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Pedofilia: anche la chiesa sudafricana vicina alle vittime

La conferenza episcopale interviene sull’argomento a seguito dell’uscita del film Il caso Spotlight che indaga sugli abusi da parte del clero americano

Nell’affrontare i casi di pedofilia nella Chiesa, sono necessarie “apertura e trasparenza”. Lo dichiara in una nota, la Conferenza Episcopale Sudafricana, commentando l’uscita del film Il caso Spotlight, ispirato all’indagine del quotidiano Boston Globe sugli abusi verificatisi nelle diocesi statunitensi nei primi anni 2000, definiti dai vescovi sudafricani uno “scandalo mondiale”, nonché “un periodo buio e vergognoso nella storia della Chiesa cattolica”.

La Conferenza Episcopale Sudafricana esprime vicinanza alle vittime e ribadisce la richiesta di perdono a nome della Chiesa, la quale “riconosce il ruolo che i giornalisti e le vittime hanno avuto nel portare alla scoperta di sacerdoti pedofili”.

La linea dei vescovi sudafricani è quella dell’intransigenza, dal momento in cui si tratta di un “crimine efferato” che ha portato ancor più sofferenza alle vittime, allorquando alcune di loro non sono state credute dalle loro famiglie, dalla società, dalle autorità e dai responsabili della Chiesa.

Impegnata nella “protezione dei bambini”, la Chiesa Cattolica si impegna ad “assumersi la responsabilità per le sue mancanze ed a riformarsi in modo da affrontare atti vergognosi e tenuti nascosti”, prosegue la nota della Conferenza Episcopale Sudafricana, la quale, a suo tempo, ha creato una apposita Commissione professionale che “ha elaborato protocolli rigorosi per garantire che tutte le accuse di abusi vengano trattate in modo responsabile, trasparente e nel pieno rispetto del diritto civile”.

 

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