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Omaggio artistico ai sacerdoti

Un libro rende un tributo visivo al sacerdozio

di Elizabeth Lev*

ROMA, lunedì, 22 marzo 2010 (ZENIT.org).- Sono tempi difficili in cui essere un sacerdote cattolico. Tra i mezzi di comunicazione rabbiosi e i sempre più numerosi laici volubili, chi risponde davvero alla chiamata di Dio non lo sta facendo per la gloria temporale. L’attenzione incessante su pochi sacerdoti peccatori ha oscurato il continuo bene che la maggior parte compie nei suoi silenziosi ministeri: celebrare Messe, ascoltare confessioni e pregare per il proprio gregge.

Mercoledì scorso, nel maestoso Palazzo Ruspoli di Via del Corso a Roma, la straordinaria mecenate Liana Marabini ha dato una dimostrazione di amore e apprezzamento per i sacerdoti nella presentazione del libro The Priest; The Image of Christ Through Centuries of Art (“Il sacerdote; l’immagine di Cristo attraverso secoli d’arte”), dell’autore danese Steen Heidemann (il libro è pubblicato in inglese da Gracewing).

Il testo offre oltre 500 immagini di sacerdoti e del sacerdozio, alcune del primo periodo dell’arte cristiana, altre di grandi epoche della pittura, e un numero sorprendente di interessanti immagini contemporanee. Ciascuna di queste riproduzioni di alta qualità è accompagnata da una riflessione, un saggio scritto da un sacerdote.

“Volevo offrire un lavoro che sostenesse e mostrasse i sacerdoti del nostro mondo attuale”, ha detto Heidemann. Ispirato all’indizione dell’Anno Sacerdotale da parte di Papa Benedetto, che culminerà in un incontro, a giugno, dei sacerdoti di tutto il mondo, Heidemann ha utilizzato il linguaggio universale dell’arte, cercando opere di vari angoli del mondo, di ogni epoca, per sottolineare la dignità del sacerdote come alter Christus. Questo libro, pubblicato in sei lingue, è il dono del mondo dell’arte all’Anno Sacerdotale.

Oltre a tradurre e pubblicare le edizioni di questo vulme splendidamente illustrato, Liana Marabini ha anche pensato a una presentazione che sembrava un’orchestra, con l’Arcivescovo Raymond Burke, l’abate Michael John Zielinski e monsignor Gilles Wach che hanno condiviso riflessioni sul sacerdozio.

Ha moderato questi ecclesiastici simili ai tre tenori Andrea Tornielli, che ha sottolineato il lavoro quotidiano dei sacerdoti, spesso poco compreso. I presbiteri di parrocchia che aprono la chiesa, offrono i sacramenti e si prendono cura dei propri fedeli nel loro “ministero occulto” sono eroi anonimi.

Pur se dimenticati dalla stampa, interessata solo agli scandali, salvano anime e cambiano vite senza strombazzamenti o addirittura senza riconoscimento.

Se l’Arcivescovo Burke ha intonato un ritornello dolce ma costante sul carattere centrale dell’Eucaristia nella vita e nel ministero del sacerdote, offrendo una breve riflessione sulla vita del Curato d’Ars, monsignor Wach, superiore dell’Istituto Pontificio Cristo Re, ha fornito le percussioni con un colpo alla spiritualità New Age, segnalando che la spiritualità del sacerdote gira intorno al dare, come Cristo ha donato se stesso, a differenza del moderno assioma del prendere.

I pensieri appassionati e poetici dell’abate Zielinski sembravano un’Ode al Sacerdozio, quando ha riflettuto sul potere delle immagini. L’abate ha osservato che nella Scrittura dimenticare significa “cadere dal cuore di qualcuno”. La memoria mantenuta viva attraverso le immagini, rinnovata di generazione in generazione, ci esorta ad amare la figura del sacerdote, “che si insinua ovunque, in tempi ostili e tra le tormente”, per “rendere contemporaneo Gesù”.

Heidemann ha avuto un’idea geniale per rendere Gesù “contemporaneo”, cercando artisti di tutto il mondo ed esortandoli a realizzare nuovi dipinti di sacerdoti come immagine di Cristo. Nelle pagine del libro, queste interessanti opere si trovano accanto agli sforzi del Beato Angelico e di Raffaello. I dipinti, alcuni dei quali piuttosto sorprendenti, si basano sulle parole di Benedetto XVI, che ha raccomandato agli artisti di lavorare in continuità con il passato senza copiarlo.

La stampa secolare può dipingere un’immagine negativa, ma il libro di Heidemann ricorda che non c’è niente di più bello della Verità.

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* Elizabeth Lev è docente di Arte e Architettura Cristiane nel campus italiano della Duquesne University e nel programma di Studi Cattolici dell’Università San Tommaso. Può essere contattata all’indirizzo lizlev@zenit.org.

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