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Padre Pio e don Orione: così diversi, così vicini

Tra i due santi si intrecciò un’amicizia profonda ed una grande stima reciproca, pur nella notevole diversità del carisma

Un importante legame umano e spirituale ha unito San Luigi Orione con San Pio da Pietrelcina, due importanti figure del cattolicesimo moderno.

Per dieci anni, tra il 1923 e il 1933, in circostanze molto problematiche, Don Orione promosse la verità su Padre Pio, allora confusa e minacciata, attraverso un rapporto di fiducia sia con le Autorità ecclesiastiche vaticane e sia con devoti volenterosi ma improvvidi.

Si consolidò tra i due santi un’amicizia di qualità superiore che si espresse in reciproca stima, affetto, preghiera, ricerca di santità personale e della Chiesa, ed anche collaborazione apostolica. Ci sono parecchie testimonianze di persone indirizzate, secondo le necessità, da Don Orione a Padre Pio e da Padre Pio a Don Orione.

Don Orione riconobbe la grazia e la vocazione di Padre Pio fin dagli inizi, come scrisse al vescovo Valbonesi il 25.8.1923: “Stamattina mentre ero all’altare per la santa messa, Nostro Signore avrebbe detto così: ‘Fuit oboediens usque ad mortem, mortem autem crucis’. Padre Pio deve essere tutto di Gesù Crocifisso, e nella dilezione di Gesù e della Santa Chiesa essere crocifisso in letizia di carità”.

A sua volta, Padre Pio affermò di Don Orione: Quello sì che è un santo! Io non sono neppure degno di toccargli l’orlo del vestito”; e pochi giorni dopo la sua morte, il 18 marzo 1940, scrisse alla baronessa Lagorio: “La dipartita di Don Orione mi ha riempito l’anima di tristezza. È una gran perdita per la Chiesa militante”.

“Don Orione – spiega don Flavio Peloso, direttore generale dell’Opera Don Orione – e Padre Pio sono accomunati dal fatto di essere stati “santi”, cioè dimentichi di sé e tutti di Dio e della Chiesa. Due uomini letteralmente consumati, anche fisicamente, dalla carità; e chi li conosce tutti e due sa che questa espressione non è esagerata. Li distingue la diversa “grazia” e “missione” ricevute da Dio, sia nell’ordine umano che soprannaturale.

“Uno, Don Orione, è il santo dell’attività – prosegue don  Peloso – ma una attività del tutto ‘passiva’ nelle mani di Dio, “da straccio” come diceva.
E l’altro, Pio da Pietrelcina, è il santo della passività, della passione, ma una passività molto ‘attiva’ ed efficace nelle mani di Dio. Don Orione fu fondatore di congregazioni, solcò i mari da missionario, diede avvio ad opere caritative e sociali imponenti, fu uomo di fiducia di alte autorità religiose e civili, fu apostolo di penna e di predicazione ricercatissimo, “padre dei poveri e benefattore dell’umanità dolorante” (Pio XII), “una delle più eminenti figure di questo secolo… ebbe la tempra e il cuore dell’apostolo Paolo” (Giovanni Paolo II)”.

“Padre Pio, invece,  – aggiunge don Peloso – non si mosse mai da San Giovanni Rotondo. Soffrì molto. Fu semplicemente un frate che pregava, confessava e celebrava messa. Il resto lo fece il Signore per lui. E con l’abbondanza di grazie che tutti conosciamo.

“La Chiesa – conclude Peloso –  nel suo cammino storico ha avuto sempre da soffrire “influenze” debilitanti, talvolta anoressie del sacro, ferite, fatiche e stanchezze, sbalzi di pressione, rallentamenti della circolazione dal cuore alle membra, soprattutto quelle più lontane e meno considerate. Il ministero di misericordia inteso come un “dare il sangue della carità” alla “Chiesa, pallida sposa di Cristo”, affinché abbia vitalità e unità, costituisce un’altra forte sintonia della vita e della missione di San Luigi Orione e di San Pio da Pietrelcina”.

 

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