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Siracusa, Duomo/Tempio di Atena / Wikimedia Commons - Sailko, CC BY-SA 3.0

Ognuno faccia qualcosa per edificare il Tempio del Signore!

Perché ciascuno di noi è stato chiamato a curare le cose di Dio

Ogni uomo è indaffarato nel costruire il suo futuro; la sua casa; la sua presenza sociale; le sue relazioni; il suo posto di lavoro, ma anche la sua famiglia, le sue amicizie più care; i suoi confort migliori. Non si ferma e non si arrende, al punto da combattere spesso fino all’inverosimile. Niente di sbagliato in tutto questo, se in molti momenti non si privasse di una priorità preminente che appartiene alla sua stessa struttura naturale e soprannaturale. Ognuno di noi, al di là se credente o non, è stato chiamato per dare il suo contributo alla costruzione della “Casa del Signore”.

Una investitura universale anche se ognuno, per quel che gli riguarda, rimane libero, nell’adottare questa verità, così come nei modi e nei tempi della sua attuazione. Se oggi i venti di guerra sono sempre più minacciosi; se una migrazione epocale ha inclinato la capacità di accoglienza e fraternità di molte nazioni; se i diritti non si fondano più sul valore ontologico e biologico della natura umana; se la vita stessa non è più un mistero, ma un calcolo del singolo; se la corruzione dilaga, nonostante importanti contromisure e il lavoro indefesso di integerrimi magistrati, significa che necessita rimboccarsi le maniche e dare lustro non solo alle proprie cose, ma soprattutto a quelle del Signore.

È questo il modo più esplicito per conquistare la benedizione del cielo. Non si tratta di una semplice operazione di diritto privato romano, sancita da un contratto fra due persone e ben definita dalla famosa locuzione latina “do ut des”. Fare le cose del Signore significa vivere in Lui, per Lui e con Lui, usufruendo delle sue grazie in quanto parte della sua natura e non per convenzione giuridica. La società odierna nel suo cammino di sviluppo non deve mai emulare il popolo del Signore fatto tornare dalla Babilonia, in una Gerusalemme sommersa dalle macerie.

Il profeta Aggeo, circa cinquecento anni prima di Cristo, a tal fine scriveva: Avete seminato molto, ma avete raccolto poco; avete mangiato, ma non da togliervi la fame; avete bevuto, ma non fino a inebriarvi; vi siete vestiti, ma non vi siete riscaldati; l’operaio ha avuto il salario, ma per metterlo in un sacchetto forato” (Ag. 1,6). Il messaggio è chiaro e attuale. Ogni progresso umano, pur eccezionale, se pensato e attuato fuori dalla grazia di Dio, non ha fondamenta solide per allargare e tutelare il perimetro ristretto del vero benessere comune.

Un cristiano che si priva della missione affidatagli per la costruzione della casa di Cristo, non fa altro che lavorare su sé stesso e sulle sue cose. Si ripete il “gemito” del profeta dinnanzi alle nuove macerie. Così dice il Signore degli eserciti: Riflettete bene al vostro comportamento! Salite sul monte, portate legname, ricostruite la mia casa. In essa mi compiacerò e manifesterò la mia gloria” (Ag. 1, 7-6). I profeti parlano per il loro popolo, per parlare all’uomo fino alla fine dei tempi. La voce di Dio è universale e immodificabile nella sua sapienza infinita.

Così il libro profetico di Esdra, come quello di Neemia, ci fanno capire che gli esseri umani vanno sempre accompagnati e guidati nel portare avanti ciò che è centrale nella propria vita per sé e per gli altri. È normale avere momenti di sconforto spirituale; di stanchezza nel lavoro materiale; di scoraggiamento; di ansia; di solitudine. Servono a questo punto persone forti, illuminate che sappiano intervenire appena all’orizzonte spunti la rassegnazione interiore ed esteriore. La ripartenza è così assicurata, ognuno per i suoi talenti e il suo vigore. Chiunque porterà il suo mattone, forse la sabbia o la calce.

Darà di sicuro le sue braccia e la sua mente e tutto andrà ad unirsi ad altri contributi confluiti da ogni parte. Sullo sfondo la Casa del Signore riprenderà quota; sarà innalzata per la sua gloria e di riflesso per la salvezza di un mondo privo di una sapiente bussola. Tutto può risorgere! Come è stato per Gerusalemme, così potrà essere per le nostre comunità.

”Allora dissi loro: “Voi vedete in che misera condizione ci troviamo; Gerusalemme è distrutta e le sue porte sono consumate dal fuoco! Venite, ricostruiamo le mura di Gerusalemme, e non saremo più nella vergogna!” (Neemia 1,17). Riflettere sulle verità tralasciateci dei profeti del passato non significa rinnegare la scienza attuale, ma dar vita ad un esercizio mentale e spirituale che apre porte a molti sconosciute. Varchi preziosi capaci di farci addentrare meglio nei meandri di una società spesso truccata e limitata da “valori”, non sempre pertinenti ai capisaldi universali dell’insegnamento cristiano.

“Dio non benedice se noi non Lo curiamo nelle sue cose!…”. Non bisogna perciò mai dimenticare, anche nell’era di internet e delle più avanzate tecnologie, che ognuno di noi è stato chiamato per curare le cose di Dio. In proposito giunge forte e paterno il messaggio che, proprio in questi giorni, è stato rivolto da un celebrante ai fedeli nella parte finale della sua omelia: “Allora coraggio! Da questa sera iniziamo! Ognuno secondo le sue possibilità; ognuno secondo le sue modalità; ognuno secondo la sua scienza, la sua professione, il suo ministero, però il Tempio di Dio va curato! Pensateci!”.

Chi volesse contattare l’autore può scrivere al seguente indirizzo email: egidiochiarella@gmail.com. Sito personale: www.egidiochiarella.it. Per seguire la sua rubrica su Tele Padre Pio: https://www.facebook.com/troppaterraepococielo

About Egidio Chiarella

Egidio Chiarella, pubblicista-giornalista, ha fatto parte dell'Ufficio Legislativo e rapporti con il Parlamento del Ministero dell'Istruzione, a Roma. E’ stato docente di ruolo di Lettere presso vari istituti secondari di I e II grado a Lamezia Terme (Calabria). Dal 1999 al 2010 è stato anche Consigliere della Regione Calabria. Ha conseguito la laurea in Materie Letterarie con una tesi sulla Storia delle Tradizioni popolari presso l’Università degli Studi di Messina (Sicilia). E’ autore del romanzo "La nuova primavera dei giovani" e del saggio “Sui Sentieri del vecchio Gesù”, nato su ZENIT e base ideale per incontri e dibattiti in ambienti laici e religiosi. L'ultimo suo lavoro editoriale si intitola "Luci di verità In rete" Editrice Tau - Analisi di tweet sapienziali del teologo mons. Costantino Di Bruno. Conduce su Tele Padre Pio la rubrica culturale - religiosa "Troppa terra e poco cielo".

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