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Il Patriarca siro-cattolico Ignace Youssif III Younan alla Stampa Estera

ZENIT - SM

Patriarca Younan: “In Siria cristiani stretti tra guerra e fame”

In visita a Roma, il leader siro-cattolico ringrazia chi ha accolto i profughi e critica l’indifferenza dell’Occidente

Il patriarca siro-cattolico Youssif III Younan ha incontrato stamattina i giornalisti presso l’Associazione Stampa Estera, illustrando la situazione nel suo paese.

Secondo il patriarca, l’intervento russo in Siria è positivo perché contrasta le bande criminali e favorisce il popolo siriano che, in futuro potrà eleggere le proprie autorità.

Nel corso dell’evento promosso da Aiuto alla Chiesa che Soffre, è intervenuto il direttore di ACS Italia, Alessandro Monteduro, spiegando che il patriarca è a Roma per spiegare ciò che sta accadendo in Siria dal 2011, affinché non prevalga l’indifferenza ma la capacità di reagire.

Con questo spirito, il Patriarca Younan parteciperà sabato prossimo al Family Day al Circo Massimo, a Roma, per discutere di libertà religiosa in un mondo in cui vi sono circa 200 milioni i cristiani perseguitati. In questo modo Younan darà informazioni perché il cristianesimo non scompaia dai luoghi dove è nato.

Il patriarca siro-cattolico ha ricordato che ciò che sta accadendo ai cristiani  di Siria è sicuramente un genocidio, con 280mila vittime, che diventano 350mila, se si aggiungono i morti per fame e mancanza di medicine. Younan ha anche ringraziato coloro che accolgono le comunità perseguitate nei loro paesi, attraversando il Mare Nostrum, che, a causa dei  tanti naufragi è diventato ‘Male nostrum’. Il patriarca ha aggiunto che le buone intenzioni non bastano.

Younan ha precisato che l’aspetto umanitario è molto importante in queste situazioni di guerra civile, dove vi sono le città assediate da molto tempo. In Siria vi sono milioni di persone che soffrono la fame, la mancanza di cure mediche ed umanitarie e non hanno alloggio.

Da tre anni e tre mesi, Aleppo è una città sotto assedio ed è ormai irriconoscibile. Era il centro commerciale e culturale del paese con la presenza di tutte le comunità. In Iraq, ad esempio, la città di Mosul, sotto il controllo del governo, ma minacciata dalla presenza di gruppi terroristici, ora si trova con circa 30 conventi e chiese che sono state abbandonati e trasformati in moschee. Mentre “Baghdad è stato il più grande centro di cristiani, ma ora almeno due terzi se ne sono andati”.

Tra le informazioni riportate, va osservato che la Siria aveva una percentuale di popolazione cristiana pari quasi al 20%. Ora non arrivano al 5%. La Turchia si chiamava Asia Minore, sede degli antichi concili ecumenici, ora ci sono solo 50mila cristiani di tutti i riti.

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