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Cardinal Pietro Parolin

Catholic Church England and Wales

Parolin a Skopje, ricordando Madre Teresa e il dramma dei migranti

Il Segretario di Stato, in visita nella ex Repubblica Jugoslava di Macedonia, ha inaugurato oggi la nuova residenza vescovile con l’annesso centro pastorale della diocesi e dell’esarcato apostolico bizantino

Di fronte al “grave dramma di tanti nostri fratelli sofferenti” che “per necessità giungono” alle frontiere del continente europeo chiedendo accoglienza, “dovremmo sentire umiliante dover chiudere le porte, quasi che il diritto umanitario, conquista faticosa della nostra Europa, non trovi più posto”. Dalla capitale della ex Repubblica Jugoslava di Macedonia, il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, torna a ribadire la posizione della Santa Sede di fronte al fenomeno migratorio.

Lo ha fatto – riferisce L’Osservatore Romano – inaugurando questa mattina la nuova residenza vescovile con l’annesso centro pastorale della diocesi di Skopje e dell’esarcato apostolico per i fedeli di rito bizantino residenti nel Paese. In particolare, Parolin ha ricordato come oggi il Vecchio Continente, “stretto tra integrazione comunitaria e autonomismi nazionalistici ed etnici”, viva “un momento doloroso” per la tragedia umanitaria dei migranti in cerca di una vita migliore.

Alla presenza del vescovo locale Kiro Stojanov e dell’arcivescovo Anselmo Guido Pecorari, nunzio apostolico, il cardinale ha auspicato “un impegno comune a costruire la città dell’uomo, attenti alle sue domande e alle sue preoccupazioni, alle sue speranze e alle sue attese”.

Dopo aver definito la capitale — ricostruita dopo il catastrofico terremoto del 1963 — “una città europea in costante divenire, epicentro della vitalità del Paese”, il Segretario di Stato ha rievocato “le ricchezze religiose e storiche della nazione, crocevia tra oriente e occidente e punto di confluenza di numerose correnti culturali, dall’antica Roma alle grandi tradizioni di civiltà dell’Europa orientale e asiatica”.

Di questa millenaria cultura, ha sottolineato, “rimangono numerosi beni storici: meraviglie bizantine e ottomane, preziose iconostasi e ardite fortezze, che avete il compito di preservare con cura, quali testimonianze del vostro ricco passato”. Quindi ha espresso ammirazione per “la fraternità, la mutua comprensione, la collaborazione sincera e volenterosa” che ha saputo costruire questo popolo, “al di là di ogni barriera culturale e religiosa”.

Un ruolo non secondario in tale contesto, secondo il cardinale, lo ha svolto la comunità cattolica, che qui ha una tradizione secolare e che oggi, anche se “è presente in piccole proporzioni”, è “legittimamente partecipe della vita sociale, per apportarvi il proprio contributo nell’interesse degli uomini, quali essi siano”; nella consapevolezza “che il rispetto della vita e della dignità delle persone, l’uguaglianza di trattamento, la ricerca solidale del bene comune, l’apertura ai valori spirituali e la convivenza pacifica, sono esigenze fondamentali per l’armonia della vita sociale, del progresso dei cittadini e della civiltà”.

In particolare la Chiesa, “educando al senso morale e al rispetto delle culture”, intende alleviare le tante “miserie fisiche e morali, di cui l’uomo stesso, con la sua negligenza, egoismo e cecità, si rende molte volte responsabile”, ha detto il porporato. E ha citato l’esempio di madre Teresa di Calcutta, “una figlia del vostro popolo, protagonista straordinaria della sollecitudine della Chiesa per le sofferenze dell’uomo, con il suo inesauribile impegno verso i più poveri tra i poveri, nell’apertura di spirito e di cuore a uomini e donne di ogni razza e nazionalità”.

 

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