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Cardinal Pietro Parolin

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Parolin ai brasiliani: “Riprendete in mano le Beatitudini, ‘Magna Charta’ della nostra fede”

Il Segretario di Stato celebra a Roma la festa del Brasile e l’anniversario delle relazioni diplomatiche con la Santa Sede

Vivendo le Beatitudini i cristiani brasiliani possono “capovolgere la scala dei valori” rimettendo al primo posto il servizio all’uomo, la giustizia, la pace. È l’appello lanciato dal cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, in occasione della festa nazionale del Brasile e del 190° anniversario delle relazioni diplomatiche tra la nazione latinoamericana e la Santa Sede celebrata oggi pomeriggio a Roma.

“Celebriamo la messa impetrando giustizia e concordia, assieme a un vero progresso nella pace” ha auspicato il porporato durante il rito nella cappella del Collegio Pio brasiliano. All’omelia – riportata da L’Osservatore Romano – il porporato ha ricordato che “il Papa fu, di fatto, tra i primi a riconoscere l’indipendenza del Brasile, proclamata da dom Pedro I” e “per farlo aspettò che fosse raggiunta la separazione consensuale dal Portogallo, dove regnava il padre, dom João VI. La Santa Sede, pertanto, ha accompagnato, a partire dagli albori e anche nei suoi passaggi difficili, la storia del Paese, che l’ha visto protagonista di un processo di crescita sociale ed economica fino ad assumere progressivamente un ruolo di primo piano non solo a livello regionale, ma anche sulla scena mondiale”.

La Santa Sede, ha precisato il segretario di Stato, “quando entra in rapporti con un’entità statuale non si colloca in una situazione di estraneità rispetto a essa, in modo speciale ovviamente quando in quella comunità nazionale vivono dei battezzati”. E “quando si tratta di un Paese a maggioranza cattolica come il Brasile, dove il cristianesimo ha influenzato profondamente la storia e la cultura della nazione, contribuendo grandemente a permearne anche l’anima, allora tale riconoscimento reciproco assume una particolare pregnanza”.

Proprio in quest’ottica va intesa quella “importante tappa” della collaborazione costituita dall’Accordo sullo statuto giuridico della Chiesa in Brasile, firmato il 13 novembre 2008. Nel preambolo – ha ricordato il cardinale – vi si rimarca “la cooperazione per l’edificazione di una società più giusta, pacifica e fraterna» che deve rendere i fedeli «parte attiva, contemporaneamente, della comunità ecclesiale e di quella statale”.

“A cogliere pienamente l’importanza di questa doppia cittadinanza dei cristiani — ha spiegato ancora Parolin — ci aiuta il Concilio Vaticano II, nella Gaudium et spes, allorché facendo riferimento alla compenetrazione tra città terrestre e città terrena, invita i fedeli ‘a saper distinguere, e nel contempo armonizzare la duplice situazione di membri della società umana e quella di membri della Chiesa’. Tali distinzione e armonia, aggiunge il documento, sono necessarie, ‘affinché la missione della Chiesa possa più pienamente rispondere alle particolari condizioni del mondo moderno'”.

L’invito del Segretario di Stato è dunque a farsi “guidare dallo spirito del Vangelo”, riprendendo in mano “la pagina cruciale delle Beatitudini, vera e propria Magna Charta e testo costituzionale della nostra fede”, perché “ci parla degli orientamenti fondamentali della nostra esistenza, dove sta il bene e la felicità dell’uomo, da una parte, e l’infelicità dall’altra”.

“Con l’insegnamento delle Beatitudini — ha proseguito il cardinale — Gesù capovolge la scala dei valori dell’uomo e annuncia il modo con il quale Dio salva. Il Signore ci ammonisce a non crogiolarci nella sazietà, a non porre la nostra consolazione nella ricchezza, a non vivere con superficialità, a non cercare il consenso delle folle. Gesù vuole mettere in guardia da un’esistenza dominata dalla brama del possesso, del dominio, schiava della violenza”.

“Il Signore – ha aggiunto – indica un percorso di autentica speranza, capace di rinnovare la vita dell’uomo, di risanarlo nel profondo. Gli atteggiamenti che si oppongono alle Beatitudini, invece, tengono l’uomo legato a ciò che è apparente, provvisorio, illusorio, e facendogli perdere il senso di Dio e del prossimo, lo degradano rispetto all’elevatezza della sua vocazione”.

“Ricercare la volontà di Dio — ha insistito il porporato — significa anche assumere come criteri guida quelli predicati e vissuti in prima persona da Gesù, ovvero la sua solidarietà con gli ultimi, con chi piange, con chi è perseguitato. Pertanto il criterio della nostra azione non deve essere quello del dominio, della ricerca del potere, della sopraffazione, ma bensì quello del servizio e, soprattutto, della libertà”.

Non sfuggono a nessuno, infatti, “le ricadute, anche sulla vita collettiva, di un tale insegnamento, nella misura in cui i cristiani e tutti gli uomini di buona volontà siano disposti a farne il faro della loro esistenza. Tanto più prezioso appare questo contributo evangelico in questo particolare momento del Paese, in cui il popolo brasiliano ha bisogno di attingere alle sue migliori risorse spirituali e ritrovare la via della concordia e della riconciliazione”.

Rivolgendosi direttamente agli alunni del Collegio pio brasiliano, il cardinale Parolin ha invitato “a prendere pienamente coscienza dell’esigente compito” che li aspetta, al termine della formazione romana. “Come pastori – ha detto – dovrete aiutare particolarmente i fedeli laici, chiamati ad animare le realtà terrene, a crescere nell’impegno di vivere il Vangelo nella concretezza della vita, in ogni circostanza, anche rendendosi ‘impopolari’ se necessario, non temendo di apparire minoritari”.

“Voi preti — ha concluso rilanciando i contenuti del Magnificat — avete una grande responsabilità, perché siete chiamati, con il vostro insegnamento, la cura pastorale e l’esempio della vita, a far sì che la comunità cristiana contribuisca come lievito all’autentico progresso della nazione; e questo sarà possibile nella misura in cui tutta intera la comunità ecclesiale si farà permeare dallo spirito delle Beatitudini e dal modo evangelico di intendere la storia e di prendervi parte attiva”.

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