Del Sale (1864-1942), artista ravennate di nobile famiglia che disegnava per i piccoli ricoverati negli istituti di cura. Di Lina Schwarz pubblichiamo un’altra deliziosa filastrocca, La balia della Lella, che ben illustra il suo stile, basato su un fraseggio ritmico che sembra quasi un’imitazione fonetica delle smorfie dell’infanzia.

 

LA BALIA DELLA LELLA

di Lina Schwarz

La balia della Lella, la vuol vestir di lilla

puntarle sulla spalla, la gala con la spilla

“Che bambolina bella, sarai se stai tranquilla!”

la balia dice a Lella. Ma Lella via sfarfalla

e tira e molla e scrolla, la spilla sulla spalla

e il vestitino lilla, e gira e salta e balla

e strilla che par brilla.

La balia della Lella, s’arrabbia poverella

diventa verde e gialla, come una pappagalla.

***

Un analogo destino letterario toccò ad un altro poeta dell’Ottocento che difficilmente troverete citato nelle storie della letteratura, sebbene sia autore di una poesia – intitolata La farfalletta – che ha goduto di una popolarità immensa. La farfalletta? Questo titolo, sul momento, non dice molto, ma immediatamente le cose cambiano se si cita il primo verso, quello con cui la poesia è da tutti conosciuta: La vispa Teresa. Chi non l’ha sentita recitare almeno una volta? Luigi Sailer (1825-1885), questo il nome dell’autore, fu insegnante di scuola secondaria a Milano e Siena, e diresse, tra l’altro, il periodico per ragazzi Le Prime Letture, che pubblicò i primi scritti di Antonio Stoppani, il padre della geologia italiana. Ecco dunque il componimento più celebre di Sailer, intitolato La vispa Teresa:

 

LA VISPA TERESA

di Luigi Sailer

La vispa Teresa

avea tra l’erbetta

al volo sorpresa

gentil farfalletta;

e tutta giuliva

stringendola viva

gridava a distesa:

L’ho presa! l’ho presa!

A lei sospirando

l’afflitta gridò:

Vivendo, volando

che male ti fo?

Tu sì, mi fai male,

stringendomi l’ale;

deh! lasciami! anch’io

son figlia di Dio!

Confusa pentita

Teresa arrossì,

dischiuse le dita:

l’insetto fuggì.

***

Leggendo queste poesie, filastrocche e ninne nanne entrate nell’immaginario collettivo, una domanda sorge spontanea: perché i bambini amano la poesia? “Perché sì…”, verrebbe da dire, parafrasando una risposta tipica dei bambini. E forse sarebbe la risposta più giusta, perché i bambini amano le rime e i giochi surreali di parole. Per loro la poesia non è un codice da decifrare, ma uno scroscio d’acqua pura che sgorga dalla fonte. E che, sgorgando, produce ritmi ed incanti. I bambini si emozionano, hanno una capacità d’abbandono non ancora filtrata dalle asprezze della vita. Sono precoci, intuitivi, creativi. Per questo, i creatori di filastrocche, capaci di giocare con le rime, le assonanze e le allitterazioni, devono considerarsi poeti autentici: poeti che soddisfano un bisogno di gioco e d’emozione insito nei bambini, ma nascosto anche in qualche angolo del cuore degli adulti.

A conclusione di queste brevi riflessioni, ancora un bellissimo brano scritto da un grande poeta per l’infanzia: Angiolo Silvio Novaro (1866-1938), di cui si ricorda la celebre Che dice la pioggerellina di marzo?, imparata a memoria da generazioni di studenti. Il brano che proponiamo ai nostri lettori, Ci vuole così poco, è senz’altro meno noto ma è poeticamente molto valido, oltre che apprezzabile per il suo chiaro intento pedagogico.

 

CI VUOLE COSÌ POCO

di Angiolo Silvio Novaro

Ci vuole così poco

a farsi voler bene,

una parola buona

detta quando conviene,

un po’ di gentilezza,

una sola carezza,

un semplice sorriso

che ci baleni in viso.

Il cuore sempre aperto

per ognuno che viene:

ci vuole così poco

a farsi voler bene.

***

I poeti interessati a pubblicare le loro opere nella rubrica di poesia di ZENIT, possono inviare i testi all’indirizzo email: poesia@zenit.org

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Qualora i componimenti poetici fossero troppo lunghi per l’integrale pubblicazione, ZENIT si riserva di pubblicarne un estratto.

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