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Ozono: soluzione “bio” contro antibioticoresistenza

Secondo il prof. Luigi Bonizzi, specializzato in microbiologia veterinaria, vi è una informazione poco oggettiva riguardo ai prodotti di allevamento intensivo

Secondo una ricerca Censis-Coldiretti, un italiano su tre ha escluso alcuni cibi dalla sua dieta, per paura di compromettere la propria salute. Al loro posto vengono consumati i cosiddetti superfood: bacche di goji, zenzero, fagioli azuki, curcuma, soia, spesso provenienti dalla Cina, dove i controlli alimentari sono minimi e le legislazione consente un uso massiccio di anticrittogamici, vietati in Europa.

Al primo posto tra i cibi “incriminati” si piazza la carne rossa, la classica bistecca così come il maiale, penalizzando sia il consumo “tout court” che gli allevamenti intensivi, a favore di quelli biologici. Il tutto per scongiurare il rischio di antibiotico-resistenza uno spauracchio moderno, che imperversa già in Nordamerica (dove se ne permetteva un uso smodato) come attestano i dati FAO e limitare le tossine, presenti in alcune carni e dannose per la salute. Per capire di più, noi di Zenit abbiamo chiesto al prof. Luigi Bonizzi, ricercatore e docente dell’Università di Milano, specializzato in microbiologia veterinaria.

È davvero così pericoloso consumare i prodotti degli allevamenti intensivi: carne, latte, uova, pollame?

In zootecnia esiste una regolamentazione puntuale che prevede un consumo codificato degli antibiotici, sottoposto all’autorizzazione delle Asl, del veterinario e della farmacia. Sono vietati in Italia e in Europa, l’uso di antibiotici a scopo preventivo e per l’accrescimento. L’allevamento intensivo è il più controllato, non solo perché è sottoposto a rigide normative, ma anche perché prevede continue verifiche da parte dell’autorità pubbliche come i Nas e le Asl. Al contrario, non esiste alcuna garanzia se il prodotto viene acquistato sui banchetti di un mercato, da produttori sconosciuti. La colpa spesso è di una informazione poco oggettiva, che prescinda dalla salute del consumatore.

Si è diffuso recentemente l’utilizzo dell’ozono come antibatterico è a suo avviso efficace anche nella filiera zootecnica e che effetti comporta?

Si, è davvero efficace, a mio avviso anche nella filiera zootecnica. L’ozono è un gas instabile presente in natura formato da tre molecole di ossigeno e ha un alto valore antimicrobico, fungicida e antivirale. È pertanto utile nel controllare la proliferazione dei microorganismi, il cui aumento può peggiorare le situazioni igienico-sanitarie degli allevamenti e ridurre notevolmente l’utilizzo degli antibiotici. Essendo un prodotto naturale, non causa effetti collaterali, non fa residui e non produce contaminanti, che possono alterare gli alimenti e la salute dell’uomo. Per questo è molto utile sia insufflato nell’acqua dentro gli abbeveratoi dei capi, per limitare le infezioni nelle stalle, sia a valle della filiera alimentare, nel conservare i prodotti, evitandone il deterioramento e aumentandone così la qualità.

Ha già approfondito e studiato qualche caso specifico?

Sì certo. Per un anno abbiamo osservato e raccolto evidenze empiriche riguardanti l’azienda agricola “Fratelli Garbelli” di Bagnolo Mella in provincia di Brescia, di un nostro collega, il veterinario dott. Paolo Garbelli. L’impianto all’ozono installato secondo protocolli scientifici, che insuffla ozono nei condotti idrici, nell’impianto d’areazione, nei silos, ha prodotto in un solo anno di utilizzo una riduzione del 30% (talvolta il 60%) dell’uso di medicati: antibiotici, antiparassitari, antimicotici sui suini in batteria. All’università di Milano abbiamo già testato le potenzialità dell’ozono in vitro, verificando la positività dell’azione antibatterica dell’acqua ozonizzata, prodotta da questi specifici generatori al momento dell’uso. La Regione “Lombardia” ha intenzione di finanziare un progetto di ricerca sistematico, che possa convalidare i risultati su un campione statistico più amplio.

Secondo la sua esperienza, il trattamento all’ozono resta efficace anche su animali di taglia più grande?

Sì, certamente, è efficace sia nell’industria avicola – nella disinfezione delle uova –  sia per i bovini che per tutti gli altri animali: polli, tacchini, etc. A ogni modo, il meccanismo di azione è sempre il medesimo: l’ozono agisce mediante l’ossidazione dei microorganismi patogeni. Il tempo di inattivazione dei batteri e virus varia da qualche secondo a un massimo di qualche minuto, necessari per le specie virali più aggressive e pericolose per l’uomo, come la legionella pneumophila.

Possiamo dunque definire l’ozono un sanificatore biologico, adatto anche alla filiera cosiddetta “organica”?

Certamente, l’ozono è per sua natura “biologico” e quindi è adatto alla filiera organica, grazie alla sua versatilità di uso, che va dalla sanificazione dell’acqua, all’utilizzo in agricoltura, in zootecnia, alla conservazione dei prodotti. E inoltre, non produce alcun residuo, caratteristica essenziale in questo tipo di produzione.

 

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