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Foto © Servizio fotografico - L'Osservatore Romano

Papa: “Islam, ingiusto dire che sia terrorista. Esiste anche violenza cattolica”

Sul volo Cracovia-Roma, Francesco risponde a domande su Pell e Turchia e dice che si esprimerà quando si farà chiarezza. Della sua caduta spiega: “Guardavo la Madonna, non ho visto il gradino”

Islam? Non è giusto dire che sia terrorista. E la violenza islamica? C’è anche una violenza cattolica. Golpe in Turchia? Ne parlerò quando le cose saranno più chiare. Stesso discorso per le indagini sul card. Pell per casi pedofilia: aspettiamo la giustizia, poi dirò la mia parola. Sono alcuni dei flash del Papa durante la conferenza stampa in aereo, nel volo di ritorno Cracovia-Roma. Un colloquio breve, come anticipato da padre Lombardi, visto che il volo durava solo due ore, ma ricco di spunti.

Francesco – che ha iniziato il colloquio con le condoglianze alla famiglia di Anna Maria Jacobini, la giornalista Rai morta improvvisamente durante la Gmg, di cui oggi ha ricevuto sorella e nipoti – ha risposto subito ad una domanda relativa ai fatti di Rouen e al barbaro assassinio di padre Jaques Hamel che ha scioccato il mondo cattolico.

“A me non piace parlare di violenza islamica – afferma il Papa – perché tutti i giorni quando sfoglio i giornali vedo violenze, qui in Italia: c’è quello che uccide la fidanzata o la suocera, e questi sono violenti cattolici battezzati. Se parlassi di violenza islamica dovrei parlare anche di violenza cattolica? Gli islamici non sono tutti violenti. È come una macedonia, ci sono i violenti nelle religioni”.

Tuttavia, una cosa è vera: “In quasi tutte le religioni c’è sempre un piccolo gruppetto fondamentalista”. “Anche noi – sottolinea il Pontefice – ne abbiamo e quando il fondamentalismo arriva a uccidere non è giusto identificare l’islam con la violenza”. Bergoglio ricorda in proposito il ritrovato dialogo con il grand imam di Al Azhar: “Loro cercano la pace e l’incontro”, dice. E racconta pure di un nunzio di un paese africano che gli riferiva che parecchi musulmani vogliono celebrare il Giubileo.

“Si può convivere bene”, afferma il Vescovo di Roma; “ci sono gruppetti fondamentalisti”, è vero, ma “quanti giovani che noi europei abbiamo lasciati vuoti di ideali vanno alla droga, all’alcool o vanno là e si arruolano”?. “Sì – prosegue – possiamo dire che il cosiddetto Isis è uno Stato Islamico che si presenta come violento, perché come carta d’identità ci fa vedere come sgozzavano gli egiziani. Ma questo è un gruppetto, non si può dire, non è vero e non è giusto dire che l’islam sia terrorista”.

Il terrorismo, tra l’altro, “è dappertutto”, basti pensare “al terrorismo tribale di alcuni paesi africani”. Esso “cresce quando non c’è un’altra opzione” e soprattutto “quando si mette al centro dell’economia mondiale il dio denaro e non l’uomo e la donna”. “Questo – rimarca il Papa – è già un primo terrorismo di base: hai cacciato via la meraviglia del creato e hai messo al centro il denaro”.

Meno netta la posizione del Pontefice sul tentato golpe in Turchia dello scorso 16 luglio, che ha scatenato una epurazione interna con 13mila arresti, 50mila licenziamenti, torture a soldati dell’esercito e la chiusura di 45 testate giornalistiche. Perché il Papa non si è espresso? Teme ripercussioni sulla minoranza cattolica?

“Quando ho dovuto dire qualcosa che non piaceva alla Turchia, ma della quale ero sicuro, l’ho detta. Con le conseguenze che voi conoscete”, ribatte secco Bergoglio con chiaro riferimento alle sue parole sul genocidio armeno. Se non si è espresso finora sul golpe è perché “con le informazioni che ho ricevuto non sono sicuro di cosa succeda lì. Ascolto le informazioni che arrivano in Segreteria di Stato e anche qualche analista politico importante”, ma “la cosa non è chiara”. “È vero, sempre si deve evitare il male ai cattolici – ammette – ma non al prezzo della verità”.

Discorso simile per la vicenda del card. George Pell: finché non c’è una maggiore chiarezza è inutile esprimersi. Il prefetto della Segreteria per l’Economia, già torchiato a novembre dalla Royal Commission australiana per aver insabbiato casi di abusi nella diocesi di Ballarat negli anni ’70-80, è ora direttamente indagato dalla polizia di Victoria con l’accusa da parte di otto persone di aver abusato di minori.

“Le prime notizie a riguardo – dice il Papa – erano confuse, erano notizie di 40 anni indietro e neanche la polizia ci ha fatto caso nel primo momento. Poi tutte le denunce sono rinviate alla giustizia”. “In questo momento – chiarisce Francesco – sono nelle mani della giustizia. E non si deve giudicare prima che la giustizia giudichi. C’è il dubbio, è vero, ma dobbiamo aspettare la giustizia e non dare un giudizio mediatico prima, perché il giudizio delle chiacchiere non aiuta. Dobbiamo stare attenti a ciò che dice la giustizia. Una volta che la giustizia parla, parlo anch’io”.

Sulla mediazione della diplomazia vaticana per la stabilizzazione del Venezuela, il Papa spiega di aver avuto contatti con il presidente Maduro negli scorsi mesi e che attualmente si pensa “che nel gruppo della mediazione qualcuno vuole un rappresentante della Santa Sede”, ma “non posso assicurarlo”.

Mentre sul suo viaggio in Polonia, il primo del suo pontificato e della sua vita, afferma di aver scoperto “una Polonia speciale”, ancora una volta “invasa, ma dai giovani”. “Cracovia l’ho vista tanto bella, la gente polacca tanto entusiasta”, dice. “Questa sera, con tutta questa pioggia, c’era tanta gente per strada, non solo giovani ma anche le vecchiette. Avevo una conoscenza dei polacchi da quando ero bambino, perché dove lavorava papà sono arrivati dei polacchi. Erano buoni e ho ritrovato questa bontà”.

Sempre parlando dei giovani presenti alla Gmg e delle forti parole rivolte loro in omelie e catechesi, Papa Francesco confida: “A me piace parlare con i giovani e mi piace ascoltare i giovani”, così “inquieti, creativi…”. “Il nostro futuro sono loro, e dobbiamo fare il dialogo tra passato e futuro. Per questo io sottolineo tanto l’importanza del dialogo tra i giovani e i nonni, perché possiamo dare anche la nostra esperienza: che loro sentano il passato, la storia, che la riprendano e la portino avanti con il coraggio del presente. È importante”.

Al Papa non piace, infatti, sentire che “questi giovani dicono stupidaggini!”. “Anche noi ne diciamo tante” afferma, “loro dicono stupidaggini e dicono cose buone, come noi, come tutti. Noi dobbiamo imparare da loro e loro da noi. E così si cresce senza chiusure e senza censure”.

Immancabile la domanda sulla caduta durante la Messa di giovedì scorso al Santuario di Czestochowa; un fatto che ha avuto molta più risonanza di quello che meritava. “Guardavo la Madonna e mi sono dimenticato dello scalino” spiega Bergoglio, “ero col turibolo in mano e quando ho sentito che cadevo, mi sono lasciato andare e questo mi ha salvato. Se avessi opposto resistenza, avrei avuto delle conseguenze. Invece è andato tutto bene”.

Al termine della conferenza il Papa ha festeggiato con una torta il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, nel suo ultimo giorno di incarico, ringraziandolo per il suo servizio di 10 anni. Con simpatia ha poi accettato e indossato il regalo del simpatico giornalista Javier Martinez Brocal di Rome Reports: un cappello Panama in vista della Gmg del 2019.

About Salvatore Cernuzio

Crotone, Italia Laurea triennale in Scienze della comunicazione, informazione e marketing e Laurea specialistica in Editoria e Giornalismo presso l'Università LUMSA di Roma. Radio Vaticana. Roma Sette. "Ecclesia in Urbe". Ufficio Comunicazioni sociali del Vicariato di Roma. Secondo classificato nella categoria Giovani della II edizione del Premio Giuseppe De Carli per l'informazione religiosa

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