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Per ricostruire il volto della Costa d’Avorio deturpato da conflitti e divisioni

Il Papa riceve i vescovi ivoriani in visita “ad Limina” e, nel suo discorso, esorta a proseguire l’opera di riconciliazione nazionale e il dialogo con i musulmani per scoraggiare derive violente

Nel 2014 la Costa d’Avorio è un paese spaccato a metà. Da una parte c’è un passato ingombrante, insanguinato dai recenti conflitti e segnato da divisioni e “particolarismi etnici” che hanno scoraggiato la fede di molti cristiani. Dall’altra, però, c’è un orizzonte di speranza che si dischiude giorno dopo giorno grazie all’opera di una Chiesa viva, che cura ogni ferita con il balsamo dell’annuncio del Vangelo.

Così Papa Francesco ritrae il volto attuale del Paese africano, e lo fa con i vescovi ivoriani ricevuti in visita “ad Limina” stamani in Vaticano. La prima parola del Pontefice per i presuli è un “grazie” per il ruolo sociale della Chiesa, specie nel processodi riconciliazione nazionale.

È questa infatti la prima tappa che deve affrontare un paese che ha subito “profonde divisioni”, dove “il particolarismo etnico ha preso il sopravvento sulla fraternità evangelica” spingendo “molti battezzati, stanchi o delusi, ad allontanarsi dalla luce della verità e ad aderire a proposte più facili”.

“Avete sofferto molto”, ammette Francesco; ora avete bisogno quindi di riscoprire una vera “fraternità”, di ricostruirla passo dopo passo, animati sempre da un “grande impegno”. In tal senso – dice il Pontefice -, “non posso che invitarvi a fare tutta la vostra parte nell’opera di riconciliazione nazionale, a patto che rifiutiate qualsiasi coinvolgimento personale in dispute politiche a scapito del bene comune”.

È importante, infatti, “mantenere relazioni costruttive con le autorità del proprio Paese, come con le varie componenti della società”, ribadisce il Santo Padre, in modo da “diffondere un vero spirito evangelico di dialogo e collaborazione”. Soprattutto, Bergoglio incoraggia i vescovi a proseguire, “con questo stesso spirito” il dialogo con i musulmani, al fine di “scoraggiare – dice – la deriva violenta e qualsiasi errore di interpretazione religiosa del conflitto che avete sperimentato”.

Così facendo, il ruolo della Chiesa – già “apprezzata ed ascoltata” in Costa d’Avorio – può divenire “determinante”. E se a volte questa via del dialogo e dell’ascolto può apparire tortuosta, tranquilli: “Naturalmente non siete soli nell’immensa missione di evangelizzazione e di conversione dei cuori che vi si apre davanti”, assicura il Vescovo di Roma, ma “siete assistiti da un clero generoso e motivato, il cui numero aumenta continuamente”.

Proprio sui sacerdoti si sposta l’occhio del Pontefice, verso cui chiede ai presuli di riservare “dolcezza, persuasione ed incoraggiamento per suscitare zelo pastorale, piuttosto che sanzioni affrettate e severe”. “Vi invito a visitare frequentemente i vostri preti per ascoltarli, e conoscerli sempre meglio”, dice Francesco e, al fine di evitare le difficoltà e le deficienze sperimentate da alcuni sacerdoti, suggerisce di prestare maggiore attenzione alla “qualità della loro formazione, iniziale e permanente”.

L’incoraggiamento è quindi ad una fraternità sacerdotale “che superi le fratture etniche, e soprattutto la vicinanza e l’attenzione che, padri amanti e attenti, dovete dedicare a ciascuno di loro”. Soltanto costituendo “un ‘presbyterium’ fraterno e unito attorno al suo Vescovo”, assicura Bergoglio, “i sacerdoti ameranno la propria diocesi e la serviranno assegnandole la priorità, dato che molti sono tentati di allontanarsi, a detrimento del popolo di Dio che ha bisogno del loro ministero”.

Ma la stessa cura, la stessa vicinanza pastorale, il Papa la invoca anche nei confronti di tutti i fedeli laici, in particolare le famiglie che attualmente – osserva – sono “molto fragili”, sia per il processo di secolarizzazione che colpisce la società della Costa d’Avorio, sia “per gli spostamenti delle popolazioni e le divisioni causate dai conflitti, come pure per le proposte, meno esigenti sul piano morale, che sorgono da tutte le parti”.

Francesco non dimentica gli anziani e sottolinea che “nonostante la mentalità tradizionale africana li circondi di una ‘particolare venerazione’, molti di loro sono oggi soli e abbandonati, poiché la cultura dello ‘scarto’ è apparsa anche nella vostra società”. “La loro partecipazione è indispensabile all’equilibrio di un popolo e all’educazione della gioventù”, insiste. E termina il suo discorso esprimendo gioia e gratitudine per l’importante missione evangelizzatrice portata avanti in Costa d’Avorio.

Nonostante gli sforzi, si percepisce che nel paese africano “la fede rimane fragile e che soffia vento contrario”, ammette tuttavia il Papa. Al di là dei fantasmi del passato, una “chiave del futuro” comunque c’è e si trova certamente “in un radicamento più profondo della Parola di Dio nei cuori”. Secondo il Santo Padre, è necessario in tal senso “approfondire il dialogo con la realtà culturale e religiosa tradizionale per realizzare una autentica inculturazione della nostra Fede, respingendo senza ambiguità ciò che è contrario, ma accogliendo e realizzando ciò che è buono”.

“Vi incoraggio perciò a perseverare instancabilmente nella missione evangelizzatrice”, conclude Papa Francesco, solo “così la Chiesa in Costa d’Avorio potrà serenamente affrontare le sfide future”.

About Salvatore Cernuzio

Crotone, Italia Laurea triennale in Scienze della comunicazione, informazione e marketing e Laurea specialistica in Editoria e Giornalismo presso l'Università LUMSA di Roma. Radio Vaticana. Roma Sette. "Ecclesia in Urbe". Ufficio Comunicazioni sociali del Vicariato di Roma. Secondo classificato nella categoria Giovani della II edizione del Premio Giuseppe De Carli per l'informazione religiosa

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