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Profughi / © ACN

ONU: la dignità al cuore della risposta ai profughi

Discorso di mons. Jurkovic in vista di un Patto Globale per i Rifugiati

“I valori espressi nella Carta delle Nazioni Unite, in particolare quelli legati al rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo e alla dignità e al valore della persona umana, devono essere al cuore della nostra risposta all’emergenza rifugiati e migranti.”

Lo ha affermato mons. Ivan Jurkovic all’inizio del suo discorso pronunciato ieri, lunedì 10 luglio 2017, davanti all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (ACNUR) a Ginevra, in Svizzera.

L’Osservatore Permanente della Santa Sede presso l’ONU e le altre Organizzazioni internazionali a Ginevra è intervenuto nella Discussione tematica 1 del Patto Globale per i Rifugiati, sul tema “Past and current burden- and responsibility-sharing arrangements”.

Il diplomatico vaticano ha ammesso di essere “consapevole” del fatto che essere solidali con “una porzione significativa” dell’umanità che soffre non avviene “senza sacrificio”.

Perciò — ha detto Jurkovic — le responsabilità e gli oneri vanno condivisi tra tutti i governi e membri della società civile in “un vero spirito di solidarietà”. “Abbiamo bisogno di azione globale ancorata in solidarietà”, ha spiegato.

“Un numero senza precedenti di 65,6 milioni di persone in tutto il mondo sono costrette ad abbandonare le loro case, e tra di loro quasi 22,5 milioni sono rifugiati”, ha ricordato il prelato sloveno.

Deve o dovrebbe essere — ha proseguito il rappresentante della Santa Sede — una “priorità costante” degli Stati di migliorare la cooperazione nella lotta contro i movimenti migratori irregolari e smantellare le reti criminali che hanno trasformato il fenomeno migratorio in un “business”, sfruttando la disperazione della gente e la loro volontà di cercare una vita migliore.

Senza l’impegno di tutte le parti in causa “una soluzione durevole, efficace e globale” non sarà possibile, ha avvertito Jurkovic, il quale ha sottolineato anche l’importanza di “un cambiamento di comportamento” nei Paesi di accoglienza, dove i rifugiati affrontano infatti “spesso diffidenza, sospetto, discriminazione, razzismo e mancanza di politiche chiare che ostacolano la loro accettazione”. (pdm)

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