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Udienza alla Delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli - Foto © Servizio Fotografico - Vatican Media

“Per noi cattolici il fine del dialogo è la piena comunione nelle legittime diversità”

Udienza alla Delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli

Alle ore 11 di questa mattina, il Santo Padre Francesco riceve in Udienza nel Palazzo Apostolico, la Delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli e rivolge loro il discorso che pubblichiamo di seguito:

Discorso del Santo Padre

Eminenza,
cari fratelli in Cristo,

vi do il benvenuto, lieto di accogliervi, quali distinti membri della Delegazione del Patriarcato Ecumenico che il mio amato Fratello Bartolomeo I e il Santo Sinodo hanno inviato in occasione della festa degli Apostoli Pietro e Paolo. La vostra presenza manifesta i saldi legami esistenti tra le Chiese di Roma e di Costantinopoli e il comune impegno a camminare verso quella pienezza di comunione a cui aneliamo, in obbedienza alla ferma volontà di Gesù (cfr Gv 17,21).

La festa dei Santi Pietro e Paolo, che ricorre nello stesso giorno nei calendari liturgici d’Oriente e d’Occidente, ci invita a rinnovare la carità che genera unità. Ci richiama, al tempo stesso, al coraggio apostolico dell’annuncio. Ciò significa anche impegnarsi a rispondere alle nuove sfide del nostro tempo. Pure questa è fedeltà al Vangelo. Mi piace ricordare, a proposito dell’attenzione al contesto odierno, l’impegno del Patriarca Ecumenico per la salvaguardia del creato, che è stato per me fonte di ispirazione. Di fronte alla preoccupante crisi ecologica che stiamo attraversando, promuovere la cura della casa comune per i credenti non è solo un’urgenza non più rimandabile, come per tutti, ma un modo concreto di servire il prossimo, nello spirito del Vangelo.

Similmente, ritengo un bel segno la collaborazione tra Chiesa Cattolica e Patriarcato Ecumenico su altre questioni attuali, come la lotta contro le forme moderne di schiavitù, l’accoglienza e l’integrazione di migranti, profughi e rifugiati e la promozione della pace a vari livelli. Lo scorso mese, durante i miei viaggi pastorali in Bulgaria e Romania, ho avuto la gioia di incontrare i Patriarchi Neofit e Daniel e i loro Sinodi e di ammirare la fede e la saggezza di quei Pastori. In tali occasioni, come nei diversi incontri con il Fratello Bartolomeo e con altri Capi di Chiese, ho avuto modo di apprezzare la ricchezza spirituale presente nell’ortodossia. Voglio confidarvi che sono ripartito da quei Paesi con un accresciuto desiderio di comunione. Sono sempre più convinto che il ristabilimento della piena unità tra cattolici e ortodossi passi attraverso il rispetto delle specifiche identità e l’armoniosa convivenza nelle legittime diversità. Lo Spirito Santo, d’altronde, è colui che suscita con creatività la molteplicità dei doni e che armonizza, riconduce all’unità, un’unità autentica perché non è uniformità, ma sinfonia di più voci nella carità.

Come vescovo di Roma desidero ribadire che per noi cattolici il fine del dialogo è la piena comunione nelle legittime diversità, non l’appiattimento omologante né tanto meno l’assorbimento. Per questo mi sembra prezioso, nei nostri incontri, condividere le nostre radici, riscoprire il bene che il Signore ha seminato e fatto crescere nell’altro e farcene reciprocamente dono, imparare a vicenda, aiutarci a non avere paura del dialogo e della collaborazione concreta. Lo scandalo delle divisioni non ancora pienamente rimarginate potrà essere rimosso solo con la grazia di Dio mentre camminiamo insieme, accompagnando con la preghiera i passi altrui, annunciando il Vangelo nella concordia, adoperandoci al servizio dei bisognosi, dialogando nella verità, senza lasciarci condizionare da pregiudizi del passato. Così, in quella trasparenza sincera che il Signore ama, ci ritroveremo e sapremo apprezzare maggiormente le nostre identità. Cresceremo nella conoscenza e nell’affetto reciproco. Sperimenteremo che, al di là delle differenze, è davvero molto di più quello che ci unisce e che ci spinge ad andare avanti insieme.

Eminenza, cari fratelli, vi ringrazio per la vostra visita e per la vicinanza che avete voluto esprimermi. Vi prego di trasmettere il mio saluto fraterno e cordiale a Sua Santità Bartolomeo I e ai membri del Santo Sinodo. E vi chiedo anche, per favore, di riservarmi un posto nella vostra preghiera. Dio, onnipotente e misericordioso, per l’intercessione dei Santi Apostoli Pietro, Paolo e Andrea, fratello di Pietro, benedica e sostenga il nostro impegno nel cammino verso la piena comunione. Grazie.

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