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Padre Vincenzo Idà, profeta dell’evangelizzazione

Un libro scritto da Padre Rocco Spagnolo racconta opere e pensieri del Fondatore delle Missionarie del Catechismo e dei Missionari dell’Evangelizzazione

Per scoprire la ricchezza della vita vissuta da un uomo, sono due i presupposti: vedere ciò che ha “fatto”, scolpito a perenne memoria nelle opere che di lui parlano, e sentire ciò che ha “detto”, patrimonio immateriale che abita in chi lo ha conosciuto. Per ambedue ci si affida in questo caso alla persona più competente e abilitata a tale tipo di presupposto.

Parte da questa traccia il libro Padre Vincenzo Idà, profeta dell’evangelizzazione, edito da San Paolo, in cui padre Rocco Spagnolo, attuale Superiore Generale dei Missionari dell’Evangelizzazione, evidenzia la vita e le opere del Fondatore. Il libro edito nel 2006 rimane ancora oggi insuperato per completezza, precisione e trasporto passionale.

I pensieri e le opere di padre Idà, fondatore delle Missionarie del Catechismo e dei Missionari dell’Evangelizzazione, sono di grande attualità nel contesto della nuova evangelizzazione. Le sue intuizioni profetiche sono oggi confermate dai fatti. Il libro proposto è un concentrato dettagliato e preciso di tutto ciò che ha permesso la formazione di un uomo divenuto Sacerdote in odore di santità.

La situazione socio economica di metà ‘900, i legami familiari, gli studi dell’infanzia, la vocazione prematuramente intuita, la ferma volontà e l’intelligenza del piccolo Idà, sono i presupposti d’accesso ad una vita, quella sacerdotale, divenuta esempio luminoso per quanti lo hanno conosciuto in vita e per quanti oggi ne sentono parlare.

La vita di padre Vincenzo è di una ricchezza spirituale ed umana tale da lasciare una traccia indelebile in chi la scopre. La sua spiritualità eucaristicaè fortemente influenzata dal corregionale don Mottola, e da altri ispiratori come il beato Rosmini, sant’Ignazio di Loyola e san Pio X. La sua passione evangelizzatrice ha permesso la costituzione dei due rami (maschile e femminile) tutt’oggi operanti a servizio della madre Chiesa.

I segni distintivi del fondatore, puntualmente analizzati da padre Spagnolo, sono l’accostamento all’Eucarestia, la passione per la parola, “la corona del rosario, perennemente in mano, come arma di difesa ed offesa” ed una cristocentrica attitudine all’interiorità. Il tutto seguendo Maria, stella dell’evangelizzazione.

Il ricco testo permette inoltre di scoprire l’affascinante vita del religioso con un trasporto che non è comune. Esso è tornato alla ribalta in occasione dell’apertura ufficiale (la prima nella Diocesi di Oppido M. – Palmi) della causa di Beatificazione e Canonizzazione di padre Vincenzo Idà, avvenuta il 15 dicembre 2014 nella cattedrale di Oppido Mamertina (RC).

La vita del sacerdote – ampiamente ripercorsa nel volume – è tutta un programma di vita religiosa fulgidamente descritta nel “programma di vita sacerdotale” ideato negli anni seminaristici a Catanzaro. Dal “Programma di vita sacerdotale” salvato dalle fiamme che divorarono gli altri scritti idaiani (per volontà dello stesso Idà) si legge la volontà di: a) distaccarsi da tutto (povertà); b) da tutti (purezza); c) da se stesso (ubbidienza).

Un programma di vita ancora oggi a fondamento della formazione seminaristica della casa generalizia dei Missionari dell’Evangelizzazione a Terranova S.M. (RC) dove le vocazioni sembrano ricominciare a sbocciare dopo una proficua seminagione. E dove si vive, come sempre, in “comunità” stile famiglia, seguendo le istruzioni del fondatore: “La comunione fraterna è sorgente di castità, di obbedienza e di povertà”.

L’adorazione, la contemplazione e l’azione sono le altre parole d’ordine che il libro mette in evidenza e che hanno segnato la vita di un sacerdote partito dalla Calabria ed arrivato in Messico per portare la buona novella nonostante le precarie condizioni di salute. Tutto ciò che Idà ha fatto, viene additato come esempio da seguire proprio dall’autore del libro, che non manca di arricchire la lettura con aneddoti della vita del sacerdote calabrese pieni di significato.

Ad esempio, scrive Spagnolo: “A un certo punto il padre sentì da dietro, sulle sue spalle, senza vedere nessuno, come due grosse mani che lo spingevano in basso, verso la chiesa. Non si spiegava come fosse possibile, ma si trovò energicamente condotto da questa forza misteriosa, invisibile, fino ai gradini dell’altare. Appena fu inginocchiato, sul suo letto e sulla scrivania crollarono tetto, muri e intonaci della stanza dove dormiva […] Quel prete, salvato per miracolo, evidentemente, era destinato a grandi imprese”.

Queste grandi imprese padre Idà le ha condivise anche con la cofondatrice, Madre Pasqua Condò, che da lui – è la stessa a dirlo – “imparò ad adorare, ad amare la Chiesa, a evangelizzare”. Ma ad accompagnarlo fu anche il cilicio, il rosario e quella luce divina proiettata da Cristo, cui egli ha sempre fissato lo sguardo. Di questi uomini, benefattori dell’umanità, ce ne vorrebbero tanti. Per questo padre Vincenzo viene indicato come modello di vita e di pensiero.

 

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