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Pope Paul VI. (Giovanni Battista Montini)

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Paolo VI, il profeta che indicò la “vera terra”

Mons. Marcello Semeraro celebra la Messa per l’anniversario della morte di Montini, davanti alla tomba del Beato in San Pietro

Nell’anniversario della morte di Paolo VI, mons. Marcello Semeraro, vescovo di Albano e segretario del Consiglio dei 9 cardinali, ha celebrato la Messa presso la tomba del Pontefice in San Pietro. Questa mattina, poi, nella Cappella degli ungheresi nelle Grotte vaticane, ha concelebrato il segretario della Segreteria per la Comunicazione, monsignor Lucio Adrian Ruiz. Erano presenti numerose religiose (tra le quali un gruppo di suore di Maria Bambina), il reggente della prefettura della Casa pontificia, monsignor Leonardo Sapienza, Franco Ghezzi con la consorte, Paolo Mennini e il direttore de L’Osservatore Romano, Gian Maria Vian.

Nella sua omelia – riportata integralmente da L’Osservatore Romano – mons. Semeraro ha ricordato che “per molti anni è stato devoto appuntamento per tanti che coltivavano affetto, gratitudine e stima per Paolo VI ritrovarsi in questo giorno di festa nella Basilica vaticana per una Santa Messa celebrata nell’anniversario della sua ‘pasqua’ da questa terra al cielo. Ora, che egli è già stato proclamato Beato – ha aggiunto – la nostra non è più una preghiera di suffragio, ma una domanda d’intercessione presso Dio. Siamo, allora, qui, presso la tomba di Paolo VI, semplicemente per ripetergli ciò che Papa Francesco disse il 19 ottobre 2014 nell’omelia per la sua beatificazione: ‘Grazie nostro caro e amato Papa Paolo VI! Grazie per la tua umile e profetica testimonianza di amore a Cristo e alla sua Chiesa!'”.

Il vescovo di Albano ha rammentato poi che la prima memoria liturgica del Beato si terrà fra poco più d’un mese, al pomeriggio del 28 settembre, con la celebrazione della Messa presieduta all’altare della Cattedra dal cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato. “Perché, intanto, non v’è stata alcuna ‘elevazione’ per il suo corpo?”, ha domandato.

La risposta la diede lo stesso Montini che, nelle Note firmate cinquant’anni fa, il 30 giugno 1965, scrisse di prima mattina a Castel Gandolfo: “Non desidero alcuna tomba speciale, né alcun monumento”, ma solo “cristiana pietà; qualche preghiera affinché Dio mi usi misericordia; qualche suffragio (beneficenze e preghiere)”.

Nel suo notissimo Pensiero alla morte, però – ha sottolineato Semeraro – egli volle riservare alla Chiesa l’ultima esortazione: “Abbi coscienza della tua natura e della tua missione; abbi il senso dei bisogni veri e profondi dell’umanità; e cammina povera, cioè libera, forte ed amorosa verso Cristo”. Parole, queste ultime, “che, nell’orizzonte del magistero e della testimonianza di Papa Francesco, acquistano oggi una speciale tonalità”, ha osservato il vescovo.

Paolo VI pensava infatti “a una Chiesa che cammina” e che cammina “povera”: “quasi un codice simbolico per dire ‘libera, forte e amorosa”. A questa stessa Chiesa, egli aveva indicato “una direzione e una meta: verso Cristo”. Per questo nel suo testamento parlava di una “vera terra”. Quella terra, cioè, – ha evidenziato mons. Semeraro – “che san Francesco d’Assisi ha cantato e che il Papa ha ripetuto nella sua recente enciclica Laudato Si’, scritta sulla cura della casa comune”. 

Tra i messaggi che ci giungono dal mistero della Trasfigurazione del Signore, che oggi celebriamo, il presule ha annoverato pure quello di “allargare lo sguardo, liberare la mente e aprire il cuore a fini ben più robusti e di più ampio respiro”. “In fin dei conti – ha concluso, citando la Gaudium et Spes – la vera terra che custodisce le spoglie mortali di Paolo VI potremmo intenderla come un indice puntato verso la ‘terra nuova, in cui abita la giustizia, e la cui felicità sazierà sovrabbondantemente tutti i desideri di pace che salgono nel cuore degli uomini'”.

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