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Ogni cuore irrequieto cerca la strada di casa

Ci sono cinque cose da fare per guarire dalle ferite dell’anima: 1) affrontare il problema; 2) cercare una persona amica che ci aiuti; 3) perdonare chi ci ha feriti; 4) cercare persone che hanno bisogno di noi; 5) concentrarsi sulla Persona che ci può guarire

“Sono anni che cerco di guarire le mie ferite. Ho pregato e prego ancora. A volte riesco a dimenticare… Ogni tanto e in modo impresto e subdolo, affiorano i dolori sopiti. Oggi è un giorno di quelli, mi sento sola, non mi fido di nessuno, non amo la vita e non amo neanche tutto quello che mi ha dato. È un peccato gravissimo quello che ho appena descritto ma oggi è così. Ho fede ma credo non basti in questi momenti. So che forse domani sarà migliore e diverso, ma per oggi è così…”.

Carissima Emanuela, non so se ti è mai capitato di vedere le prime sequenze del film Patch Adams. Tutto è molto triste e grigio. Il cielo, l’asfalto, gli occhi del protagonista e la musica di sottofondo. La depressione di Patch ti entra nelle ossa.

Lui sta malinconicamente accettando la sua scelta obbligata: ricoverarsi in un ospedale psichiatrico, per non morire di suicidio. È deciso ad affrontare quella sua angoscia quotidiana e vincerla. Non ne può più.

In questa scena tristissima, Patch ha un guizzo di lucida verità che sbuca tra tanta confusa tristezza e dice: Per tutti la vita è come un ritorno a casa: commessi viaggiatori, segretari, minatori, agricoltori, mangiatori di spade, per tutti… tutti i cuori irrequieti del mondo cercano tutti la strada di casa. È difficile descrivere cosa provassi allora… immaginatevi di camminare in un turbine di neve senza neppure accorgervi di camminare in tondo: la pesantezza delle gambe nei cumuli, le vostre grida che scompaiono nel vento con la sensazione di essere piccoli… e immensamente lontani da casa. Casa, il dizionario la definisce sia come un luogo di origine sia come uno scopo o una destinazione… e la bufera, la bufera era tutta nella mia mente…”.

Quando abbiamo la bufera nella mente, ci sentiamo enormemente lontani da casa e ci scagliamo addosso tutti i cilici di questo mondo.

Schiacciati dall’amarezza, doloranti e deboli, ci sentiamo falliti, soli ed incapaci di reagire come dovremmo.

E come se non fosse già sufficiente tutta questa mole di sofferenza, vi aggiungiamo anche un altro enorme dolore: sentirci abbandonati da Dio perché traditori della vita.

Lo sguardo severo che abbiamo su di noi lo proiettiamo anche su Dio, aggiungendo dolore a dolore.

Nella nostra mente avanza la bufera spirituale, con ondate di pensieri auto-distruttivi: “Neanche Lui mi ama. Sono la sua delusione. Dovrei apprezzare la vita ed invece… Dovrei essere vicina agli altri ed invece… Dovrei ringraziarLo per quello che ho ed invece…”.

Quell’invece è come un binocolo che ingigantisce e focalizza lo sguardo solo sulla nostra negatività. È per questo che del tuo scritto mi è rimasta impressa questa frase: “È un peccato gravissimo quello che ho appena descritto, ma oggi è così”. “Un peccato gravissimo”. Allora sono tornata indietro per rileggere ciò che avevi “descritto” e invece che “peccati”, io ho letto la descrizione di un cuore dolorante. Se l’ho letto io, figurati Dio!

Per fortuna il Signore dell’Universo ci ha regalato i poeti (quelli che amano giocare con l’invisibile), i lottatori (i cristiani li chiamano santi), l’intelligenza (con la medicina, la psicoterapia e tutto quel che ci aiuta a vivere meglio) e la Bibbia (per il nostro cammino spirituale): quattro doni per ridare ossigeno al nostro spirito e farci ritrovare la strada di casa. “Tutta la vita è come un ritorno a casa”, diceva Patch Adams. Ed in effetti, se ci pensiamo bene, è questo lo scopo della nostra vita: “ritornare a casa” ad essere felici e protetti tra persone che ci amano e che amiamo.

Ogni vacanza che organizziamo, ogni festa che celebriamo, ogni cammino che intraprendiamo… ha questo scopo: ritornare a casa per sentirci abbracciati dagli altri, dalla vita e da Dio.

Dal punto di vista spirituale, c’è un altro ritorno a casa: sentirci perdonati. Quando soffriamo, infatti, riusciamo a farci ancora più del male. Ci chiudiamo in noi stessi, ergiamo dei muri, diamo spazio al pessimismo, ci sentiamo creature riuscite male, tagliamo i ponti con Dio fissando lo sguardo sul nostro peccato… e la solitudine ci divora, anche se stiamo in mezzo agli altri. È come avere le costole rotte; nessuno se ne accorge, ma stai male ogni volta che respiri.

Ieri pomeriggio una mia amica mi ha detto: “Sai Cri, sto facendo un corso di analisi transazionale ed ho conosciuto una persona fantastica. Io la considero una santa ma lei neanche se ne rende conto. E’ di un’intelligenza e di una semplicità pazzesca. Un giorno l’ho provocata e le ho detto – scusa, ma tu come fai ad essere sempre così brava e serena…Gesù…Gesù… possibile che solo a me capita di non farcela più in certi momenti?”.

Io aspettavo di sapere quale fosse stata la risposta di questa ragazza. “Sai che mi ha risposto? Mi ha detto: Scusami, lo so che posso sembrare un’ingenua, ma io quando non ce la faccio più entro in una chiesetta e mi metto in un angoletto il più vicino possibile a Lui, mi inchino per sentirmi abbracciata e Gli dico “Io non ce la faccio più. Per piacere, mi aiuti? Io non ci riesco proprio in questa cosa” e Lui mai mi ha lasciata sola –”

Allora è vero. È vero che vale la pena farlo. È vero che vale la pena parlare con Dio per ritrovare la strada di casa.

Dicono che bisogna fare almeno cinque cose, per guarire un cuore ferito:

1) affrontare il problema;

2) cercare una persona amica che ci aiuti;

3) perdonare chi ci ha feriti così profondamente;

4) cercare delle persone che hanno bisogno di noi;

5) concentrarsi sulla Persona che ci può guarire;

E se il tuo cuore ti dice che tu sei un fallito, ricordati sempre che “anche se il nostro cuore ci condanna, Dio è più grande del nostro cuore. Egli conosce ogni cosa” (1Gv 3,20).

Che dici? Iniziamo? Oggi… e poi domani…e poi dopodomani…a piccoli passi.

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[Fonte: www.intemirifugio.it]

 

 

 

 

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