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Omosessualità: qual è l’approccio della Chiesa?

Negli USA, un convegno estivo tratterà la delicata questione della pastorale diretta alle persone attratte dallo stesso sesso

Un imminente incontro si propone di aiutare tutti coloro che nella Chiesa sono interessati alla cura pastorale delle persone omosessuali.

Janet Smith, titolare della cattedra Father Michael J. McGivney</em> di bioetica al Seminario Maggiore del Sacro Cuore di Detroit, collabora all’organizzazione del convegno Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi. Accogliere ed accompagnare i nostri fratelli e le nostre sorelle con attrazione per lo stesso sesso [http://couragerc.org/michigan-conference-2015/], che si svolgerà il 10-12 agosto a Plymouth, Michigan.

ZENIT ha intervistato la professoressa Smith sul convegno e, più in generale, sulla recente decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti riguardo al “matrimonio” tra persone dello stesso sesso.

La conferenza, che avrà luogo a breve, si propone di affrontare due questioni difficili sollevate dai Lineamenta per il Sinodo di ottobre sulla famiglia. Quali sono i principi generali da evidenziare nella cura per le persone con tendenze omosessuali e le loro famiglie, alla luce del modo in cui i loro diritti sono proposti nella società?

Il convegno Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi. Accogliere ed accompagnare i nostri fratelli e le nostre sorelle con attrazione per lo stesso sesso, che si svolgerà il 10-12 agosto a Plymouth, Michigan, promosso dall’Arcidiocesi di Detroit e da Courage International, produrrà anche un libro con diversi saggi sull’argomento. Il testo Vivere la verità nella carità. Approcci pastorali su questioni omosessuali, che sarà pubblicato da Ignatius Press, suggerisce già dal titolo alcuni principi.

Sicuramente non dobbiamo isolare coloro che sperimentano attrazione per lo stesso sesso (ASS) e farli sentire come se fossero parte di un gruppo emarginato. Dal momento che è diventato “accettabile” “dichiararsi”, la maggior parte di noi è consapevole del fatto che alcuni dei nostri fratelli, figli, amici, colleghi di lavoro, genitori o maestri sperimentano ASS. Sono “noi”, nel senso che sono intima parte delle nostre relazioni affettive e vogliamo che continuino ad esserlo. Amarli significa rimanere in contatto con loro; significa voler sentire quello che sta succedendo loro; significa parlare cortesemente con loro e di loro; significa invitarli a eventi in cui si sentano accolti e amati. Significa non insultarli mai o parlare dell’ASS con disprezzo. Da parte mia, credo che le parole “sodomia” e “sodomita” dovrebbero essere mandate in pensione.

Dobbiamo però anche dire la verità sull’ASS a chi la sperimenta. Dobbiamo lavorare molto seriamente per trovare un modo non offensivo per condividere le nostre convinzioni cattoliche sull’ASS. Questo risulta più facile se abbiamo un rapporto amorevole con chi sperimenta un’ASS. Chi sa che ci preoccupiamo per lui è più disposto ad ascoltare quello che diciamo. Una verità che dovrebbe accompagnare sempre la riflessione è che tutti noi lottiamo con alcune difficili tentazioni e che gli “eterosessuali” non hanno alcun motivo per ritenersi superiori nei confronti di coloro che sperimentano un’ASS. Le peccaminose bravate sessuali delle persone eterosessuali, al giorno d’oggi, lasciano davvero poco spazio a chi vorrebbe ergersi a giudice di chi prova un’ASS.

Una verità che chi prova l’ASS deve comprendere è l’amore di Dio per lui e il Suo desiderio di essere in una relazione sponsale con lui, come il fatto che spesso possiamo accettare meglio noi stessi se siamo in grado di perdonare coloro che ci hanno fatto del male. Occorre ricordare, con delicatezza, che molte persone portano croci significative nella loro vita e che sperimentano il loro bisogno di rimanere casti ed eventualmente celibi, come una croce, ma questa croce è accompagnata da tante grazie e dall’opportunità di testimoniare Cristo.

La verità deve essere detta anche alle persone eterosessuali che pensano che l’amore per le persone con ASS consista nel non dire loro la verità. Sono troppo pochi coloro che sanno che tipo di vita vivono gli uomini che fanno sesso con uomini e le donne che fanno sesso con donne. Non sanno molto della promiscuità e del sesso anonimo praticato da molti uomini e della straziante monogamia seriale praticata da molte donne. Inoltre non sanno che la vita di molti ha dimostrato che coloro che vivono con l’ASS possono trovare una profonda pace e felicità vivendo secondo l’insegnamento della Chiesa, anche se, come per tutti noi, il percorso di una vita virtuosa può essere molto impegnativo.

I due volumi che raccoglieranno i saggi presentati alla conferenza, prenderanno in considerazione molti aspetti dell’omosessualità. Nell’introduzione al primo volume lei sottolinea che “non siamo del tutto ignari su come servire chi prova un’ASS, ma certamente abbiamo ancora molto da imparare”. Potrebbe farci qualche esempio?

Nel corso del tempo, l’umanità, così come la Chiesa, impara a conoscere meglio alcuni fenomeni. Ad esempio, una volta, le prostitute erano generalmente viste come donne malvagie che avevano fatto una riprovevole scelta di “carriera”. Ora sappiamo che i casi come questi sono pochi, anzi, la maggior parte di loro provengono da situazioni tragiche come l’abuso sessuale e la tossicodipendenza e alla fine non si sentono degne di altre relazioni. Anche se la Chiesa non ha cambiato la sua idea della prostituzione come peccato terribile, ha tuttavia cambiato il modo di vedere le prostitute.

La visione culturale e psicologica dell’omosessualità varia notevolmente, da perversione indicibile a malattia psicologica, fino ad un orientamento dono di Dio. Il Catechismo afferma che l’omosessualità non è una scelta; ma questo, naturalmente, non significa che è innata. Secondo l’opinione più aggiornata una persona sperimenterebbe l’ASS per una serie di fattori, come un difetto nell’identità di genere, un rapporto problematico con il genitore dello stesso sesso, interessi dissonanti rispetto al gruppo dei pari sesso, ecc. Purtroppo l’APA (Associazione Americana di Psicologia) e le leggi in molti stati degli USA sostengono che l’attrazione omosessuale non possa essere “riparata” e vietano agli psicologi di aiutare le persone con ASS che cercano aiuto. Questo ha indubbiamente ostacolato i progressi nel comprendere come aiutare le persone con ASS. Una manciata di psicologi coraggiosi, che si sforzano di fornire aiuto a coloro che lo cercano, hanno scoperto molte tecniche utili, spesso dirette a risolvere difficoltà diverse dall’ASS. Quanto più scopriamo sulle cause dell’ASS e impariamo nuove tecniche per aiutare coloro che vivono un’ASS, tanto più cambieranno i nostri approcci pastorali.

È molto importante rilevare anche come i giovani crescono subendo un indottrinamento che vuol far loro credere che l’omosessualità sia la stessa cosa dell’eterosessualità. Hanno familiari e amici che vivono un’ASS e sono diventati molto accoglienti nei loro confronti. Il fatto che non capiscano l’insegnamento della Chiesa e quindi non lo accettino è naturalmente un grave problema ma, quando finalmente prendono confidenza con l’insegnamento della Chiesa e lo accettano, i loro buoni rapporti con le persone con ASS, li mettono in grado di trovare modi positivi per relazionarsi con loro nella verità. Potrebbero essere in grado di dare lezioni a tutti noi.

Courage, un apostolato cattolico internazionale che accoglie pastoralmente le persone con ASS, è una delle più importanti iniziative volte a sostenere le persone con tendenze omosessuali, e sponsor del convegno. Quali sono i punti di forza e di debolezza di Courage?

Non ho particolare dimestichezza con il funzionamento di Courage sul campo. Lo conosco per lo più attraverso la sua letteratura ed i suoi principi, che mi sembrano davvero eccellenti. Ho sentito dire da molte persone come Courage sia stato determinante per consentirgli di vivere una vita casta nella ricerca della santità. Ho anche sentito dire che Courage non sarebbe per tutti. Credo che alcuni pensino che si focalizzi su di una forma di castità “forzata” e non s’impegni abbastanza contro il disprezzo di sé, di cui soffrono molte persone con ASS. Tuttavia non c’è nulla nella loro letteratura che possa sostenere tali affermazioni, ma ogni gruppo locale ha una sua identità e sono sicura che la qualità dei leader e il livello di impegno dei membri sia molto vario. So che c’è stata in passato una certa diffidenza nei confronti di Courage in alcune diocesi. Diffidenza che si è progressivamente dissipata, da quando sempre più vescovi riconoscono la saggezza dell’approccio di Courage. Attualmente Courage è molto richiesto e benvenuto, penso che l’organizzazione faccia fatica a rispondere a tutti ma questa è una sfida. So che accolgono volentieri feedback sul proprio operato, quindi spero che coloro che hanno critiche da fare, le condividano con Courage.

#LoveWins [L’amore vince] è stato l’hashtag che ha risposto alla sentenza della Corte Suprema del mese scorso, che definisce come un diritto costituzionale il “matrimonio” tra persone dello stesso sesso. Ha davvero vinto l’amore?

Neanche un po’. Mi viene in mente un canzone country che dice “cerco l’amore in tutti i posti sbagliati”. L’amore veramente complementare, l’amore sponsale che genera la vita è semplicemente impossibile in una relazione omosessuale. Ci saranno ancora più disillusioni e sofferenze emotive per le persone con ASS che proveranno il “matrimonio”. Questo significherà naturalmente più figli cresciuti da coppie dello stesso sesso, ai quali non sarà consentito di sperimentare l’importantissimo amore dei genitori di entrambi i sessi. Penso che l’hashtag corretto dovrebbe essere #bambinisconfitti.

Lei insegna in un seminario. Sulla base del suo lavoro con questi giovani che saranno i pastori della Chiesa nel prossimo decennio, come percepisce il compito che li attende per quanto riguarda aiutare la Chiesa a trasmettere il suo messaggio sulla dignità umana e sulla sessualità alla prossima generazione? Riusciremo a far comprendere ai giovani l’insegnamento della Chiesa sull’omosessualità?

Il compito è estremamente difficile. Generazioni di cattiva catechesi hanno derubato i giovani della sana formazione dei loro genitori. La buona notizia è che questi giovani sono fermamente convinti della verità della dottrina della Chiesa, hanno una profonda conoscenza delle fonti degli errori della cultura moderna e hanno cuori coraggiosi e generosi. Rispetto a quanto già fatto circa il modo di vita peccaminoso degli eterosessuali, c’è una enorme quantità di buon materiale ancora da elaborare; lo stiamo mettendo a punto per insegnare la verità sulla questione omosessuale. I film Il desiderio delle colline eterne e The Third Way hanno aperto gli occhi a molte persone, così come la serie di cinque video-catechesi, prodotte da Courage, sulla cura pastorale delle persone omosessuali.

Per seguire il convegno online: http://couragerc.org/michigan-conference-2015/

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