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Padre Luigi Padovese celebra i funerali di don Andrea Santoro ucciso in Turchia (1945-2006) - Foto © p. Pietro Messa, ofm

Padre Luigi Padovese sulle orme di san Francesco come i Protomartiri francescani

Un articolo di p. Pietro Messa, ofm, Pontificia Università Antonianum

Il canonico agostiniano Fernando da Lisbona vedendo nel 1220 a Coimbra i corpi straziati di cinque frati Minori uccisi in Marocco, affascinato dalla loro testimonianza, decise di diventare frate minore assumendo il nome di Antonio. Quindi non fu per proselitismo ma per attrazione – come ricorda spesso papa Francesco riprendendo quanto affermò prima Benedetto XVI – che ottocento anni fa (cfr.https://www.facebook.com/Centenario-Protomartiri-francescani-101174961413497/ ) sant’Antonio di Padova scoprì la personale vocazione francescana.

Nella posterità di san Francesco d’Assisi ciò accadde più volte e una delle testimonianze più recenti è quella di padre Luigi Padovese, nato a Milano nel 1947 e divenuto frate cappuccino a diciotto anni. Noto patrologo, nel 2004 fu nominato vicario apostolico dell’Anatolia; impegnato nel dialogo ecumenico e interreligioso, celebrò i funerali di don Andrea Santoro ucciso in Turchia (1945-2006).

Nel 2010 fu accoltellato nella sua sede episcopale. Avvenne il 3 giugno, anniversario della morte di san Giovanni XXIII, che quando era ancora monsignor Angelo Giuseppe Roncalli dal 1934 al 1944, per dieci anni fu delegato apostolico in Turchia e amministratore apostolico del Vicariato di Instanbul. Inoltre il 3 giugno 2010 era la solennità del Corpus Domini e nel pomeriggio Benedetto XVI celebrò l’Eucaristia davanti alla Basilica di San Giovanni in Laterano, pochi giorni prima della conclusione dell’Anno Sacerdotale. Il giorno successivo il Papa è partito per Cipro onde pubblicare l’Instrumentum laboris dell’Assemblea speciale per il Medio oriente del Sinodo dei vescovi, testo a cui, per testimonianza dello stesso Pontefice, monsignor Padovese ha molto contribuito e collaborato.

Tutte queste coincidenze potrebbero essere considerate pura causalità, ma ad uno sguardo di fede che sa vedere e credere – come diceva san Francesco d’Assisi – tutto è segno della presenza discreta ma efficace del Risorto in mezzo al suo popolo che cammina tra le prove della vita e le consolazioni del Signore.

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