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Talmud

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Per la prima volta il Talmud in italiano. Prima copia a Mattarella

Evento storico martedì scorso a Roma, presso l’Accademia dei Lincei: presentato il primo volume dell’edizione in italiano del Talmud, un testo, più volte mandato al rogo, che racchiude l’essenza dell’ebraismo

Come è noto la settimana scorsa è stata caratterizzata da diversi momenti culturalmente, spiritualmente, socialmente di rilievo, tra i quali di certo brilla la presentazione del primo volume in italiano, edito da La Giuntina, di un libro molto particolare: il Talmud, “una specie di tempio immateriale e invisibile che ha accompagnato e non ha mai accompagnato gli ebrei durante le loro peregrinazioni”.

È stata l’Accademia dei Lincei (auditorio di Villa Farnesina) ad aver ospitato martedì la cerimonia ufficiale; presente anche Sergio Mattarella a cui è stata consegnata la prima copia del volume, parte di un grande progetto, ‘benedetto’ nel gennaio 2011 dal governo Berlusconi e sviluppato dall’Istituto di linguistica computeristica del Consiglio nazionale delle Ricerche di Pisa, con il sostegno dell’Ucei e sotto la guida di Clelia Piperno.

Colpisce, in tempi ‘fluidi’ come i nostri, che il mondo ebraico abbia voluto valorizzare in tal modo la propria sapienza plurimillenaria, certo con l’aiuto dello Stato italiano, delle meraviglie della tecnologia, delle proprie grandi risorse intellettuali.

Qualche informazione fondamentale sul Talmud. Il riferimento essenziale per ogni studio ebraico è la prima parte della Bibbia (Pentateuco), chiamata Torah (insegnamento), meglio ancora Torah scritta. Accanto a tale Torah si è sviluppata fin dalle origini una Torah orale, composta di norme e interpretazioni con valore autorevole e sacro. Dopo la Diaspora, i Maestri decisero di sistemare organicamente la Torah orale: nacque dunque la Mishnah, sostanzialmente un’opera di carattere giuridico.

Nei secoli successivi si susseguirono i commenti alla Misnah. Il Talmud, elaborato tra il IV e il VI secolo, contiene la Misnah e i suoi commenti, la Ghemarah; si presenta come una serie di enunciazioni da parte di un Maestro, domande, risposte, obiezioni, eventuali conclusioni su argomenti non solo giuridici, ma riguardanti l’interpretazione della Bibbia, le narrazioni, gli insegnamenti morali e il buon comportamento: si passa così ad esempio dalle notazioni sulle stagioni agricole al ruolo della donna, dalla storia ebraica alla teologia e alla regolamentazione della vita quotidiana e dei rapporti sociali e di lavoro.

Una vera impresa culturale sociale, condotta dai centri di studio sia in terra di Israele che a Babilonia. Si ha così unTalmud ‘di Gerusalemme’ e uno babilonese (posteriore). E’ quest’ultimo, il più completo e conosciuto, che è in fase di traduzione dall’aramaico in italiano e di cui è stato presentato il primo volume, che contiene il trattato di Ros haShanah (Capodanno ebraico). Gli altri 36 trattati dovrebbero uscire con un ritmo di una decina l’anno.

Affollatissimo l’auditorio, tanto che è stato necessario aprire un’altra sala per accogliere tutti i convenuti. Tra questi, autorità istituzionali (compreso anche, oltre a quello della Repubblica, il presidente del Senato), politici e intellettuali di ogni colore, rappresentanti di ogni provenienza del mondo ebraico italiano. Hanno preso la parola per un saluto di benvenuto il presidente dei Lincei Alberto Quadrio Curzio e del Consiglio nazionale delle Ricerche Massimo Inguscio.

Il già citato direttore del progetto di traduzione, Clelia Piperno, ha espresso la sua gioia per la presenza a una cerimonia non promossa “per commemorare lutti antichi e recenti, ma per condividere un tesoro che nasce dalle radici più profonde della cultura ebraica”. Il ministro dell’Istruzione, Ricerca e Università Stefania Giannini ha evidenziato il bisogno “drammatico”, anche dell’Italia contemporanea, di una conoscenza dell’ebraismo che si fondi su solide basi: “Il Talmud è stato per troppo tempo ignorato o letto male così da originare incomprensioni, malintesi e dar vita a mostri”.

Alberto Melloni, in veste di segretario della Fondazione per le Scienze religiose Giovanni XXIII, membro del Comitato d’onore del progetto di traduzione, ha invece affermato: “Con la traduzione odierna si dileguano le ultime ombre delle leggi razziali del 1938 e si chiude una storia ben più antica incominciata nel 1240 a Parigi e concretizzatasi quattro anni dopo con la condanna al rogo per l’imputato, il Talmud“.

Da parte sua Gianni Letta, presidente del Comitato d’onore, ha sottolineato che “nel Talmud c’è molto di più dell’intelligenza dei maestri ebraici del diritto e della legge. C’è l’ebreo al lavoro, il suo spirito, cuore, mente, desiderio, logica, praticità, senza alcuna astrazione ideologica, la negazione del nichilismo grazie alla presenza di un Dio che premia la ragione e non la cieca sottomissione”.

Perciò il Talmud, secondo Letta, “è patrimonio costitutivo della nostra identità europea e italiana. Quante volte ci è giunta l’eco delle discussioni sulla parte fondativa della Costituzione dell’Unione Europea, poi sfiorita e, purtroppo, svanita. E gli esperti discettavano se fosse giusto o meno inserirvi le radici giudaico-cristiane. Alla fine esse furono negate e oggi ci accorgiamo che fu un errore storico, quasi una manifestazione di quella che il filosofo inglese Robert Scruton, anglicano, e l’accademico francese Alain Finkielkraut, ebreo, sono concordi nel definire ‘oicofobia’, rifiuto dell’eredità, quella patologia dello spirito che ci lascia senza difese in balia di proselitismi fanatici specie tra i giovani”.

Il Talmud – ha evidenziato invece nel suo intervento Renzo Gattegna, presidente dell’Ucei, membro del Comitato d’onore – gode di un primato, quello di aver resistito da secoli al fuoco degli innumerevoli roghi nei quali è stato gettato”. Addirittura “negli anni tra il 1240 e il 1244 fu celebrato a Parigi un processo che vedeva sul banco degli imputati non un essere umano, ma un libro, il Talmud; la sentenza che concluse quel processo comminò la pena di morte e il libro fu bruciato. Il 9 settembre 1553, nella piazza di Campo de’ Fiori a Roma, fu acceso un grande rogo di libri nel quale furono gettati numerosi esemplari del Talmud.

“Il Talmud – ha ricordato Gattegna – dopo la distruzione del Tempio e l’inizio della Diaspora, è stato considerato ed è diventato una specie di tempio immateriale e invisibile che ha accompagnato e non ha mai abbandonato gli ebrei durante le loro peregrinazioni. Un tempio – ha aggiunto – nel quale è stata conservata e tenuta in vita la Tradizione orale e che quindi per tutto il popolo ebraico è stato una garanzia rispetto al rischio di scomparire, come è capitato a quasi tutte le civiltà antiche. Per chiunque visitare questo Tempio è come entrare immediatamente in diretto contatto con l’essenza stessa dell’ebraismo e persino con il subconscio ebraico.

Intervenuto alla presentazione anche il rabbino Adin Even Israel Steinsaltz, fondatore del ‘The Israel Institute for Talmudic Publications’, il quale ha evidenziato “un’importante caratteristica” di questo trattato, come anche nell’intero Talmud, ovvero “il libero movimento entro i confini del tempo. Infatti certi saggi, magari vissuti a distanza di un millennio, vengono messi insieme come se stessero pensando, discutendo e raggiungendo delle conclusioni in maniera simultanea”.

Riccardo Di Segni, infine, rabbino-capo di Roma e presidente del Progetto, ha spiegato che “il Talmud è un testo molto difficile, per la lingua e la struttura fatta apposta per affinare l’intelletto e lo spirito critico. È in Italia che il Talmud viene stampato per intero . L’impresa completa avviene a Venezia, poco dopo l’istituzione del Ghetto. I tipografi italiani hanno inventato la veste tipografica del Talmud, e da allora ogni edizione ne deve ricalcare quella struttura originaria e la divisione in fogli e colonne. Le accuse contro il Talmud erano dei pretesti; si capiva che se si voleva colpire la cultura e l’indipendenza ebraica bisognava colpire al cuore, e il cuore era il Talmud“.

 [Fonte: RossoPorpora]

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