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Padre Pio urna in San Pietro

ZENIT - SC

“Padre Pio, strumento di misericordia”. Il card. Stella a San Giovanni Rotondo

Il prefetto della Congregazione per il Clero ha preso parte alle celebrazioni di questi giorni nel Santuario per la festa liturgica del Santo di Pietrelcina

Padre Pio “è stato strumento di quella misericordia che, dal legno della Croce, raggiunge tutta l’umanità”. Così il cardinale Beniamino Stella ha ricordato il Santo da Pietrelcina in occasione delle celebrazioni per la sua festa liturgica, svoltesi in questi giorni nel santuario di San Giovanni Rotondo.

Il prefetto della Congregazione per il Clero ha incentrato la sua riflessione – riportata da L’Osservatore Romano – sul mistero della croce che, ha detto, “esprime il mistero dell’amore misericordioso” di un Dio “che allarga le braccia verso ogni uomo, si lascia trafiggere dal male portandolo nella propria carne e trasforma le tenebre del peccato, restituendo la vita a coloro che l’avevano perduta”. Nella croce di Cristo, ha aggiunto Stella, “i perduti sono ritrovati e nel cielo si fa festa per ogni creatura”.

È per questo che Padre Pio, come tutti i grandi santi, “ha amato la croce di Gesù”, vedendo in essa – come testimonia il suo epistolario – “il pegno dell’amore e la caparra del perdono”. Commentando le letture bibliche, il porporato ha poi invitato a riflettere sull’episodio del “vitello d’oro” narrato nel libro dell’Esodo. “Si tratta – ha detto – di un vero e proprio simbolo del peccato più grande dell’uomo di ogni tempo: l’idolatria”, un peccato che ha due sfaccettature.

La prima è “un’idolatria religiosa”: una “tentazione insidiosa perché si tratta di cercare un Dio ‘a nostra disposizione’, come se fosse un oggetto nelle nostre mani”. Così, perfino la preghiera, le devozioni, le tradizioni religiose, le opere che vengono compiute “possono diventare strumenti attraverso i quali ci rivolgiamo a Dio solo per ottenere qualcosa in cambio, pensando di poterlo ‘possedere’ o manipolare”, ha osservato il cardinale.

La seconda idolatria è quella che sostituisce Dio con idoli umani, ai quali viene attribuito un valore assoluto e “in cui riponiamo, illudendoci, la nostra fiducia e la nostra sicurezza”. Possono diventare idoli, perciò, “la propria immagine, la carriera, il potere, i soldi, ma anche – come ha ricordato Papa Francesco – ‘l’egoismo del proprio pensiero onnipotente'”. Il porporato ha denunciato pure certe idolatrie per così dire “sociali”, quali “il mercato, il denaro, il consumismo, che plasmano il nostro modo di vedere, di pensare e di agire, creando spesso le condizioni per una società egoista, materialista e indifferente”.

Ma come reagisce Dio di fronte a questo peccato? “Dovrebbe dare sfogo alla sua ira e distruggere il popolo”, ha detto il prefetto della Congregazione per il Clero. Invece, come riferisce il libro dell’Esodo, il Signore si lascia “commuovere dalla preghiera di intercessione di Mosè e si pente del male che aveva minacciato di fare”. In pratica, Dio perdona e “ridona al popolo una nuova possibilità di conversione”.

Commentando poi il Vangelo, che narra le tre parabole della misericordia: la pecora smarrita, la moneta perduta e il figliol prodigo, il cardinale Stella ha sottolineato: “Se volessimo cogliere la ricchezza di queste parabole in una sintesi potremmo dire che in tutte e tre le scene c’è un’unica dinamica che si ripete: la perdita, il ritrovamento, la gioia”. Infatti, la pecora, la moneta e il figlio minore sono “i perduti che simboleggiano l’esperienza dolorosa della fragilità umana e del peccato, che ci fa smarrire il sentiero della vita”. E quel pastore, quella donna che spazza la casa e il padre che riabbraccia il figlio ritornato – ha concluso – “sono l’immagine di Dio che non si dà mai per vinto”.

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