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Papa Francesco & padre Tom Uzhunnalil, 13 settembre 2017 / © PHOTO.VA - OSSERVATORE ROMANO

P. Tom: “Non sono stato maltrattato, Gesù era con me”

Conferenza stampa del sacerdote salesiano rapito nel marzo 2016 nello Yemen e liberato martedì scorso

“Non sono stato maltrattato. Gesù era con me. Pregavo per il Papa e per i miei rapitori”. Lo ha raccontato padre Tom ieri, sabato 16 settembre 2016, in una conferenza stampa nella casa dei salesiani dove è ospitato sin dal suo arrivo a Roma, durante la quale ha spiegato ai giornalisti di aver celebrato la Messa spiritualmente, a memoria, in assenza di specie eucaristiche.

Padre Thomas Uzhunnalil, 59 anni e originario del Kerala, in India, è stato rapito il 4 marzo 2016 ad Aden, nello Yemen, durante un attacco, in cui furono uccise quattro missionarie della Carità di madre Teresa di Calcutta, insieme con altre dodici persone.

Il salesiano, che il 18 agosto scorso ha celebrato il suo secondo compleanno in cattività, è stato rilasciato in libertà martedì 12 settembre. Decisivo per il suo rilascio l’intervento del sultano dell’Oman, della diplomazia indiana e di quella vaticana.

Come ha spiegato durante la conferenza stampa il Rettore maggiore dei salesiani, p. Angel Fernández Artime, “non sappiamo chi ha reso possibile la liberazione”.

La presenza di suore di Madre Teresa alla Conferenza stampa,ha commosso p. Tom, il quale ha dichiarato che è troppo presto per affrontare il tema.

Il salesiano ha ripetuto di non essere stato mai maltrattato o minacciato durante il suo sequestro. I presunti maltrattamenti che si possono vedere su un video diffuso dai suoi rapitori erano solo una messa in scena, ha spiegato. “Mi hanno detto di fingere per avere risposte più rapide e suscitare interesse”.

“Sì, sono diabetico. Non sapevo dove mi trovavo né chi erano i miei rapitori”, ha raccontato. Nonostante la difficile situazione nello Yemen gli hanno procurato i farmaci necessari. Una volta è venuto anche un medico per curare l’ipertensione provocata dal diabete”, ha continuato p. Tom.

I rapitori gli hanno anche chiesto chi potrebbe interessarsi a lui: il suo vescovo, il Papa o qualcun altro? Hanno anche cambiato il luogo di detenzione.

Per quanto riguarda la sua vita spirituale, p. Tom ha raccontato di aver celebrato la Messa “spiritualmente senza il pane né il vino” e di aver pregato “per il Papa, per i vescovi, per i missionari deceduti”, ma anche per i suoi stessi rapitori.

“Pensavo che le cinque suore fossero state assassinate e pregavo per loro, ma poi ho saputo dai rapitori che una di loro si è salvata (la superiore della casa, ndr)”.

“Dio ha preso cura di me”, ha detto il salesiano. “Ringrazio in nome di Dio tutti coloro che non mi hanno fatto del male durante la mia detenzione e penso che questo sia stato dovuto a tutti coloro che hanno pregato per me”, ha aggiunto.

Gli ultimi giorni della sua prigionia, i suoi rapitori gli hanno informato che stesse per tornare libero e gli hanno dato i suoi vestiti. Tre o quattro ore più tardi, lo hanno infilato in una macchina e hanno fatto tutto un percorso su una strada asfaltata. Arrivati in una certa località, hanno atteso lungo tempo, per poi tornare indietro. Il giorno successivo sono ritornati alla stessa località, e questa volta il rilascio è andato in porto.  

E’ salito su una macchina, che ha fatto un lungo viaggio attraverso il deserto, per arrivare in Oman. Dopo un controllo è stato fatto salire su un elicottero, che lo ha portato ad una base aerea, da dove è partito per Roma.

Per quanto riguarda il suo futuro, p. Tom ha risposto: “Sono sacerdote, e la mia vita futura è alla disposizione di Dio”.

Il salesiano è stato ricevuto mercoledì 13 settembre, il giorno dopo la sua liberazione, da papa Francesco nella Casa Santa Marta in Vaticano. (pdm)

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