Dona Adesso

Ogni problema ha una fine, ogni caduta ha un insegnamento, ogni galleria finisce con il sole…

Chi riesce a non farsi schiacciare dal presente, potrà riuscire, in futuro, ad aiutare altre persone a trovare varchi di forza

“Ho superato il livello di sopportazione. Ora basta. Sono sei anni che faccio la dialisi e non ne posso più. Ho trentadue anni, sto sempre male e vorrei farla finita. Lei può darmi un consiglio su come combattere a livello psichico questo problema? Le chiedo gentilmente di non rispondere come già tante volte mi sono sentito dire: prova uno psicologo, affidati alla preghiera o ai famigliari. Sicuro di un riscontro le porto anticipatamente i miei più sentiti ringraziamenti. Buona giornata”.

***

Lo so per esperienza personale: l’esasperazione non è quasi mai figlia del problema stesso, ma della sua durata nel tempo.

Una difficoltà che si protrae per anni, sfinisce. È come una goccia di dolore che rende perennemente intriso di tristezza il tuo spirito. Giorni, mesi, anni. Sfinente.

Pian piano non ne parli più con gli altri perché “senti” che, alla fine, si stancano di essere trascinati nel tuo mondo. Hanno finito le risposte e non sanno più cosa dire.

In famiglia non sempre si può raccontare “tutto”.

E Dio?

Beh, a volte sembra sul serio che Dio si sia dimenticato di noi.

C’è, ma solo per gli altri.

In questa “marea di angoscia”, l’idea di lasciarsi andare in quelle acque per mettere la parola “fine” ad ansie e dolore, è lì, a portata di mano.

Stamattina stavo pensando proprio a te mentre andavo a scuola. Non volevo scriverti cose… come dire… tinte di déjà-vu.

Poi, alla terza ora, con i ragazzi stavamo vedendo una scena del film “Patch Adams” ed ho avuto come un flash.

Patch è davanti ad un burrone e sta prendendo la decisione più importante della sua vita: farla finita oppure no.

Tutto il mondo gli è caduto addosso e la sua vecchia tentazione è ritornata.

Perché no?

Perché non farlo?

Lo aveva fatto suo padre, aveva già tentato lui stesso anni prima.

Perché non farlo?

E mentre osservavo la scena, tra me e me pensavo: “Come sarebbe stato il mondo se Patch Adams avesse deciso di suicidarsi? Se fosse fuggito via da questa terra?”.

Niente clown terapia, niente sorrisi sparsi nelle corsie degli ospedali, niente rivoluzioni nel modo di approcciarsi ai malati, niente cose belle piovuteci addosso grazie all’animo profondo, intelligente e sensibile di Patch.

E come sarebbe stato il mondo se mio nonno si fosse suicidato?

Niente padre, niente io, niente figli e niente di tutto quello che abbiamo fatto nella mia famiglia.

E se si fosse suicidato Michelangelo?

O Flaming, o la mia bravissima maestra elementare, o…

Quanto sarebbe stato diverso il mondo, senza loro…me…te?

Ci ho pensato tante volte quando non ne potevo più: “E se poi, dopo la mia “resa”, scoprissi tutte le belle cose che solo io avrei potuto fare e che, a causa proprio della mia “capitolazione”, mai più “saranno”?

E se poi scoprissi che è vero quel che ci dicono i grandi saggi?

E cioè che ogni problema ha una fine, ogni caduta ha un insegnamento ed ogni buia galleria finisce con il sole?

E se fosse vero che, nonostante la durezza della vita, possiamo permetterci di essere come terra che sogna, senza temere di illuderci?

E se fosse più reale della realtà stessa, l’esistenza di un contadino che irriga le nostre zolle con albe e segni, per farci arrivare vittoriosi, un giorno, all’ultimo “perché” sul senso della nostra vita?

Insomma, come mi disse una persona affaticata da anni difficilissimi: “Sono certo che ad ogni doglia segue una nascita, ogni notte oscura prepara un’illuminazione ed ogni crisi ci permette di elevarci al di sopra della superficie del mondo, per scorgere le cime inviolate agli sguardi di chi vive solo nella pianura”.

Davanti a me hai aperto un varco” (Salmo 31,9)

Verrà un giorno in cui, nel labirinto in cui vivi, si aprirà un varco inaspettato che ti indicherà il senso del tuo apparente non senso.

In quel momento tutta la paura incantata che ora ti avvolge, perderà potere su di te e tu potrai dire: “E pensare che pensavo di non farcela”.

Se tu riuscirai a non farti schiacciare da questo presente, è probabile che sarai proprio tu, nel futuro, a poter aiutare altre persone a trovare varchi di forza.

E ci riuscirai proprio perché sai cosa significa “non avere più la forza”.

“Le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza. I caratteri più solidi sono cosparsi di cicatrici” (Khalil Gibran).

***

[Tratto da www.intemirifugio.it]

 

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