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© Servizio fotografico - L'Osservatore Romano

Papa a Suore Ospedaliere: “Cultura laicista vuole togliervi dagli ospedali. Non arrendetevi”

Francesco incoraggia le religiose a proseguire nel servizio agli ammalati, specie oggi che si moltiplicano le persone senza famiglia, casa e patria

“Non stancatevi di essere amiche, sorelle e madri degli ammalati”, specialmente in questo mondo impregnato da “una cultura laicista” che “mira a togliere anche dagli ospedali ogni riferimento religioso, a partire dalla presenza stessa delle Suore”. Così il Papa nel suo breve discorso alle Suore Ospedaliere della Misericordia, ricevute stamane in udienza in Sala Clementina.

Il Pontefice ha espresso la propria gratitudine alle religiose, perché, ha detto, “voi siete un segno concreto di come si esprime la misericordia del Padre”. Ha quindi esortato a rimanere fedeli al carisma originario, quello cioè della fondatrice, la Serva di Dio Teresa Orsini Doria Pamphili Landi, nobildonna, laica, che sostenuta da due sacerdoti, si dedicò al servizio agli ammalati guidata dalle parole di Gesù: “Ero ammalato e mi avete assistito”.

Il suo esempio “mostra in modo eloquente quanto la Parola del Signore possa cambiare la vita di chi diventa suo discepolo”, commenta il Pontefice, rimarcando che: “Davanti alla debolezza della malattia non possono esistere distinzioni di stato sociale, razza, lingua e cultura; tutti diventiamo deboli e dobbiamo affidarci agli altri”.

“La Chiesa – prosegue – sente come suo impegno e sua responsabilità la vicinanza a quanti soffrono, per portare ad essi consolazione, conforto e amicizia. Voi dedicate la vostra vita soprattutto al servizio di fratelli e delle sorelle che sono ricoverati negli ospedali, perché grazie alla vostra presenza e professionalità si sentano maggiormente sostenuti nella malattia. E per fare questo – aggiunge a braccio – non c’è bisogno di lunghi discorsi, una carezza, un bacio, un stare accanto in silenzio, un sorriso”.

“Non arrendetevi mai in questo servizio così prezioso, nonostante tutte le difficoltà che potete incontrare”, è dunque l’esortazione del Santo Padre. “Talvolta, ai nostri giorni, una cultura laicista mira a togliere anche dagli ospedali ogni riferimento religioso, a partire dalla presenza stessa delle Suore. Quando questo avviene, però, si accompagna non di rado a dolorose carenze di umanità, davvero stridenti nei luoghi di sofferenza”.

Auspicando che “la preghiera sia sempre la linfa che sostiene la vostra missione evangelizzatrice”, Papa Francesco raccomanda alle suore che: “Quando vi accostate ad ogni ammalato abbiate nel cuore la pace e la gioia che sono frutto dello Spirito Santo. Su quel letto di ospedale giace sempre Gesù, presente in quella persona che soffre, ed è Lui che chiede aiuto a ciascuna di voi”. E Gesù è anche in quei “malati che danno fastidio”; “anche noi – dice il Papa a braccio – diamo fastidio al Signore, ma Lui ci sopporta e ci accompagna”.

“La vicinanza a Gesù e ai più deboli sia la vostra forza”, conclude. “Il quarto voto che vi caratterizza come famiglia religiosa è quanto mai attuale, soprattutto perché si moltiplicano le persone senza famiglia, senza casa, senza patria e bisognose di accoglienza”.

Parole che ribadivano quanto affermato da madre Paola Iacovone, che aveva presentato al Papa all’inizio dell’udienza l’essenza del servizio delle religiose. “La misericordia è nel nostro nome” ha detto, e ciò è testimoniato anche dall’ospitalità offerta a Aisha e Zahara, due rifugiate algerine. “La misericordia è iscritta nel nostro quarto voto di ospitalità che incarniamo nell’incontro con i più fragili, i malati, gli anziani e poi, ormai da cinquant’anni, con i più bisognosi delle periferie geografiche ed esistenziali del mondo”, soprattutto “negli ospedali pubblici, nelle case di cura e di accoglienza”, come anche tra i poveri e i malati nei paesi più in difficoltà.

[S.C.]

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