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Ogni persona è “credente e cittadino”, non “credente o cittadino”

Il cardinale Jean-Louis Tauran insignito del Premio per la Pace assieme al musulmano Ekmeleddin İhsanoğlu e all’ebrea Yael Dayan

Ritrovare il Dialogo per la Convivenza pacifica è il titolo dell’VIII Edizione del Premio per la Pace. organizzato dalla Fondazione Ducci per la promozione del dialogo interreligioso, che si è tenuta mercoledì 25 marzo presso il Campidoglio.

Il riconoscimento, che ogni anno viene assegnato a personalità appartenenti a ciascuna delle tre principali religioni monoteiste, impegnate nel sostegno al dialogo tra le differenti culture, è stato conferito al prof. Ekmeleddin İhsanoğlu, Segretario Generale emerito dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica, al Cardinale Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, e  a Yael Dayan, politica e scrittrice israeliana.

 “Il dialogo con i credenti delle altre tradizioni religiose non è una strategia per acquisire fedeli, ma è un’esigenza della nostra fede”, ha affermato il cardinale Tauran riguardo all’impegno nel dialogo ecumenico e interreligioso portato avanti nella Chiesa a partire dal Concilio Vaticano II.

Il porporato ha poi aggiunto: “Il dialogo interreligioso nasce dal rispetto sincero dell’altro, dall’accettazione dell’altro come portatore e testimone di quella ricerca di senso che apre l’uomo all’assoluto, e nel quale egli riconosce la sua origine e il fine di se stesso e di tutti gli altri uomini”.

Nel suo discorso il cardinale ha sottolineato, quale elemento alla base di un confronto proficuo, un’equilibrata educazione e formazione scolastica, che cerchi di orientare “verso una conoscenza oggettiva della religione dell’altro”, poiché, si sa, è ‘l’ignoranza che genera la paura’, e la paura è madre dell’odio. Occorre inoltre rendere il dialogo meno frutto di ragionamenti d’élite, e più vicino al quotidiano dei credenti, poiché “noi dialoghiamo con persone che vivono le stesse nostre problematiche, speranze e delusioni: è il cosiddetto “dialogo della vita”.

I contrasti che da sempre hanno movimentato le relazioni tra cristiani e musulmani e i sanguinosi eventi che continuano a segnare questi giorni dovrebbero costituire un maggiore stimolo di dialogo. “Se realizziamo una riconciliazione storica” tra cristiani e musulmani “questo aiuterà a rendere più semplici le relazioni, le tensioni tra i nostri popoli”, ha dichiarato Ihasnoglu, auspicando una riconciliazione simile a quella che si ebbe tra cristiani ed ebrei a partire dagli anni ’60, e della quale Pio XI, nel 1938 allo scoccare del secondo conflitto mondiale, diede un anticipo profetico con una storica frase: «Noi siamo spiritualmente dei semiti». 

Inoltre occorre considerare le risposte di cui la società secolarizzata di oggi ha disperatamente bisogno per superare l’aridità di senso in cui ognuno di noi sembra annegare ogniqualvolta emerga il mancato soddisfacimento delle aspettative economiche: “La testimonianza di credenti coerenti in una società secolarizzata è di grande valore. La loro presenza e partecipazione al dialogo pubblico ricordano che l’uomo non vive solo di pane”, ha concluso il cardinale: proprio per questo valore aggiunto offerto dai credenti, attraverso il loro patrimonio spirituale e di ricerca di fraternità, “i governi non devono temere i credenti, perché ogni persona è credente e cittadino, non credente o cittadino!”.

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