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Oltre le politiche familiari, intorno alle dimensioni individuali

Partendo dall’indagine Censis per riflettere sulle nuove frontiere

Mercoledì 1 ottobre è stata presentata a Roma l’indagine Censis – Fondazione  Ibsa “Diventare genitori oggi – Indagine sulla fertilità/infertilità in Italia” (1). Prendiamo a riferimento due passaggi, nella sintesi disponibile sul sito www.censis.it, che richiamano non solo agli elementi di contesto, come la crisi economica o le politiche di welfare, ma aspetti attinenti le scelte dei singoli.

Nel paragrafo La genitorialità come dimensione individuale si trova questa affermazione: “L’esperienza della genitorialità coinvolge dunque la stragrande maggioranza del campione ed è definita principalmente come un aspetto cruciale della realizzazione individuale. La dimensione di coppia, rispetto alla quale il figlio appare come un importante completamento, è meno richiamata, a fronte di un’attribuzione di significato in cui è la dimensione individuale, il significato assunto dal figlio rispetto a se stessi ed al proprio vissuto personale, a risultare evidentemente prevalente, pur con diverse sfumature. Decisamente sullo sfondo rimangono i significati che fanno riferimento alla dimensione sociale connessa all’avere figli”.

Nel paragrafo intitolato Il peso della dimensione economica sulla fertilità e l’insufficienza delle politiche pubbliche è invece espressa questa affermazione: “Il 35% degli intervistati nega invece la possibilità che la scelta di avere un figlio possa in qualche modo dipendere dalle politiche, affermando il valore della procreazione come scelta individuale e privata, e si tratta soprattutto dei più giovani che spesso non sono ancora genitori e sottolineano maggiormente la dimensione privata della opzione per la procreazione”.

Per una riflessione su questi aspetti si può partire dal libro “Avevamo la Luna” di Michele Mezza (2) che descrive come gli anni dal 1962 al 1964 siano stati per l’Italia una grande occasione mancata anche per tutta una serie di fattori storici contingenti. Sono gli stessi anni, peraltro, del grande boom demografico (di quella generazione che sta compiendo il cinquantennio di età) e delle vicende societarie di quella industria chiamata Olivetti che realizzò uno dei supporti tecnologici alle spedizioni spaziali americane.

Erano gli anni della fiducia nel futuro e della consapevolezza di potere migliorare le proprie condizioni di vita, rimanendo ancorati comunque ad un modello familiare consolidato da alcuni valori tradizionali. A distanza di tanto tempo, più o meno negli stessi giorni durante i quali si presenta questa indagine del Censis, un paese asiatico, l’India, manda su Marte un satellite utilizzando nel contempo processi tecnologici che non hanno imposto costi esorbitanti e l’indiano Kailash Satyarthi ottiene il Nobel per la pace per essersi battuto contro l’oppressione dei bambini (3).     

Le nuove frontiere, siano esse spaziali, geografiche o tecnologiche, pongono gli italiani di fronte a scelte radicali. E, allora, si tratterà di capire se una delle opzioni possibili sia quella di ripartire da quel 35% di giovani che affermano il valore della procreazione come scelta individuale e privata.

Perché anche, se non soprattutto, trovando al proprio interno le motivazioni profonde della genitorialità si possono superare le contingenze, per certi versi drammatiche, di questi anni. Ricominciare quindi a pensare alle sfide che il mondo moderno pone e, parimenti, sfidare il senso di una genitorialità il cui significato si esplicita rispetto a se stessi ed al proprio vissuto personale, quasi come una sorta di specchio.

In questi giorni si sta svolgendo a Roma uno scambio culturale tra una ventina di studenti di un liceo romano ed altrettanti di una scuola indiana (4) nel quale sono coinvolte anche le famiglie e dove, in questa nuova frontiera della internazionalizzazione, quella romana si configura come una dimensione collettiva di esperienze più lunghe e più individuali rispetto ai progetti della Fondazione Intercultura (5) e dell’Erasmus.

Ma non si può non pensare a come la proiezione internazionale dei propri figli non possa essere solo concepita come l’acquisizione di tecnicalità o come uno scambio di ospitalità, ma più in generale come il confronto sui valori fondanti che le nuove generazioni hanno il compito di interpretare, non solo in una dimensione qualitativa ma anche quantitativa, in maniera tale che la civiltà italiana si configuri non solo come archeologia ma come tecnologia.

*

NOTE

1) Per un primo approfondimento sull’Indagine è disponibile l’edizione di Zenit del 3 ottobre 2014.

2) Per un approfondimento sul libro è disponibile l’edizione di ZENIT del 19 luglio 2014. Per approfondimenti www.intercultura.it.

3) Sul tema dei rapporti Italia – India, il giornalista Danilo Taino, il 1 ottobre sul Corriere della Sera esprimeva la necessità per l’Italia, più di altri, di parlare di business con la potenza indiana.

4) Sono gli studenti del Liceo Classico “Luciano Manara” e del Rukmini Devi Public School di New Delhi e ricevuti mercoledì 8 ottobre dal Presidente della Camera Laura Boldrini. 

5) Sempre il 1 ottobre è stata presentata la ricerca realizzata dalla Fondazione Intercultura e della Fondazione Telecom Italia nella quale si evidenzia il netto incremento degli studenti all’estero con un programma di studi individuali.

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