Dona Adesso
Person in a wheelchair

Pixabay CC0

Ozono: il miracolo di Sofia

Grazie alla terapia praticatale dal dott. Della Puppa, una quindicenne ha ripreso a camminare

Nel maggio 2014 Sofia, una ragazza di quattordici anni, soffre di un episodio febbrile, probabilmente di natura virale. Durante l’estate si manifestano alcuni episodi sincopali. Le indagini cardiologiche non rilevano nulla. A ottobre 2014 compaiono paralisi del piede sinistro e paresi della gamba sinistra, con forte dolore e scosse allo stimolo tattile. Sofia non riesce più a camminare, a dormire, ad andare a scuola.

Si muove sulla sedia a rotelle. L’elettromiografia evidenzia un importante deficit motorio, ma la risonanza magnetica non rileva nulla di significativo, e tutte le indagini bioumorali sono negative, inclusi i test di ricerca virale. Per tentare di alleviare la sua drammatica situazione, Sofia viene sottoposta ad autoemoinfusione con ossigeno ozono (GAE).

Dopo appena tre GAE Sofia inizia a muovere le dita del piede; dopo un ciclo di venti torna a camminare con una notevole riduzione del dolore. Nel novembre 2015 le viene impiantato un neurostimolatore midollare, un dispositivo che allevia il dolore modulando i messaggi dolorosi prima che raggiungano il cervello. Per quanto riguarda la paralisi, il quadro è regredito completamente. Sofia continua a fare la GAE una volta al mese perché ha notato che questo giova al suo equilibrio complessivo.Dopo più di un anno Sofia è tornata a camminare, va a scuola al liceo ed è bravissima. Abbiamo parlato con Sofia e questo è il racconto delle sue vicissitudini, andate per fortuna a buon fine.

***

Mi chiamo Sofia, sono una ragazza di quindici anni. La mia storia è iniziata un anno fa, il 13 ottobre 2014: era un lunedì, quando ho iniziato ad accusare dei dolori alla gamba e al piede sinistro e a far fatica a camminare. Ogni giorno che passava la situazione continuava a peggiorare, fino ad arrivare alla domenica quando la gamba si è paralizzata completamente: dal piede fino al ginocchio con dolori molto forti. Nel corso di quella settimana, pensando ad un’ernia discale, avevamo preso contatti con un neurochirurgo, il quale dispose il ricovero in ospedale per accertamenti. Il martedì successivo la situazione era molto peggiorata, soprattutto dal punto di vista dei dolori. Dal 21 ottobre al 18 novembre sono stata un mese in ospedale. Un periodo molto difficile perché nessun medico è riuscito a fare una diagnosi precisa. Non conoscendo la causa del male, non si riusciva a trovare una cura né una terapia del dolore. In questo mese non è stato concluso nulla e sono stata dimessa con questa indicazione: “Vedrai che ti passa, vai a scuola e fai fisioterapia…”. Mi hanno mandata a casa senza nessun aiuto farmacologico e io stavo veramente molto male. La notte dormivo poche ore, il giorno era difficile da sopportare perché ero sempre afflitta da dolori lancinanti. A causa dei forti dolori, non riuscivo a fare nulla: nemmeno leggere un libro. Così ci appoggiammo a un centro medico-sportivo, con la speranza che, attraverso un trattamento fisioterapico, i medici potessero formulare una diagnosi, ma soprattutto trovare un rimedio contro il dolore.

Inizialmente tante parole contro la “dimissione” dall’ospedale. Poi iniziarono a teorizzare che era un problema psicologico. Mentre la fisioterapia non funzionava perché i dolori erano molto forti. Tra i vari incontri, arrivammo a contattare il dott. Andrea Della Puppa, che mi visitò il 1° dicembre 2014 e capì immediatamente che c’era un problema serio, e comunque valutò con professionalità la situazione non limitandosi a fare come gli altri medici, che insistevano a negare la presenza di una malattia.

Il dott. Della Puppa iniziò subito a darmi dei farmaci per malattie neuropatiche, nell’attesa che gli specialisti del centro medico-sportivo trovassero una cura o almeno una strada per darmi un po’ di sollievo. Il tentativo andò avanti fino al 23 dicembre, quando fu evidente che anche loro non sapevano più che fare. Da quel momento iniziai a essere in cura dal dott. Della Puppa, che immediatamente programmò una terapia del dolore (come già il mio medico di base aveva consigliato) e ci diede la sua piena reperibilità per tenerci in contatto giorno per giorno e seguire l’evoluzione della sintomatologia dolorosa. In quel periodo il dott. Della Puppa iniziò a parlarmi dell’ozono, e precisamente della GAE (grande autoemoinfusione); iniziai, un po’ al “buio”, a fare questa terapia, affiancata ad una cura farmacologica per limitare i dolori.

Presto si manifestarono i primi risultati. Facevo la GAE due volte a settimana e ricordo l’enorme gioia che provai alla terza seduta terapeutica, erano i primi giorni di gennaio, quando riuscii ad immergere, seppure ancora con dolore, il piede nell’acqua e le dita si mossero per la prima volta! Fu una grande emozione, ma soprattutto una risposta che confermava l’efficacia dell’ozono. Dopo il primo risultato, continuammo la terapia e i progressi divennero evidenti. Giorno per giorno si notavano dei miglioramenti, piccoli se presi singolarmente, ma eccezionali se considerati nel loro insieme. Dopo alcune sedute iniziai a poter tenere la calza, che prima non riuscivo a sopportare, e ogni giorno riuscivo a tenerla qualche minuto in più. I dolori erano ancora forti, ma con le terapie farmacologiche e la GAE la situazione stava migliorando. Tra la fine di febbraio e i primi di marzo iniziai a fare a meno della sedia a rotelle e affiancammo all’ozono la fisioterapia, che era ormai divenuta possibile nonostante i dolori fossero ancora presenti. Continuai a fare la grande auto emoinfusione e, intorno al 5 aprile, riuscii a mettere per la prima volta la scarpa.

L’emozione fu enorme per tutti: per me, il medico, i miei genitori…E a partire da quel momento, continuando sempre con le stesse cure, iniziai a muovere i primi passi con le stampelle. E ogni giorno c’erano dei piccoli miglioramenti…

Successivamente i dolori cominciarono a diventare più sopportabili. Nel mese di giugno iniziai a camminare con più facilità, prima con due e infine con una sola stampella. A luglio iniziai, per brevi tratti, a fare a meno delle

stampelle, e mi ricordo un sabato, quando mi presentai dal dott. Della Puppa senza stampelle e gli feci vedere che ero in grado di fare le scale. Fu una grande emozione! Una volta fatta la terapia mi sentivo in forza e, per due o tre giorni, stavo meglio anche per quanto riguarda il dolore. I primi tempi ho fatto la GAEI due volte a settimana, poi con i miglioramenti di maggio e di giugno, iniziammo a farla una volta a settimana, ottenendo sempre un buon risultato.

Attraverso l’elettromiografia, si giunse alla conclusione che ero affetta da una neuropatia provocata da un virus: più precisamente una lesione al nervo sciatico. Nel mese di agosto iniziammo a fare la GAEI ogni due settimane, continuando con la medesima terapia farmacologica. Ormai camminavo sempre meglio anche senza stampelle, ma soprattutto camminavo senza troppi dolori; usavo una sola stampella soltanto nei lunghi percorsi. Fra agosto e settembre modificammo ancora la ciclicità della GAE portandola a tre settimane. Restare senza GAE per periodi più lunghi mi faceva star male, i dolori aumentavano, mi sentivo stanca e affaticata. Così decidemmo di continuare la terapia.

Con il cambio di stagione (verso settembre 2015) ebbi una ricaduta, con sintomi dolorosi che tornarono a compromettere la mia mobilità: non era come l’anno precedente, ma dovevo comunque usare le stampelle e prendere una dose più alta di antidolorifici che, peraltro, non facevano molto effetto. Il dott. Della Puppa valutò la situazione e ricominciammo a fare la GAE una volta a settimana, a volte anche due; aumentando, al tempo stesso, gli antidolorifici e i farmaci per malattie neuropatiche. Ma tutto questo non portò a miglioramenti consistenti: non che l’ozono non funzionasse, non sarei mai potuta rimanere senza, non avrei resistito ai dolori, solo che ultimamente li attenuava di meno. Così iniziammo a parlare di un possibile intervento, un neurostimolatore midollare, che era veramente “l’ultima spiaggia”.

La sintomatologia dolorosa continuava a peggiorare, per cui il dottore fece un ultimo tentativo sperimentando un altro farmaco per malattie neuropatiche in aggiunta a tutto il resto, ma il beneficio risultò limitato. Decidemmo così di impiantare il neurostimolatore midollare. Il 3 novembre ho fatto il primo intervento e, appena uscita dalla sala operatoria, già stavo bene: il dolore era praticamente scomparso. Sono tornata a casa dall’ospedale senza stampelle, mentre vi ero arrivata tre giorni prima con molta fatica.

Il 17 novembre ho fatto il secondo intervento e sono stata in grado di togliere tutti gli antidolorifici che prendevo ininterrottamente da mesi. Il neurostimolatore mi ha permesso di vivere senza star male, ma anche l’ozono nel mio caso ha fatto veramente tanto. Tuttora faccio una GAE ogni tre settimane perché, pur non avendo più dolori, ne sento il bisogno: alla terza settimana mi sento stanca, affaticata, e facendo la terapia riprendo subito le forze.

I primi tempi, subito dopo la GAE, sentivo una sensazione di vuoto allo stomaco, non troppo fastidiosa, ma ricordo che dovevo mangiare e poi stavo bene; ora invece, quando la faccio, sto veramente molto bene subito, con una sensazione di forza e di benessere. Trovo questa terapia veramente eccezionale; nella mia malattia l’ozono mi ha aiutata parecchio. A tutt’oggi, sebbene non più essenziale per il dolore, mi aiuta a stare bene fisicamente. Posso dire perciò che l’ozonoterapia è una cura fantastica, che

consiglio a chiunque ne abbia bisogno. E devo anche ringraziare il dott. Della Puppa, che si è sempre prodigato al massimo per trovare una risposta e una cura adeguata.

Credo che questa esperienza mi abbia rafforzata parecchio, nella comprensione e nella fede: ho conosciuto a pieno il significato della sofferenza e ho imparato a capire le persone che soffrono. Non è facile comprendere queste persone fino a quando certe cose non si provano sulla propria pelle. E penso che questo abbia contribuito a farmi maturare.

About Redazione

Share this Entry

Sostieni ZENIT

Se questo articolo ti è piaciuto puoi aiutare ZENIT a crescere con una donazione