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Mgr. Joseph Coutts - Archbishop of Karachi

Zenit News Agency

Pakistan, dove la “gioia della fede” è l’arma dei cristiani contro gli islamisti

Mons. Coutts, arcivescovo di Karachi, racconta la realtà della Chiesa del Pakistan, tra persecuzione e testimonianza

Se c’è un Paese che rappresenta la rinascita della Chiesa dopo decenni di dure prove, questo è la Polonia. La forte identità cattolica del popolo polacco fu l’argine che impedì al regime socialista, nel secolo scorso, di marginalizzare la Chiesa e di trasformare la società secondo canoni collettivistici per ciò che concerne l’economia, la struttura, la cultura.

L’esempio polacco, sebbene peculiare di un contesto permeato da secoli di tradizione cattolica, è dunque il lume di speranza che la storia offre ai cristiani che vivono oggi, sulla propria pelle, il dramma della persecuzione.

Ne è consapevole anche mons. Joseph Coutts, che si trova proprio in questi giorni in Polonia, a Cracovia, per raccontare nel corso del Convegno Europeo sulla Difesa dei Cristiani cosa significa essere cristiano in un Paese come il suo Pakistan, dove è Arcivescovo della diocesi di Karachi.

Intervistato da ZENIT, il presule spiega che “questo è un periodo particolarmente difficile, non solo per i cristiani del Pakistan ma anche per quelli che vivono in molti altri Paesi, perché si registra una recrudescenza del fondamentalismo islamico”. Se in Pakistan agiscono i talebani – prosegue l’Arcivescovo – “altrove c’è il problema dell’Isis”.

Questo clima arroventato sembra alimentare un moto di feroce irrequietezza in seno a gran parte del mondo islamico. “Non posso dire se c’è stata una penetrazione dell’Isis in Pakistan, ciò che posso dire è che il terrorismo è molto presente e che da qualche tempo la situazione sta peggiorando”, afferma mons. Coutts.

È uno strano caso quello del Pakistan, pieno di contraddizioni. L’Arcivescovo di Karachi ricorda che nel Paese c’è un Governo democratico, eletto dal popolo, che tuttavia subisce forte l’influenza di alcuni gruppi estremisti che “vorrebbero imporre uno Stato islamico”.

Queste minoranze di fanatici – afferma con sicurezza l’Arcivescovo – “fanno male al resto dell’Islam”. Ma soprattutto fanno male ai cristiani, che in Pakistan sono 4milioni su circa 182milioni d’abitanti. “Negli ultimi anni, abbiamo avuto esperienza concreta della persecuzione da parte di questi gruppi e da parte del Governo”, spiega mons. Coutts. Il quale enumera i tanti casi di cristiani condannati ingiustamente a causa della legge sulla blasfemia. E il quale ricorda che quest’anno, a marzo, due attentati in contemporanea hanno fatto strage di cristiani che partecipavano a delle Messe, una cattolica e l’altra protestante, nella città di Lahore.

In tale contesto potrebbe essere elevata la tentazione di lavare il sangue con altro sangue. Ma un simile atteggiamento non farebbe altro che aiutare i fondamentalisti ad alimentare la spirale d’odio. È così che a questi violenti attacchi, in Pakistan le comunità fedeli a Cristo rispondono con un maggior radicamento nella loro fede.

Mons. Coutts spiega che le chiese continuano ad essere piene, e che i cristiani “desiderano fornire a tutto il Paese la loro testimonianza”. Una testimonianza di “perdono e di amicizia”, che si fa quanto mai più forte in vista dell’Avvento e poi del Natale. Questo atteggiamento gioioso – “sull’esempio di Gesù e dei profeti”, precisa l’Arcivescovo – contagia anche il resto della società pachistana, a tal punto che – racconta – “tanti amici anche musulmani partecipano alla nostra festa facendoci gli auguri e regalandoci dei dolci”.

L’atmosfera di fratellanza, nel periodo natalizio, si respira “specialmente nelle scuole, dove i bambini cristiani e musulmani si preparano insieme a vivere questa festa”, spiega mons. Coutts. I cui occhi vengono attraversati da un dardo di malinconia quando ricorda, a tal proposito, cosa accadde giusto un anno fa, il 16 dicembre 2014: “I terroristi, armi in pugno, hanno attaccato una scuola pubblica di Peshawar” uccidendo 141 persone, di cui 130 studenti tra i 6 e 16 anni.

La risposta dei cristiani a questo stillicidio di barbaro odio rimane però “la gioia di celebrare il Natale e di donare a tutto il Pakistan il nostro messaggio di pace”. Perché – aggiunge mons. Coutts – “noi cristiani siamo una minoranza, ma non ci nascondiamo, al contrario diamo un contributo autentico e contagioso”.

Un contributo dimostrato da realtà della Chiesa cattolica come Aiuto alla Chiesa che Soffre e la Caritas, di cui mons. Coutts è presidente per il Pakistan. “Nel 2010 delle alluvioni hanno flagellato il Paese, sono morte migliaia di persone e altre moltitudini sono rimaste senza casa”, ricorda il presule. “In quella occasione, la Chiesa aiutò indiscriminatamente tutti, fornendo un enorme contributo al Pakistan, anche grazie al sostegno economico dei cristiani del Paese”. Del resto – conclude l’Arcivescovo  – “noi cristiani siamo il 2%, ma il nostro ruolo nella società va ben oltre quella percentuale”.

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