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A scene from the comedy "Olio di gomito"

Rita Ricci

“Olio di gomito”: cinque casalinghe… per nulla disperate

Brillante ma anche commovente, la commedia di Maria Teresa Berardelli, dopo l’incoraggiante debutto romano, sarà presto in tour per l’Italia

A Carrozzerie not – luminoso loft postindustriale dotato di sala teatro nei pressi di Testaccio – è tutto esaurito, per Olio di gomito. Solo tre serate: 10, 11 e 12 dicembre, per apprezzare questo spettacolo tutto al femminile, che riflette sulla condizione delle casalinghe, sulle loro aspirazioni più recondite, sui diritti ancora negati.

Lo studio nasce da un’idea della drammaturga Maria Teresa Berardelli, che ha curato anche la regia della pièce e dalla libera interpretazione di un gruppo di attrici, che nel tempo libero si sono date anima e corpo al progetto.

Ne esce un quadro allegro, divertente, ma anche commovente e significativo su “quello che le donne non dicono”. Le attrici rappresentano tutte un “archetipo” regionale, con il proprio dialetto, le proprie idiosincrasie, la propria fisicità. Lena, l’aspirante show-girl marchigiana, di mestiere, badante; Betta, la modenese separata, ancora in attesa dell’ex-marito; Ina, la veneta, ex contadina, ma amante del mare; Lucrezia, mamma di professione, sempre tra una gravidanza e l’altra; e infine Anna Maria, la straniera venuta dall’est per realizzare il suo sogno di diventare ricca.

Lo spettacolo si articola in unico atto e racconta la vita di questo gruppo di amiche, tutte casalinghe di provincia, che si riuniscono per organizzare la festa annuale dello stabilimento di carne in scatola, dove lavorano i mariti. Attorno alla storia principale, ruotano altri intrecci, rivelatori della psicologia, dell’interiorità e delle frustrazioni di ciascuna. Incombe sulle tre donne, lo spettro della disoccupazione: i mariti rischiano il licenziamento e si aggrava il carico emotivo sulle spalle delle giovani casalinghe. Unica consolazione e unico svago per loro, le “somarelle tutte casa e chiesa” è il canto: nei momenti bui, intonano a cappella canzoni popolari, molto toccanti e intense. La bella la va al fosso, tratta dalle Canzoni Milanesi, una ninna nanna inedita di origine siciliana Bottu bottu e altri canti tradizionali veneti.

Un personaggio di rottura è la straniera: apparentemente scostante e inavvicinabile, nasconde invece un dolore mai sopito. Sarà proprio lei, rappresentante di un’altra cultura e con un altro approccio alla vita, a spronare le donne a riprendere in mano le fila della propria vita e la propria femminilità repressa.

Giovani e tutte bravissime le interpreti: Gioia Salvatori, Giulia Francia, Elisa Gallucci e Francesca Maria. Una menzione particolare merita Marcella Favilla, eccelsa nel ruolo di Lucrezia, tutta lacrime e svenimenti, ma anche, sorprendente per le sue singolari doti canore.

La pièce non terminerà così: presto saranno rese note nuove date, per fare il giro dell’Italia. Un modo nuovo di fare teatro, con tanta improvvisazione comica, ma un occhio rivolto al sociale.

 

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