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Foto © Vatican Media

Papa Francesco: “È importante ‘fare rete'”

Udienza ai membri della Fondazione “Gravissimum Educationis”

Alle ore 11.00 di questa mattina, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i membri della Fondazione Gravissimum Educationis.

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti nel corso dell’incontro:

Cari amici,
do il mio benvenuto a tutti voi che partecipate all’incontro «Educare è Trasformare», promosso dalla Fondazione Gravissimum Educationis. Ringrazio il Cardinale Versaldi per le sue parole di introduzione e sono grato a ciascuno di voi, che portate la ricchezza di esperienze nei vari settori di provenienza e di attività.

Come sapete, questa Fondazione è stata da me costituita, accogliendo l’invito della Congregazione per l’Educazione Cattolica, il 28 ottobre 2015, in occasione del 50° anniversario della Dichiarazione del Concilio Vaticano II Gravissimum educationis. Con questa istituzione, la Chiesa rinnova l’impegno per l’educazione cattolica al passo con le trasformazioni storiche del nostro tempo. La Fondazione, infatti, recepisce una sollecitazione già contenuta nella Dichiarazione conciliare da cui prende il nome, la quale suggeriva la cooperazione fra le istituzioni scolastiche e universitarie per meglio affrontare le sfide in atto (cfr n. 12).

Tale raccomandazione del Concilio è andata maturando nel tempo e si manifesta anche nella recente Costituzione apostolica Veritatis gaudium sulle università e facoltà ecclesiastiche, come «la necessità urgente di fare rete tra le diverse istituzioni che, in ogni parte del mondo, coltivano e promuovono gli studi ecclesiastici» (Proemio, 4d) e, in senso più ampio, tra le istituzioni cattoliche di educazione. Solo cambiando l’educazione si può cambiare il mondo. Per fare questo vorrei proporvi qualche suggerimento.

1. Anzitutto è importante “fare rete”. Fare rete significa mettere insieme le istituzioni scolastiche e universitarie per potenziare l’iniziativa educativa e di ricerca, arricchendosi dei punti di forza di ciascuno, per essere più efficaci al livello intellettuale e culturale. Fare rete significa anche mettere insieme i saperi, le scienze e le discipline, per affrontare le sfide complesse con la inter- e trans-disciplinarità, come sollecitato nella Veritatis gaudium (cfr n. 4c). Fare rete significa creare luoghi d’incontro e di dialogo all’interno delle istituzioni educative e promuoverli al di fuori, con cittadini provenienti da altre culture, di altre tradizioni, di religioni differenti, affinché l’umanesimo cristiano contempli l’universale condizione dell’umanità di oggi. Fare rete significa anche fare della scuola una comunità educante nella quale i docenti e gli studenti non siano collegati solo da un piano didattico, ma da un programma di vita e di esperienza, in grado di educare alla reciprocità fra generazioni diverse. E questo è tanto importante per non perdere le radici. D’altronde, le sfide che interrogano l’uomo di oggi sono globali in un senso più ampio di come spesso si ritiene. L’educazione cattolica non si limita a formare menti a uno sguardo più esteso, capace di inglobare le realtà più lontane. Essa si rende conto che, oltre a estendersi nello spazio, la responsabilità morale dell’uomo di oggi si propaga anche attraverso il tempo, e le scelte di oggi ricadono sulle future generazioni.

2. Un’altra attesa a cui l’educazione è chiamata a rispondere e che ho indicato nella Esortazione apostolica Evangelii gaudium è quella di «non lasciarci rubare la speranza» (n. 86). Con tale sollecitazione ho inteso incoraggiare gli uomini e le donne del nostro tempo a incontrare positivamente il cambiamento sociale, immergendosi nella realtà con la luce irradiata dalla promessa della salvezza cristiana. Siamo chiamati a non perdere la speranza perché dobbiamo donare speranza al mondo globale di oggi. «Globalizzare la speranza» e «sostenere le speranze della globalizzazione» sono impegni fondamentali nella missione dell’educazione cattolica, come affermato nel recente documento Educare all’umanesimo solidale della Congregazione per l’Educazione Cattolica (cfr nn. 18-19). Una globalizzazione senza speranza e senza visione è esposta al condizionamento degli interessi economici, spesso distanti da una retta concezione del bene comune, e produce facilmente tensioni sociali, conflitti economici, abusi di potere. Dobbiamo dare un’anima al mondo globale, attraverso una formazione intellettuale e morale che sappia favorire le cose buone portate dalla globalizzazione e correggere quelle negative. Si tratta di traguardi importanti, che potranno essere raggiunti attraverso lo sviluppo della ricerca scientifica, affidata alle università e anche presente nella missione della Fondazione Gravissimum Educationis. Una ricerca di qualità, che ha di fronte a sé un orizzonte ricco di sfide. Alcune di queste, esposte nell’Enciclica Laudato si’, fanno riferimento ai processi dell’interdipendenza globale, che da una parte si propone come una forza storica positiva, perché segna una maggiore coesione fra gli esseri umani; dall’altra, produce ingiustizia e mostra la stretta relazione tra le miserie umane e le criticità ecologiche del pianeta. La risposta è nello sviluppo e nella ricerca di un’ecologia integrale.

Vorrei sottolineare ancora la sfida economica, basata sulla ricerca di migliori modelli di sviluppo, adeguati a una concezione più autentica di felicità e capaci di correggere certi meccanismi perversi del consumo e della produzione. E ancora la sfida politica: il potere della tecnologia è in continua espansione. Uno dei suoi effetti è la diffusione della cultura dello scarto, che risucchia cose ed esseri umani senza fare alcuna distinzione. Tale potere implica un’antropologia fondata sull’idea di uomo come un predatore e il mondo in cui abita come risorsa da depredare a piacimento. Il lavoro non manca di certo agli studiosi e ai ricercatori che collaborano con la Fondazione Gravissimum Educationis!

3. Il lavoro che vi attende, con il vostro sostegno a progetti educativi originali, per essere efficace deve obbedire a tre criteri essenziali. Anzitutto, l’identità. Essa esige coerenza e continuità con la missione delle scuole, delle università e dei centri di ricerca nati, promossi o accompagnati dalla Chiesa e aperti a tutti. Tali valori sono fondamentali per innestarsi nel solco tracciato dalla civilizzazione cristiana e dalla missione evangelizzatrice della Chiesa. Con ciò potrete contribuire a indicare le strade da intraprendere per dare risposte aggiornate ai dilemmi del presente, avendo uno sguardo di preferenza per i più bisognosi. Un altro nodo essenziale è la qualità. È il faro sicuro per illuminare ogni iniziativa di studio, ricerca ed educazione. Essa è necessaria per realizzare quei «poli di eccellenza interdisciplinari» che sono raccomandati dalla Costituzione Veritatis gaudium (cfr n. 5) e che la Fondazione Gravissimum Educationis aspira a sostenere. E poi nel vostro lavoro non può mancare l’obiettivo del bene comune. Il bene comune è di difficile definizione nelle nostre società segnate dalla convivenza di cittadini, gruppi e popoli di culture, tradizioni e fedi differenti. Bisogna allargare gli orizzonti del bene comune, educare tutti all’appartenenza alla famiglia umana. Per adempiere alla vostra missione, dunque, ponete le basi nella coerenza con l’identità cristiana; predisponete i mezzi conformi alla qualità dello studio e della ricerca; perseguite fini in armonia col servizio al bene comune. Un programma di pensiero e d’azione improntato su questi saldi pilastri potrà contribuire, attraverso l’educazione, alla costruzione di un avvenire nel quale la dignità della persona e la fraternità universale siano le risorse globali a cui ogni cittadino del mondo possa attingere. Mentre vi ringrazio per quanto potete fare con il vostro sostegno alla Fondazione, vi incoraggio a proseguire in questa meritevole e benefica missione. Su di voi, sui vostri colleghi e familiari, invoco di cuore in abbondanza le benedizioni del Signore. E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Grazie!

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