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Cardinal Parolin

Foto © ZENIT - HSM

Parolin: “Priorità per la diplomazia vaticana la promozione della libertà religiosa”

Intervenendo al convegno “40 anni di Helsinki. La pace attraverso il dialogo”, il Segretario di Stato ha auspicato che la commemorazione dell’evento sia occasione per continuare a costruire “la nostra casa comune”

“Quarant’anni di Helsinki. La pace attraverso il dialogo” è il tema del convegno che si è tenuto oggi, nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, a Roma. All’incontro – al quale erano presenti, tra gli altri, il presidente del Senato Pietro Grasso e il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni – è intervenuto il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, il quale ha tenuto un intervento su “Santa Sede e Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa: quarant’anni dopo l’Atto finale di Helsinki”.
 
Il porporato ha ricordato, passo dopo passo, la storia della partecipazione della Santa Sede alla Conferenza di Helsinki, che “venne da una scelta, non da un processo naturale”. Una scelta del Beato Paolo VI, accompagnata da numerose perplessità collettive, eccetto che dal cardinale Agostino Casaroli, il quale, insieme al Papa, vedeva nella Conferenza “un’assise per la possibile ricomposizione dell’unità europea lacerata a Yalta, unità che, per di più, era principalmente fondata sulle sue radici cristiane, che avevano prodotto una comune cultura”.
 
“Inoltre – ha detto Parolin – se la Conferenza era intesa a svolgere in primo luogo i temi della pace, della sicurezza e della cooperazione tra Stati e tra popoli, non erano precisamente i temi su cui la diplomazia vaticana era intenta a lavorare? La presenza della Santa Sede avrebbe dato al concetto della pace un fondamento morale e non solo politico. E la libertà religiosa andava posta come caposaldo ideale della pace, in quanto, da una coscienza umana aperta alla dimensione della Trascendenza sarebbero scaturite le altre libertà e i diritti umani su cui l’autentica pace si fondava”.
 
“Se il dialogo è lo strumento per raggiungere la pace, la tutela dei diritti umani è la garanzia per conservarla”, ha aggiunto Parolin. “L’unico di tali diritti fondamentali espressamente menzionato nell’Atto finale di Helsinki è quello alla libertà religiosa. Tale diritto riconosce la dimensione trascendente dell’essere umano, garantisce la sua dignità inviolabile e assicura ai credenti la possibilità di vivere la loro fede”. Un diritto che oggi – ha osservato il Segretario di Stato facendo un salto temporale di 40 anni – è minacciato “non solo in Paesi totalitari, ma anche in Stati che, pur definendosi neutri, escludono di fatto qualsiasi espressione religiosa della vita pubblica”.
 
“La diplomazia della Santa Sede considera la promozione della libertà religiosa una priorità dei suoi impegni internazionali”, ha ribadito il cardinale. Essa, inoltre, “non cessa di ricordare alla comunità internazionale la necessità di combattere l’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani con la stessa determinazione con cui lotta contro l’odio nei confronti di membri di altre comunità religiose”.
 
Gli Stati partecipanti all’Osce si sono impegnati a farlo, come dimostra la presenza accanto a esperti per l’antisemitismo e l’islamofobia di un rappresentante della presidenza dell’Osce che segue il tema della discriminazione dei cristiani. “La missione dell’Osce per la tutela della libertà religiosa e la lotta alla discriminazione dei cristiani è di grande attualità”, ha rimarcato Parolin, evidenziando ancora la partecipazione del Vaticano ai lavori dell’organizzazione per promuovere il diritto alla libertà religiosa e i diritti umani alla base della pace e della stabilità in Europa.
 
“La visione dell’uomo come essere che trascende la pura materialità rafforza l’impegno contro le nuove minacce alla sua dignità”, ha detto ancora il cardinale, in riferimento ai diritti fondamentali dei migranti, “il cui status di ‘stranieri’ non cancella la loro identità come ‘membri della stessa famiglia umana’”. Anche in quest’ambito, l’Osce ha assunto decisioni “valide e attuali”, come ad esempio il diritto di riunificare le famiglie dei migranti, che gli Stati dell’Osce si sono impegnati a facilitare nell’Atto finale di Helsinki, nel Documento di Madrid del 1983 e nel Documento finale di Vienna del 1989.
 
Pertanto, “la commemorazione dei 40 anni dell’Atto finale di Helsinki diventa oggi l’occasione per un appello a tutelare la nostra casa comune e ad agire perché non prevalga quella ‘cultura dello scarto’ che misura il valore dell’essere umano solo secondo le categorie economiche”, ha sottolineato il Segretario di Stato. “Dove viene promossa la libertà religiosa – ha soggiunto -, difendendo una dimensione dell’essere umano che supera quella materiale e immanente, si tutela il bene comune di tutti i cittadini, credenti o non-credenti e si pongono le premesse per un’azione inclusiva, che non trascuri i poveri, gli ultimi, le minoranze, le periferie e in genere tutti coloro che necessitano di uno speciale accompagnamento, poiché dispongono di una voce troppo flebile per far valere, da soli, i loro diritti”.
 
L’ultimo pensiero è per San Giovanni Paolo II che, in occasione del viaggio apostolico in Finlandia nel 1989, rivolgendosi all’Associazione Paasikivi, disse: “Nel nobile compito di portare a termine il processo di Helsinki la Chiesa cattolica non mancherà di essere accanto a voi, al vostro fianco, in quel modo discreto che caratterizza la sua missione religiosa. Essa è infatti convinta della validità dell’ideale incarnato qui 14 anni fa in un documento che per milioni di Europei è più di un documento finale: è un atto di speranza”. Alla luce delle parole del Papa santo, l’auspicio del cardinale Parolin è quindi che “la commemorazione del grande evento di 40 anni fa sia per noi e per tutti gli uomini di buona volontà un’occasione per ravvivare questa speranza e continuare a costruire la nostra casa comune”.

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