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Non sono venuto da me stesso

Meditazione quotidiana sulla Parola di Dio — Gv 7,1-2.10.25-30

Lettura

Il Vangelo odierno riporta parte del discorso tenuto da Gesù presso il tempio di Gerusalemme nei primi giorni della festa delle Capanne. Siamo nell’autunno del 29. Per la festa, nella quale si ringrazia Dio per l’ultimo raccolto dell’anno, è usanza allestire delle capanne per ricordare i quarant’anni trascorsi dal popolo di Israele nel deserto. Gesù «parla liberamente» della sua identità e della sua missione e incrementa così quell’ostilità che già era sorta nei suoi confronti. L’evangelista Giovanni constata infatti chiaramente che «i Giudei cercavano di ucciderlo».

Meditazione

Nella quarta e nella quinta settimana di Quaresima la liturgia ci propone quei passi dal Vangelo di Giovanni che, da una parte, contengono le auto-rivelazioni di Gesù e, dall’altra, descrivono la crescita del fronte a lui ostile, quasi per accompagnarci al Venerdì Santo, quando giunge finalmente «la sua ora». Il suo destino è quello profetizzato nella prima lettura: «Tendiamo inside al giusto, che ci rimprovera le colpe contro la legge e ci rinfaccia le trasgressioni contro l’educazione ricevuta». «Costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia». Sono le voci che circolano a Gerusalemme durante i giorni della festa, alla quale anche Gesù partecipa insieme ai suoi fratelli. Per fratelli si deve intendere i parenti, che così erano chiamati in aramaico; oppure si deve intendere i discepoli, che così vengono chiamati dopo la risurrezione di Gesù. Secondo le credenze popolari, il Messia sarebbe comparso al momento opportuno e la sua origine terrena sarebbe rimasta sconosciuta. E siccome si sa che Gesù proviene da Nazaret, vengono deluse tutte le aspettative nei suoi confronti. Anche oggi molti guardano a Gesù solo come a un maestro, dalla parola schietta e saggia, ma non come a colui che «fu crocifisso per noi», come proclamiamo nel Credo. Per far tacere quelle voci Gesù dichiara apertamente di venire da Dio, di essere stato inviato da lui: «Io non sono venuto da me stesso. Lui mi ha mandato». Addirittura Gesù accusa le autorità religiose ebraiche di non conoscere Dio; proprio loro, che si vantano dell’elezione, della legge, del tempio. Chi non conosce il vero volto di Dio non può riconoscere Cristo come il suo inviato. Vale anche il contrario: «Chi ha visto me, ha visto il Padre», dirà Gesù a Filippo.

Preghiera

Signore, molte volte mi trovo a non riconoscere l’origine della voce che mi parla. Aiutami a vivere ogni incontro come un’opportunità per provare la mia fede e per rafforzare la speranza; non lasciare che io sia accecato da un facile e sterile giudizio, sapendo che la tua parola va oltre l’umana conoscenza.

Agire

Cosciente che non sono venuto da me stesso, abito la stessa via dei miei fratelli con quella sincera libertà che porta a esclamare l’amore di Dio.

Meditazione a cura di mons. Andrea Bruno Mazzocato, arcivescovo di Udine, tratta dal mensile “Messa Meditazione”, per gentile concessione di Edizioni ART. Per abbonamenti info@edizioniart.it

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