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“Non si cambia il diritto di famiglia a colpi di decreti e di fiducia”

Belletti, presidente del Forum delle associazioni familiari, interviene sull’esame da parte della politica delle parti della riforma della giustizia civile dedicate al divorzio

La famiglia è fondamento della società e come tale va trattata “quando è in salute e quando affronta la malattia”. Partendo da questa opinione, Francesco Belletti, presidente del Forum delle associazioni familiari, ritiene dunque “positivo che la politica abbia dedicato tempo e lavoro per esaminare le parti della riforma della giustizia civile dedicate al divorzio (che pure ha ben poco a che vedere con la riduzione dei tempi di attesa)”.

Il presidente del Forum aggiunge: “Abbiamo trovato positivo soprattutto che siano state accolte le modifiche richieste dalla società civile all’articolo 6 introducendo nuovamente il controllo giudiziario e riaffermando il valore della conciliazione, della mediazione familiare e del diritto dei minori alla bigenitorialità”.

Non mancato tuttavia delle critiche. “Il dibattito parlamentare avrebbe sicuramente corretto altre storture come quelle contenute nell’articolo 12 – afferma Belletti -. Il repentino ricorso al voto di fiducia ha invece stroncato ogni ulteriore riflessione. Non si può affrontare la riforma del diritto di famiglia a colpi di decreto legge o di fiducia. Il divorzio crea già abbastanza dolore e sofferenza senza che si aggiungano i danni della superficialità e della fretta”.

L’articolo 12 prevede che sarà il Sindaco a raccogliere la volontà dei coniugi di separarsi, “senza avere strumenti e capacità di verifica e di mediazione e con l’unica foglia di fico di una pausa di un mese prima di sancire la fine del matrimonio”, commenta Belletti. Secondo il quale “inibire il controllo della magistratura e di conseguenza la tutela delle parti deboli scopre il fianco alle degenerazioni dell’istituto”.

Inoltre – osserva Belletti – “le procedure dell’articolo 12 contraddicono il principio della conciliazione e della mediazione ed espongono la coppia al rischio di successivi ricorsi giudiziari, ingolfando nuovamente la macchina della giustizia. Si sacrifica così la dignità del matrimonio alla privatizzazione dei legami familiari”.

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