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“Non lasciamoci rubare l’amore per la scuola!”

Il tema educativo al centro di un dibattito a Brescia, tra vescovo, insegnanti, giornalisti e cittadini

La chiesa per la scuola. Esperienze in dialogo è il tema dell’incontro tra il Vescovo di Brescia, mons. Luciano Monari, e il mondo della scuola dell’est bresciano, promosso 14 aprile scorso dall’Ufficio per l’Educazione la Scuola e l’Università-ESU della Diocesi di Brescia.

È il terzo incontro del genere che si svolge nel territorio bresciano a partire dal 2014 in seguito all’incontro che papa Francesco fece a Roma il 10 maggio 2014, La Chiesa per la scuola. “Quel «per» era ed è indice di un modo preciso di relazionarsi della comunità cristiana con il mondo della scuola: non «contro», non «a fianco»… ma «per», «a servizio di»”, spiega don Raffaele Maiolini, direttore dell’Ufficio per l’Educazione la Scuola e l’Università della Diocesi di Brescia.

“Quell’invito è stato raccolto della nostra Diocesi attraverso diversi modi tra cui l’incontro con il territorio e i singoli mondi scolastici che abitano la nostra Provincia”, continua Maiolini.

Il primo incontro fu fatto a Palazzolo per la Franciacorta, il secondo a Darfo per la Valle Camonica, il terzo, appunto, è stato al Teatro Corallo di Villanuova sul Clisi per la zona da Botticino a Salò.

Il risultato è positivo, secondo Davide Guarneri, responsabile della pastorale per la Scuola dell’Ufficio ESU, perché “questi incontri mettono in movimento. Le persone si incontrano”.

Destinatari dell’incontro precisa Guarneri “sono tutte le scuole statali e paritarie (dirigenti, genitori, insegnanti, studenti delle superiori), le comunità civili e le comunità cristiane”, per porre “attenzione alle tematiche educative, al dialogo fra il territorio e la scuola, all’accompagnamento di coloro che operano concretamente nel campo scolastico”.

“Il Vescovo intende ascoltare i protagonisti dell’educazione e della scuola, esprimendo poi, con le sue parole, il desiderio della comunità cristiana di impegnarsi per la scuola”, si legge nell’invito e così è stato.

“Che cosa può fare la chiesa per la scuola?”: con questo interrogativo di Guarneri si è aperto l’evento. “Intorno ai nostri figli, famiglia, scuola, parrocchia, amministrazioni sicuramente possono incontrarsi”, ha continuato Guarneri, passando la parola alla moderatrice Nunzia Vallini, direttore del Giornale di Brescia. “Questo pomeriggio vuole essere un inno alla vita cominciando dalla scuola”: così la Vallini ha aperto l’incontro che è stato un dialogo vivace, ricco, un’intervista al Vescovo a partire dai cinque interventi rappresentativi del mondo della scuola e della istituzioni (il Sindaco di Villanuova, Michele Zanardi, il parroco di Rezzato, don Angelo Gelmini, il vicesindaco di Villanuova, Caterina Fusi, i genitori Elena ed Alessandro, l’insegnante Renato Cobelli).

Per Monari, la scuola è il viso delle persone che ha incontrato, alunni, insegnanti… ma anche la memoria delle fatiche: “per me la 4a ginnasio è stata una fatica cane!”, ammette il Vescovo.

La scuola è patrimonio di tutti per Zanardi, che ha invitato le varie realtà a lavorare in sinergia per proteggerla e promuoverla. Don Gelmini ha sottolineato che “per visitare la speranza di un paese è necessario incontrare la scuola”. Caterina Fusi ha richiamato la centralità della famiglia nell’educazione e quindi l’importanza del patto di corresponsabilità con i genitori.

La “collaborazione tra famiglia e scuola è necessaria”, ha continuato i Vescovo, perché “noi riceviamo un patrimonio – codice genetico e codice culturale – alla nascita che ci permette di vivere”. È un patrimonio di conoscenze che “riceviamo quasi gratis dalle generazioni che ci hanno preceduto”. “Se viene meno questo legame si fallisce, perché il 99% di ciò che sappiamo ci viene dagli altri”, spiega Monari. “Riconoscere questo intreccio tra ricevere e donare, ascoltare e parlare”, è necessario.

“Ognuno di noi vive bene solo sulla base di un patrimonio che riceve dalla famiglia, dalla scuola, dalla società”, per questo “considerare inutile la memoria, il passato, che è un errore gravissimo”, dice Monari, secondo cui la società di oggi rischia proprio questo.

“In questa trasmissione di conoscenza la famiglia e la scuola hanno importanza fondamentale – chiarisce il vescovo -.  La famiglia trasmette la sapienza familiare come sapienza essenziale per vivere”, che è un presupposto necessario per la scuola.

“È possibile vivere la scuola dell’amore?”, ha chiesto la Vallini, riprendendo il contributo di Elena Pellegrini che, citando Mario Rigoni Stern, ha affermato che “non c’è sfida più bella che quella di non perdere nessuno per strada”.

Non solo, “è possibile, ma doveroso”, secondo Luciano Monari. “L’esperienza dell’amore spinge a conoscere; se manca, diventa molto difficile l’apprendimento, conoscere le cose e gli altri” sottolinea Monari.

Senza l’esperienza dell’amore-conoscenza ci si ripiega inevitabilmente su se stessi. “La conoscenza non è solo un’esperienza intellettiva ma del cuore”, spiega il Vescovo.

“Per avere un’esperienza attiva della conoscenza, è necessario il cammino dell’amore che sta alla radice della conoscenza umana, altrimenti la conoscenza inaridisce”, continua Monari.

Secondo Cobelli, il “solo modo per aiutare la società in crisi è prendersi cura delle generazioni che vengono”.

Come? Bisogna arrivare al cuore della persona secondo il vescovo. Il cuore non è solo la sede dei sentimenti, ma dei pensieri, delle decisioni libere, il centro della persona. Cor ad cor loquitur, come recita il motto vescovile del cardinale Henry Newman, spiega Monari: “Se vuoi arrivare il cuore dell’altro devi metterci il tuo”.

In conclusione, Monari riprende un tema a lui caro, quello dei vari tipi di maturazione dell’uomo che accompagnano continuamente l’uomo: la maturazione fisica, la maturazione intellettuale, la maturazione etica, quella spirituale e quella affettiva.

Famiglia e scuola collaborano per giungere a tutti questi tipi di maturazione. Se “la maturazione intellettuale è fondamentale perché diventi possibile la convivenza umana, il dialogo e il confronto con gli altri”, quella etica significa “imparare a distinguere il bene dal male”, tenendo presente che “il bene non è mai solo individuale, ma è anche sociale”.

La maturazione spirituale significa imparare che Dio è Dio, che è così, e non è quello che esaudisce i miei desideri. “È una fatica grossa”, come quella di Giobbe, avverte Monari, significa “passare da servirsi di Dio a servire Dio”.

“Arte, letteratura, storia sono pieni di riferimenti religiosi, anche se talvolta si fa finta che non ci siano”, evidenzia il vescovo.

“La dimensione della maturità affettiva ed emotiva”, che aiuta ad avere un corretto rapporto con Dio, viene data dalla famiglia.

Famiglia e scuola collaborano per fare arrivare a tutti questi tipi di maturazione che permettono all’uomo di vivere nella dimensione della speranza, necessaria, perché “quando viene meno, l’uomo perde la voglia di vivere, appassisce”. conclude Luciano Monari.

Quindi, chiude la Vallini, “non lasciamoci rubare l’amore per la scuola!”.

 

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